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Antonio de Curtis

Totò, il Carosello perduto: solito ignoto profana documento storico

Una testimonianza persa per sempre. Un ladro che ha rubato molto di più di quanto potesse immaginare

Quando si parla di Carosello è implicito che ci sia, per quelli della nostra generazione, un po’ di nostalgia.

Antonio de Curtis
Totò e il carosello perduto – Boomerissimo.it

Lo diciamo spesso e volentieri, il passato non è bello in quanto i periodi erano migliori, ma semplicemente perché eravamo più giovani e con le speranze ancora intatte.

Gli italiani del Carosello

Quali Italiani guardavano Carosello? Beh, in realtà un po’ tutti. Quando la scelta era scarsa, il momento di alleggerimento prima di una grigia (anche per via del bianco e nero) tribuna politica, o dello sceneggiato strappalacrime era  ben gradito a tutti. C’era chi, anche se ne denigrava i contenuti e gli obiettivi, coglieva l’occasione per gettarsi in asperrime polemiche con altri membri del consesso familiare. Nel frattempo, noi bimbi guardavamo.

Come ebbe modo di dire Enzo Biagi:

“Carosello ha educato i nostri figli. E’ stato (…) una pausa nell’angoscia quotidiana. Mostrava un mondo che non esiste, un’italiano fantastico, straordinario, alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi e di qualcosa che lo digestimolasse, puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi.”

E aveva ancora ragione quando affermava che Carosello aveva aperto la porta ad uno stile di vita più veloce, in cui anche i dolori/disturbi più antipatici ed innominabili venivano sanati nel breve spazio di un codino.

Certo, le regole della televisione di Stato erano ferree, soprattutto in materia di decenza e buon costume. Certe parole non si potevano dire, il che limitava (o amplificava?) la creatività di chi doveva inventare scenette e coniare slogan.

Grandi attori per grandi cachet

Lontani dall’essere schizzinosi erano attori, registi e maestranze che dalla pubblicità dei tempi belli hanno ricavato uno stile di vita di maggior tenore. Diventare il protagonista di una serie di Caroselli significava raggiungere una buona tranquillità economica. Invece di aspettare scritture che non arrivavano e/o girare l’Italia dei teatri in vagoni scomodi e lenti, gli attori potevano decidere cosa fare della loro arte dopo aver messo in pari i conti.

Vittorio Gassman
Gassman e il carosello (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

All’appello manca praticamente nessuno: Gassman, Gino Cervi, Sandra Mondaini, Mike Bongiorno, Virna Lisi, Frank Sinatra, solo per fare qualche nome a memoria.

Anche il principe della risata, Totò, si convertì al carosello girando una serie per la Star. Anzi in realtà le serie sarebbero dovute essere due, ma una è andata persa. Rubata.

Doppio brodo, serie unica

Nel 1966 il principe fu convinto a girare la serie per un famoso “doppio brodo” dal direttore della fotografia, Giuseppe Caracciolo, che era suo parente alla lontana. Furono girati nove episodi per la regia di Luciano Emmer. Emmer, già regista cinematografico, era anche l’inventore della primissima sigla di Carosello. Di quei nove episodi ne resta soltanto uno, che forse non è un gran che, dal titolo Il cassiere. Era un Totò che aveva molti problemi di salute oltre alla quasi cecità.

Il carosello di Totò – Boomerissimo.it

La ditta diede il suo assenso per una seconda serie da girare sempre con Totò, del resto avere lui in un Carosello era un successo assicurato, considerando la popolarità del personaggio.

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La seconda serie prevedeva un cambio di regista da Emmer a Giuliano Biagetti.

Il regista ha raccontato di aver scritto le sceneggiature con Totò nella sua casa ai Parioli.  Con il materiale pronto cominciarono a girare, ovviamente non poteva mancare la spalla storica di Totò, Mario Castellani.  

Una mattina, stranamente Totò non arrivò puntuale sul set, anzi non arrivò mai. Era morto quella notte.

In un mondo intessuto di pudori e rispetto, i sei episodi fino ad allora girati non furono mai mandati in onda. Restarono per anni tra i materiali privati di Biagetti che conservava tutto con cura in un magazzino. Un magazzino che fu violato da un volgare ladro. Tutto perduto. Probabilmente il malvivente non ha mai saputo di aver distrutto un autentico tesoro, le ultime apparizioni del Principe della risata.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it ® 

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