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Zukov e la Coca Cola

L’inganno di Žukov a Stalin: una passione capitalista

L’uomo simbolo della vittoria sovietica beveva capitalismo sotto mentite spoglie

Negli anni della cortina di ferro c’era anche una cortina di fumo su come effettivamente vivessero nell’universo sovietico. A meno che tu fossi Jas Gawronski o un esule, noi persone normali, per la maggior parte, immaginavamo uomini e donne dediti alla causa del socialismo reale e felici di farlo. Sì, c’erano i dissidenti, c’erano quelli che scappavano, i Nureyev, i Baryshnikov, ma erano eccezioni.

Zukov e la Coca Cola
Zukov e Stalin – Boomerissimo.it

Nessuno poteva immaginare che un uomo simbolo dell’Unione Sovietica avesse abitudini e passioni poco comuniste. E invece no. Una delle storie più bizzarre  riguarda Georgij Konstantinovič Žukov, il celeberrimo maresciallo dell’Unione Sovietica, e la sua passione segreta per il simbolo del capitalismo americano.

Georgij Konstantinovič Žukov

Georgij Konstantinovič Žukov nacque il 1° dicembre 1896 a Strelkovka, nella provincia di Kaluga, in una famiglia di certo non abbiente. Suo padre era un calzolaio e sua madre una contadina. Frequentò la scuola solo per tre anni, poi fu mandato a Mosca a lavorare come apprendista pellicciaio presso lo zio. Il ragazzino lavorava dodici ore al giorno, ma questo non gli impediva di frequentare corsi serali. Era anche un avido lettore.​ A 19 anni fu arruolato nell’Esercito Imperiale Russo e combatté la Prima guerra mondiale. Impavido in battaglia, si guadagnò due Croci di San Giorgio per atti di coraggio e fu promosso sottufficiale.

Zukov giovane
Žukov nell’esercito imperiale (By Unknown author, Public Domain, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=941329)- Boomerissimo.it

Questo non gli impedì, durante la Rivoluzione d’Ottobre, di aderire al Partito Bolscevico. La sua origine contadina e il suo passato militare lo resero una figura ideale per la propaganda del nuovo esercito. Comandante di cavalleria ricevette l’Ordine della Bandiera Rossa. I regimi cambiavano, ma il suo coraggio rimaneva lo stesso. Negli anni ’20 e ’30, Žukov scalò rapidamente i ranghi militari. La sua carriera accelerò durante le Grandi Purghe staliniane del 1937-1939, quando migliaia di ufficiali sovietici furono giustiziati. Žukov sopravvisse perché aveva combattuto nella Prima Armata di Cavalleria durante la Guerra Civile, un’unità non associata a Trotsky o ad altri rivali di Stalin. Inoltre, non mostrò mai ambizioni politiche che Stalin potesse percepire come minacciose. La sola percezione di pericolo scatenava nel piccolo padre l’epurazione.

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Nel 1939, Žukov ottenne una vittoria decisiva contro le forze giapponesi nelle Battaglie di Khalkhin Gol in Mongolia, utilizzando tattiche di accerchiamento con carri armati. Questa vittoria gli valse il primo dei suoi quattro titoli di Eroe dell’Unione Sovietica e fece di lui il generale “di punta” dell’Armata Rossa. Durante la Seconda guerra mondiale organizzò la difesa di Mosca fermando l’avanzata tedesca. Fu nominato primo vice comandante in capo delle forze armate sovietiche, secondo solo a Stalin. Pianificò la controffensiva di Stalingrado che accerchiò la Sesta Armata tedesca. Stalin, però, non era uomo di gratitudine. A metà aprile del 1945, mise in “gara” Žukov (comandante del 1º Fronte Bielorusso, con 2,5 milioni di soldati) e il Maresciallo Ivan Konev (comandante del 1º Fronte Ucraino) per la conquista di Berlino.  Baffone sapeva che la rivalità feroce avrebbe spinto entrambi i generali a dare il massimo. Quando Žukov si trovò in difficoltà rimanendo bloccato dall’accanita resistenza tedesca per tre giorni, Stalin lo minacciò: “Zhukov, se non ce la fai, darò il compito a Konev”. Stalin aveva i suoi motivi per voler arrivare presto a Berlino. Sapeva del Progetto Manhattan americano per l’arma nucleare e voleva assicurarsi di catturare l’Istituto Kaiser Wilhelm per la Fisica a Berlino, il principale centro tedesco di ricerca nucleare. Per rendere ancora più aspra la gara tra i generali, Stalin cancellò i confini definiti tra i fronti di Žukov e Konev. Quando questi chiese e ottenne il permesso di dirigere i suoi soldati  verso Berlino, Žukov rispose concentrando tutte le sue forze e iniziò il bombardamento della città. Alla fine Stalin assegnò formalmente a Žukov il compito finale di conquistare la capitale tedesca. C’è anche da dire che Eisenhower a quel punto della guerra non considerava più la città un obiettivo militare, anche per via degli accordi di Yalta che l’avevano assegnata ai sovietici. 

