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Il pianeta delle scimmie segreto

Il pianeta delle Scimmie: è esistito grazie a un’idea geniale (che non erano le scimmie)

Abbiamo vissuto a lungo con un incubo crepuscolare: il Pianeta delle Scimmie. Ma non ci sarebbe mai stato senza un’idea che molti di noi usano ancora adesso.

Se devo essere sincero, Il Pianeta delle Scimmie, pur avendomi accompagnato a lungo, non è mai stata roba mia. Io sono sempre stato un tipo da storie a fumetti più classiche, come quelle di Disney. I fantasy pensosi erano roba di mio cugino, ma nelle lunghe estate al mare era fatale che le nostre riserve di fumetti finissero per esaurirsi, mescolarsi e condividersi, oltre a quelle di figurine (storica fu la caccia a Munich 1972).

Il pianeta delle scimmie segreto
Pianeta delle scimmie – boomerissimo.it

Mi ritrovavo così a sfogliare albi su albi di fumetti del Pianetta della Scimmie, che in forma stampata aveva trovato una seconda fortuna, inaugurando il suo ruolo di piccolo cult. Il film era inavvicinabile: troppo di nicchia e forse anche troppo nuovo per passare in TV. Il primo film “Il pianeta della Scimmie” era uscito a New York nel 1968, i quattro sequel seguirono a ritmi serrati fino al 1973. Ci mancava poco che fossero ancora in prima visione. 

Le proiezioni passarono, e solo qualche anno dopo, quando anche l’ultimo sequel era uscito dalle seconde e terze visioni, il Cinema Carcano di Milano decise di proporre una maratona di un giorno solo, con tutti i cinque film. Un omaggio tra fanatici e per il mio fanatico cugino una visione obbligatoria, a cui fui trascinato pure io (ogni occasione era buona, eravamo ancora troppo giovani per andare al cinema da soli o con gli amici nostri). A completare la formazione fu spedito il nonno con una riserva gigante di panini della nonna, riserva che credo includesse anche qualche Coca Cola, bevanda perlopiù vietata nell’austero clima imposto dalle madri-sorelle. C’era tutto per affrontare degnamente l’impresa.

L’idea del film sinceramente mi appassionava poco ma mi affascinava l’impresa sportiva dei cinque film in sequenza: un massacro fantozziano da corazzata Potemkin, che decisi di infliggermi, quello sì, con entusiasmo.

Il pianeta delle scimmie segreto
Tutti i cinque film, come vederli nell’ordine giusto (screenshot youtube) – boomerissimo.it

Del film, anzi dei film, non ricordo molto, a parte un Charton Heston circondato da pelosi, in avventure improbabili e per me noiosissime. I primi due film più sopportabili di quello che pensavo nel mio scetticismo preventivo, poi nel brodo era evidente che i produttori avevano aggiunto sempre più acqua, fino ad arrivare ad un quinto film che, non so se solo perché quinto o perché oggettivamente improponibile finì finalmente con liberazione anche di mio cugino. L’eroismo di mio nonno che sopportò il quintiplo mappazzone fantasy per amore della prole, e per supervedere le sue creature, resta per me a oggi un modello di vita. 

Il Pianeta delle Scimmie poteva non esserci

Questa saga incredibile, e che per un certo periodo segnò una tacca nell’immaginario collettivo, perlomeno di alcuni, poteva non esserci. Io sarei sopravvissuto ma per malati del fantasy le cose sarebbero sicuramente state più problematiche. 

Il pianeta delle scimmie segreto
Charlton Heston ne il pianeta delle scimmie (wikimedia commons) – boomerissimo.it

A farla esistere fu un’idea che forse oggi ci appare banale ma che a metà degli anni ‘60 non lo era affatto: avrebbe influenzato tutta la storia del cinema e in parte anche quella di gente come me, chiamata per lavoro a presentare idee ai suoi clienti.

Nel 1963 era invece un’idea disperata, perlomeno quanto  Arthur P. Jacobs, produttore hollywoodiano che aveva appena acquistato i diritti di un romanzo francese abbastanza assurdo, che il suo stesso autore, Pierre Boulle, non supponeva possibile adattare per il cinema. Il libro raccontava di un un mondo dominato da scimmie intelligenti, e piuttosto pericoloso per gli imprudenti visitatori umani giunti dallo spazio. 

Jacobs aveva girato più di uno studio, convinto (l’importante è sempre essere convinti) della genialità dell’idea, che a lui sembrava adatta al pessimismo crepuscolare degli anni ‘60, già tormentati dai propri stessi avanzamenti tecnologici e minacciati da un numero di atomiche crescente, che pareva spingere tutti verso un’ inevitabile apocalisse.  

Meno entusiasta era chi nelle major di Hollywood quel progetto avrebbe dovuto finanziarlo e venderlo. L’idea  di un film con scimmie parlanti pareva a tutti ridicola e inadatta per un pubblico adulto. Ma c’era anche la questione dei costi: rendere credibili i personaggi pareva impossibile, ed economicamente insostenibile. 

Jacobs, però, non si arrese, e si rivolse al pù visionario degli sceneggiatori sulla piazza di Los Angeles. Nel 1966, dopo tre anni di porte in faccia, coinvolse Rod Serling, il creatore di “Ai confini della realtà”, per scrivere una sceneggiatura con Charlton Heston (già allora abbastanza stagionato, a mio parere) come protagonista. Il vicepresidente della Fox, Richard D. Zanuck, non si fece incantare nemmeno così

“Una follia da matinée”
–Richard D.Zanuck, Century Fox

A mali estremi, estremi rimedi: Jacobs costretto a pensare out of the box per riuscire a vendere quel film che nessuno voleva  ideò una strategia rivoluzionaria: invece di ripresentare in giro per Hollywood il suo progetto scritto, per quanto mirabilmente, decise di alzare la posta e scommettere degli altri soldi: girò un cortometraggio di dieci minuti con Heston e Edward G. Robinson (ancora più stagionato) nei panni dei protagonisti. Un breve filmato, un “pilota” si chiamerebbe oggi. Fu la chiave per aprire le porte di Hollywood al progetto.

