Un uomo che passò dai camerini di Hollywood alla notte romana, senza mai confondere trucco e travestimento
Ogni donna ha con il trucco, il maquillage, un rapporto intimo e personale. Personalmente sono mai stata fan del trucco eccessivo, tra le altre cose non sono molto capace. Un’eone fa capitai per caso in una profumeria in cui gli emissari di Diego dalla Palma truccavano gratis. Lì ho avuto qualche dritta, ma ci ho rimesso un patrimonio. Era gratis sì l’applicazione, a patto che comprassi un po’ di materiale. Sempre in quell’occasione mi fu detto che il punto del mio viso che dovevo valorizzare erano gli occhi. Oggi basta guardare un qualsiasi tutorial.

Diego dalla Palma era un guru del maquillage già successivo a quello che è stato per anni l’unico e solo truccatore delle dive, o come veniva definito il “visagista”. Una parola adorabile, colma di allure, con quella sua origine francese che ben si adattava ad un uomo che ha truccato e vissuto in prima persona il glamour di almeno quattro decenni: Gil Cagnè.
Gil
Ci sono persone che attraversano epoche senza appartenere a nessuna, perché appartengono a tutte. Gil Cagné era così. Truccatore, inventore, animatore notturno, maestro e bon vivant, il belga (come Poirot) nato a Bruxelles nel 1940 arrivò a Hollywood con la valigetta Max Factor e la faccia da attore di film europei. Biondo, occhi azzurri, accento francofono che non perse mai del tutto. Era il “il truccatore delle dive”, ma a lui quell’etichetta non piaceva granché. Troppo riduttiva. Perché Cagnè non applicava solo maquillage a donne di fascino: le ascoltava, le capiva, le coccolava. Solo alla fine tirava fuori il pennello.
Quando arrivò a Los Angeles con la sua valigetta di colori, pennelli, rossetti, Hollywood stava vivendo la sua ultima stagione di grande glamour da studio system. Le luci dei set erano impietose, le cineprese non perdonavano niente e le dive volevano qualcuno che sapesse fare combatterle. Lui entrava direttamente sui set e nei camerini, senza cerimonie. Con Lana Turner capì che serviva leggerezza. La “Sweater Girl” ormai matura cercava un look che esaltasse la sensualità senza appesantirla. Diversamente, con Bette Davis, donna dai tratti forti e un carattere ancora più forte, non nascondeva, esaltava l’intensità. Con Marlene Dietrich lavorava per sottrazione, il suo fascino magnetico valorizzato col minimo indispensabile. Invece per Ava Gardner, bellezza del profondo sud degli Stati Uniti, passionale e selvaggia, usava quello che sarebbe diventato uno dei suoi brevetti. Aveva creato un fard color albicocca, pesca-arancione, che dava alle guance un bagliore sano, lontano dai toni del rosso/rosa di derivazione teatrale. Ma la storia che racconta tutto di lui in una frase è quella con Liza Minnelli. Due ore di lavoro meticoloso, ogni dettaglio al posto giusto. Poi Liza saliva sul palco, o in pista, e cominciava a ballare. E lui, con quell’accento belga che non perdeva mai l’autoironia: «Ci metto due ore a truccarla, poi lei si mette a ballare, suda e il trucco cola. That’s Liza». Nessun piagnisteo, nessuna frustrazione. Solo la consapevolezza allegra che certe donne vanno ben oltre il maquillage, seppur ben fatto.
Sempre in quegli anni inventò due cose che ancora oggi sono nel kit di ogni truccatore professionista. Le ciglia finte a ciuffetti singoli. Prima di lui erano un blocco unico, rigido, da teatro. Lui le spezzò in piccoli mazzetti da applicare uno per uno e lo sguardo smise di sembrare posticcio. E poi quel fard (adesso si dice blush) albicocca, che anticipava di trent’anni il concetto di no-makeup makeup, un trucco che sembra non esserci, ma illumina tutto. Ma Gil era un artista. Per Vogue creò anche la donna tigre interpretata da Veruschka nei celebri scatti di Franco Rubartelli.
Roma, il Jackie O’ e la notte che non finiva mai
Nel 1970 Cagnè arrivò a Roma. La città lo accolse tra le sue braccia e lui la ricambiò diventando uno dei protagonisti più vivaci della scena mondana italiana. Nel 1972, su richiesta del proprietario Gilberto Iannozzi, ideò e battezzò il Jackie O’ in via Boncompagni, nome dedicato a Jacqueline Kennedy Onassis, perché quando scegli il nome di un locale devi scegliere un mito, non una parola. Discoteca al piano di sopra, ristorante La Graticola al piano di sotto, dive e jet-set internazionale ovunque in mezzo. Cagnè non era il proprietario, ma ne era l’anima. Gli anni seguenti furono un susseguirsi di aperture, collaborazioni, notti in bianco in luoghi che diventavano leggenda. Il Piper ribattezzato Make Up in suo onore. E in questo periodo incise anche un disco, dal titolo Make up, in cui, sinceramente mancava di originalità.
Nel 1982 il Gil’s in via Romagnosi, frequentato da Roberto Benigni, Alan Sorrenti, Ivana Trump e Amanda Lear. E poi il Club Gil’s a Porto Cervo, che in seguito diventerà il Billionaire di Flavio Briatore. Aveva fiuto, Cagnè. Sapeva dove andava la festa prima che la festa sapesse di esserci.
Ma non era solo il padrone di casa della notte romana. Sui set di Cinecittà era il truccatore di riferimento di Claudia Cardinale, Ornella Muti, Giulietta Masina, Virna Lisi, che era una perfezionista dell’eyeliner e ci voleva pazienza infinita e ancora Marisa Berenson, Florinda Bolkan. Collaborò con Avedon, con Newton. Fondò una scuola di trucco e pubblicò Belle si diventa, un libro che non era un manuale di istruzioni ma una filosofia, il trucco non serve a nascondere, serve a far emergere quello che c’è già. Il suo diktat era: «Chi non trova in ogni donna qualcosa da valorizzare, cambi lavoro». Fu anche il responsabile dei truccatori di Miss Italia. Gil Cagnè non si mise in posa davanti alla storia, visse. Lavorò, rise, aprì locali, truccò generazioni di donne, formò allievi che portano ancora il suo nome in giro per il mondo. Sempre con quel ciuffo biondo mandato all’indietro con nonchalance. Il 23 gennaio 2003 registrò una puntata de La vita in diretta. Argomento: come truccarsi per Capodanno.
Roba da daytime, con conduttori in due dimensioni: ridanciani o afflitti. La sera tornò nella sua casa sulla Cassia e un infarto se lo portò via. Niente trucchi stavolta.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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