Žukov e i suoi gusti americani

Alla fine della Seconda guerra mondiale, i comandanti alleati ebbero modo di incontrarsi e “fraternizzare”. Ike e Zuke diventarono presto amici, oltre le differenze ideologiche. Erano due soldati e si capivano al volo. I due ebbero anche occasione di viaggiare insieme alla volta di Mosca poco dopo la fine della guerra. Eisenhower, più tardi, ricordò come guardando dal finestrino nel viaggio verso Mosca, non vide in piedi neanche un edificio.

montgomery, eisenhower e zukov
Montgomery, Eisenhower e Žukov. Cosa sta dicendo Ike a Zuke? E cosa c’è nel suo bicchiere? (By US Office of War Information – High resolution download from http://www.dodmedia.osd.mil/DVIC_View/Still_Details.cfm?SDAN=HDSN9902756&JPGPath=/Assets/Still/1999/DoD/HD-SN-99-02756.JPG., Public- Boomerissimo.it 16.11.2025

Nel corso del banchetto allestito al Cremlino da e per i vincitori, Dwight D. Eisenhower fece assaggiare alla sua controparte la bevanda meno socialista mai prodotta, la Coca-Cola. Il maresciallo sovietico si appassionò alla bevanda frizzante (che sa di detersivo). Purtroppo il suo gusto si scontrava con un problema politico non da poco: la Coca-Cola era un simbolo dell’imperialismo americano e dei valori capitalisti. Vade retro. Žukov sapeva bene che essere visto sorseggiare con gusto il prodotto più americano possibile non gli avrebbe giovato. Già stava perdendo punti con Stalin che mal sopportava la sua popolarità. Se voleva continuare a berla al di fuori degli incontri ufficiali bisognava trovare una soluzione. L’occasione arrivò nel 1946. Il maresciallo era in Austria a gestire la zona sovietica, mentre gli americani controllavano il loro settore. Fu allora che Žukov elaborò la sua strategia. Trovò il modo di contattare  il generale Mark W. Clark, comandante delle forze statunitensi in Austria, Clark aveva anche comandato le forze alleate in Italia.​ La richiesta non aveva nulla di militare o diplomatico. Gli chiese, facendo attenzione a non scoprirsi, se fosse possibile avere la Coca-Cola in un colore diverso, in modo che potesse essere scambiata per vodka. Secondo alcune fonti, chiese anche che fosse confezionata in bottiglie non riconoscibili come Coca-Cola.​ La logica era semplice. La bevanda, così dissimulata, poteva essere bevuta in pubblico senza destare sospetti e non sarebbe passata per prodotto capitalista.​

La catena di comando: da Clark a Truman a Coca-Cola

Ricevuta la richiesta, il generale Clark la trasmise al presidente Harry S. Truman. Non è chiaro se Clark inviò un rapporto scritto formale, un telegramma militare, o comunicò attraverso altri canali diplomatici, ma la richiesta arrivò alla Casa Bianca.​ Truman, interessato a mantenere buone relazioni con Žukov (considerato una figura cruciale sia nel mondo capitalista che comunista per il suo ruolo nella vittoria contro i nazisti), decise di assecondare la richiesta. Lo staff presidenziale contattò James Farley, presidente del Consiglio di Amministrazione della Coca-Cola Export Corporation che delegò l’ordine al supervisore tecnico Mladin Zarubica.

Mladin Zarubrica
Mladin Zarubrica (httpsit.findagrave.commemorial183521902mladin_sako-zarubica)- Boomerissimo.it

Costui, ex capitano di motosiluranti durante la guerra, era stato inviato in Austria per supervisionare l’installazione di un enorme stabilimento lungo quattro isolati, capace di produrre 24.000 casse di bevande al giorno.​ Zarubica trovò un chimico in grado di rimuovere il colorante al caramello dalla formula della Coca-Cola senza alterarne il sapore.​ La versione segreta della Coca-Cola fu confezionata in bottiglie di vetro trasparente con bordi dritti e, come tocco sovietico, chiuse con tappi bianchi decorati con una stella rossa al centro.​ Le bottiglie e i tappi furono prodotti dalla Crown Cork and Seal Company in un impianto satellite a Bruxelles.​ Le prime 50 casse di “White Coke” furono così consegnate direttamente a Žukov.​

Il grande tradimento – Boomerissimo.it®

Il colosso Coca Cola aveva il suo vantaggio in questa operazione. Le forniture di Coca-Cola “normale” dovevano attraversare la zona sovietica dell’Austria per raggiungere il magazzino di Vienna dall’impianto di imbottigliamento di Lambach. Mentre le merci di solito attendevano settimane a causa della burocrazia sovietica, le spedizioni di Coca-Cola (inclusa la White Coke) non furono mai fermate. Questo perché Žukov, grato per il favore, “oliava” l’ingranaggio dei controlli.La durata esatta di questa operazione “sotto copertura” rimane sconosciuta. La vera vittoria del maresciallo non fu a Berlino. Fu quando  capì che nessuna cortina—di ferro o di fumo—poteva resistere a una Coca-Cola con il tappo rosso.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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