Prima di diventare un classico, Bianco, Rosso e Verdone è stato un azzardo pieno di incertezze, con un elemento che sembrava troppo fastidioso per funzionare davvero
Quello che più temono gli autori che lavorano con l’ingegno non è l’opera prima, ma la seconda. L’esordio è privo di aspettative, ci si prepara con i propri tempi e quando finalmente si decide di pubblicare libro, film o canzone che sia, è tutto grasso che cola. Ci si gode il successo, si firmano autografi e contratti e cresce l’ansia.

Possiamo citare grandi capolavori che non hanno avuto degno seguito. Orson Welles non ha saputo replicare la grandezza di Quarto Potere, Harper Lee dopo le vette raggiunte con Il buio oltre la siepe non ha più pubblicato qualcosa che ci si avvicinasse. Lo stesso può dirsi, nel nostro cortile italiano, per Marcello D’Orta. Dopo Io speriamo che me la cavo, è sparito dall’orizzonte letterario.
Opera seconda
Lo stesso Carlo Verdone all’indomani del successo di Un sacco bello con il quale portò a casa un David Speciale ai David di Donatello, un Globo d’oro al miglior attore rivelazione e un Nastro d’argento al migliore attore esordiente ai Nastri d’argento si trovò nella difficile posizione di dover assolutamente fare il bis.
La scrittura della sceneggiatura di quello che sarebbe diventato Bianco, rosso e Verdone fu lunga e faticosa. Lo stesso Verdone ha raccontato che con Benvenuti e De Bernardi “scrivevano e cestinavano” senza riuscire per lungo tempo a trovare la via definitiva. Aveva il terrore di bruciarsi la carriera appena iniziata. Produttore esecutivo del film era Sergio Leone, il quale non si fidava completamente del suo pupillo. In fin dei conti era giovane e con poca esperienza. Per non sembrare troppo pressante, non si faceva vedere sul set, ma pretendeva che il fratello di Carlo, Luca, gli facesse un report dettagliato e quotidiano su come procedeva il lavoro. A causa dei tentennamenti del giovane regista, il film venne girato in autunno. Uno dei problemi fu proprio il tempo. Ambientato in piena estate, con code in autostrada arroventate e sudore a fiumi, fu costretto a girare in abbigliamento estivo anche se le temperature non erano poi così miti.
Verdone ha raccontato che per la famosa scena dell’incidente in galleria, (uscita Assergi, autostrada Roma-L’Aquila), si girò con una temperatura di circa 5 gradi. Il giorno dopo quasi tutta la troupe si ritrovò con la febbre, tranne Mario Brega. Il caratterista caro a Leone, per dimostrare di essere il più tosto, rimase in canottiera per circa tre ore, senza battere ciglio, mentre gli altri tremavano.
I personaggi
Sorvoliamo su Mimmo e la nonna (e allungaje e gambe… aripiegaje e gambe…) e passiamo al mito assoluto: Furio Zoccano. Il petulante e qualunquista marito della povera Magda, che alla fine del film scappa con un playboy è esistito davvero. Verdone ne ha più volte raccontato la genesi. La pignoleria ossessiva di Furio nasce dall’osservazione di più personaggi. Uno era suo zio Corrado: «faceva diventare clamorosa anche la notizia più banale. Una persona sempre a mille, ci chiamava alle 6 di mattina: “Qui c’è un temporale pazzesco, lì?”» Tra l’altro era anche maniacale con gli orari di viaggio. Un altro era un grande latinista nonché grecista che frequentava casa Verdone, dotato di logorrea devastante. Iniziava le sue dissertazioni con incipit colti: «La grandezza di Aristotele che ha saputo plasmare ed educare il grande Alessandro Magno?» e chiosava con «M’hai detto c***i!».
Un altro sarebbe stato l’aspirante fidanzato di una sua amica. Lei gli aveva chiesto consiglio su questo ragazzo e lo aveva pregato di andare a casa sua a conoscerlo. Costui arriva indossando un cappello tirolese con immancabile penna, recando in mano una scatola di cioccolatini. Dopo aver salutato allunga i dolci alla fanciulla dicendole “sono per addolcirti la bocca” baciandola sulla fronte. Si rivolse poi a lui imbastendo un discorso di una banalità devastante sul traffico e la crisi.
L’anteprima per pochi amici
Sergio Leone detestava il personaggio di Furio al punto da volerlo tagliare o ridimensionare pesantemente. Una volta completato il montaggio, Leone organizzò una proiezione privata a casa sua. Unici invitati presenti oltre a Verdone e al padrone di casa, erano Alberto Sordi, Monica Vitti e il calciatore Paulo Roberto Falcão, allora stella assoluta della Roma.
Le reazioni dell’autorevole pubblico furono tutte centrate su Furio. Sordi e Vitti risero a crepapelle e lo promossero, Leone rimase spiazzato e dovette ricredersi, Falcão invece non capì quasi nulla del film. Sergio Leone, convinto che Furio fosse un personaggio “respingente”, troppo logorroico e odioso per piacere al pubblico, dovette rimangiarsi le parole. Le risate e gli applausi che esplosero proprio durante le scene di Furio lo costrinsero, a fine serata, ad ammettere che aveva sottovalutato il personaggio e a “dare retta” ai suoi illustri invitati.
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Il più entusiasta fu Albertone. Verdone ha raccontato che alla fine della proiezione si alzò, andò verso di lui e lo abbracciò, esclamando ammirato: “Che cosa è quel marito!”. Per Carlo quello fu il vero momento in cui capì di aver superato la prova. Era piaciuto ad Alberto Sordi! L’attore uscì da casa di Leone talmente divertito dal personaggio che passò il resto della serata parlando come Furio. Monica Vitti si complimentò con grande calore tanto che anni dopo Verdone ammise che “Senza Monica il Furio di Bianco, Rosso e Verdone non sarebbe mai esistito”. E Falcão? Il calciatore, appena arrivato a Roma e alla Roma, era lì anche come omaggio al figlio romanista di Leone nonché a Carlo, grande tifoso giallorosso. Falcão, però e anche giustamente, “non capì nulla”, perché parlava solo portoghese. Aveva ancora pochissima dimestichezza con l’italiano, al punto che la proiezione per lui fu più che altro un rito mondano. Bianco, rosso e Verdone nacque sotto il segno della paura: quella di sbagliare la seconda volta. E invece, da quella paura, uscì uno dei film più popolari e memorabili del nostro cinema comico. Con buona pace di Leone. E di Falcão, che quella sera, poveraccio, non ci capì proprio niente.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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