Le riprese del corto si svolsero nel 1966 con un budget modesto, ma fino a un certo punto, di 5 mila dollari, che equivalgono acirca a 45 mila dollari di oggi. Considerato che Jacobs era già fuori dei diritti di un libro e di una sceneggiatura completa, pagati di tasca sua e che tutti avevano rifiutato, non era un investimento da poco.

Il corto fu diretto da J. Lee Thompson e includeva scene drammatiche e innovative come Charlton Heston prigioniero in una gabbia, mentre Robinson recitava dialoghi filosofici sul conflitto tra uomo e scimmia. Un’idea che io definirei, ahem.. coraggiosa. 

Il problema tecnico del trucco era stato affrontato di petto, con un maquillage sperimentale basato su maschere in lattice (le stesse di Diabolik) su attori in costume da scimmia.

La ciliegina era rappresentata da storyboard animati della scena ormai simbolica della Statua della Libertà semisepolta: quella che rivela a Heston e soci che il pianeta misterioso da loro scoperto al termine del viaggio è in realtà la terra, e quindi non c’è più nessun posto al quale tornare. 

Per quanto la descrizione dei dialoghi filosofici sul rapporto tra uomo e scimmia non paia una trovata delle più divertenti, il corto bilanciava con sapienza dramma e umorismo da commedia rosa. 

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Il trucco dei volti era ancora rudimentale ma l’innovazione della maschera in lattice funzionava alla grande e permetteva una insospettabile espressività, Una soluzione ingenosa, che valse al truccatore John Chambers, un Oscar “onorario”nel 1969. Onorario perché Hollywood non aveva mai assegnato un Oscar al trucco, prima di quel momento. Il lavoro era talmente straordinario che diventò necessario inventare una nuova categoria.

La prima proiezione

Jacobs arrivò testardamente e convintamente alla riunione decisiva della Fox. Finora aveva collezionao solo rifiuti, ma ora aveva il rullo del suo film sottobraccio:  anziché leggere e parlare, proiettò.

Il pianeta delle scimmie segreto
La scena finale (screenshot youtube) – boomerissimo.it

Sarebbe troppo dire che il risultato vinse immediatamente tutte le perplessità. Ma il coriaceo Zanuck, inizialmente scettico, rimase comunque colpito dalla “dignità tragica” delle performance degli attori e dall’intensità narrativa del corto. Poteva essere un inizio, e lo fu. Lo scoglio più duro, quello del trucco, era stato affrontato e superato, almeno in buona parte e poi la chimica tra Charlton Heston e Edward G.Robinson, due “vecchi” su cui oggi sarebbe impensabile puntare, funzionava. 

A completare tutto, il cupo pessimismo cosmico di cui a Hollywood si cominciavano a gustare le avvisaglie: una corsa in cui anche la Fox ci teneva ad avere un suo cavallo.

Zanuck approvò quindi un budget di quasi sei milioni di dollari, ponendo soltanto tre condizione:  Primo occorreva sostituire alla regia J. Lee Thompson con Franklin J. Schaffner, una scelta meno drammatica e più televisiva. Secondo: meno scene in interni e più fantascienza in spazi aperti. Last but not least: investire il 20% del budget (un cospicuo milione e mezzo di dollari) nella ricerca e sviluppo, per migliorare il trucco che evidentemente aveva colpito Zanuck, ma fino a un certo punto. 

Il fascino discreto del “Pianeta delle Scimmie” – Boomerissimo.it

Oggi sono molti i “piloti” in circolazione su youtube, da quello di Star Trek, di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo, a quello de “La Casa nella Prateria”, un piccolo capolavoro che lancio òa serie di maggior successo di sempre. 

Quello del Pianeta delle Scimmie invece è scomparso, o è costudito in forzieri munitissimi. Pare che ne esistano solo due copie. È possibile che qualche scena sia filtrata per produrre i documentari che in questi decenni hanno raccontato la saga. Ma il pilota intero è nascosto, invisibile, una di quelle grandi domande a cui solo il tempo prima o poi risponderà, come il film scomparso di Jerry Lewis. Capolavori, o semplici curiosità che in pochissimi hanno visto, e non smettono di raccontare. 

Senza l’idea di Jacobs, e quel cortometraggio ad alto rischio finanziario, forse non avremmo avuto nemmeno Star Wars e Jurassic Park, altrettanto visionari. Fu necessario presentarli e far approvarli con lo stesso sistema, che certificava la fattibilità dell’idea (che è sempre a rischio-chiave della settima arte)

Non avremmo avuto tanti capolavori e non avremmo ovviamente avuto nemmeno Il Pianeta della Scimmie, un vuoto a cui io sarei potuto sopravvivere (molto meno mio cugino) ma che mi avrebbe comunque privato di una giornata memorabile e storica, da Poldo, fatta da cinque film uno in coda all’altro, e un numero imprecisato di panini imburrati e variamente farciti, che occupavano due intere buste del supermercato. 

Il più geniale contributo del Pianeta delle Scimmie alla mia educazione sentimentale.

Roberto Berger – Copyright Boomerissimo.it

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