Il regista per eccellenza, modello per generazioni di cineasti era alla continua ricerca di conferme, anche dall’al di là
Ho già avuto modo di affermare la mia ignoranza, il mio essere “capra” davanti alla produzione di Federico Fellini.

Ho provato molte volte a forzarmi a vedere i suoi film, ma a parte qualcuno, raramente sono arrivata alla fine. Evidentemente non sono abbastanza intelligente, colta, sensibile o visionaria.
Fellini il visionario
Già, visionario. Insieme ad onirico è uno di quegli aggettivi che spesso accompagnano la narrazione sul regista dei registi. Quello che per le persone è quasi un affronto, per Fellini diventa la massima espressione del suo genio.
Fellini non narrava storie causa/effetto, ma usava le immagini e i simboli per far procedere le sue storie. Forse per comprenderlo, cosa che a me non è mai riuscito, bisogna abbandonare la realtà e farsi trasportare nel suo mondo. Per dirimere l’affollarsi delle sue visioni, dei suoi sogni Fellini è ricorso tanto all’analisi junghiana quanto all’esoterismo, nella persona di Gustavo Adolfo Rol. Wikipedia, nel tracciarne la biografia, definisce Rol un sensitivo. Un uomo, che avviato alla carriera in banca, scoprì, a suo dire e a sentire altri, forse suggestionabili, di avere dei poteri.
Nel corso degli anni Venti, mentre era a Parigi, ebbe una sorta di epifania. Dirà: “Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!”. Precipitato in una crisi spirituale profonda, si ritirò tre mesi in convento. Uscì come rigenerato da questa clausura e consapevole delle facoltà paranormali: telepatia, chiaroveggenza, bilocazione, levitazione. Una sorta di Padre Pio in versione laica. Pur essendosi incrociati più volte nel corso degli anni, Rol e Fellini svilupparono una intensa amicizia nel 1963. Amicizia che andò avanti per trent’anni. Tutto ampiamente documentato dal film di Anselma Dell’Olio, Fellini degli spiriti.
In pratica, Fellini non faceva più nulla senza consultarsi con Rol. I suoi presunti poteri, però, non furono mai confermati con metodologia scientifica. Quando il CICAP di Piero Angela lo invitò a sottoporsi ad un esame alla presenza di un prestigiatore ed altri esperti, Rol si rifiutò. Il sensitivo sentiva di essere “canale” per forze superiori non controllabili dalla sua volontà, rendendo così i suoi presunti poteri immuni da ogni verifica empirica. Ognuno tragga le sue conclusioni. Questo non gli impedì di avere tra i suoi amici (discepoli?) Zeffirelli, Mastroianni, Buzzati, la famiglia Agnelli e Cesare Romiti.
Fellini e Casanova
L’idea di fare un film su Casanova nacque per accontentare i produttori dopo il successo di Amarcord. Dino De Laurentiis sentiva tintinnare il vil danaro all’idea di mettere insieme il celebre libertino e il massimo cineasta italiano.Voleva confezionare un prodotto appetibile e vendibile per le Major americane.
Fellini, invece, manifestò subito una profonda avversione verso il protagonista. Firmò il contratto senza aver letto il mammozzone, le “Memorie” del libertino. Quando se lo trovò davanti gli venne un colpo. Non sviluppò mai un legame con il personaggio. Lo descrisse come “un’ingombrante marionetta, un Pinocchio che non diventa mai uomo” . Mentre girava ne parlava come de “lo stronzone”. La produzione fu una vera via crucis. Prima di tutto la scelta del protagonista. De Laurentiis voleva un attore internazionale per venderlo meglio e spingeva per girare in inglese. Il produttore propose tra gli altri Paul Newman e Robert Redford, su cui puntava molto, mentre Fellini voleva un attore italiano. Furono considerati praticamente tutti, Gassman, Mastroianni, Sordi, Tognazzi. Si arrivò quasi a designare Volontè per il ruolo, ma alla fine per “contrasti ed incompatibilità artistiche e caratteriali” non se ne fece nulla. Christian De Sica, nella sua autobiografia si è inserito nella rosa dei candidati, ma fu rifiutato dalla produzione. Alla fine il ruolo di protagonista fu assegnato a Donald Sutherland.
De Laurentis abbandonò il progetto nel 1974 per disaccordi creativi e il lievitare dei costi. Anche Andrea Rizzoli, a lui subentrato mollò il colpo. Il terzo produttore, Alberto Grimaldi, sospese le riprese nel dicembre 1975 per sforamenti di budget, scatenando una battaglia legale. I costi aumentavano, il film “non prendeva corpo” e Fellini, depresso e sconfortato, non riusciva a dare una direzione definitiva ad un progetto che definiva “un passo falso” ma che doveva “realizzare per forza”. Nel momento più basso della sua disperazione creativa, Fellini decise di rivolgersi a Rol per sciogliere il blocco psicologico che gli impediva di concludere il film. A parte la crisi creativa, il regista era nella morsa di un contratto blindato e doveva portare rapidamente qualcosa a casa.
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Rol gli propose di incontrare il seduttore veneziano attraverso una seduta di psicografia. Trattasi di scrittura automatica detta anche scrittura medianica o telescrittura. In pratica, un presunto medium, mette una penna su un foglio di carta e lascia che la mano scriva parole e frasi in modo autonomo e involontario, senza controllo cosciente. Questi messaggi proverrebbero da entità esterne, evocate dal medium. Nel caso di Casanova, Rol trascrisse sotto dettatura ciò che lo spirito gli diceva. Secondo testimoni dell’evento, tra cui Liliana Betti, collaboratrice di Fellini, in meno di dieci secondi e per di più al buio, Rol scrisse almeno quaranta fogli di messaggi con la stessa grafia del seduttore.
Sempre secondo i testimoni, lo spirito evocato si rivolse a Fellini chiamandolo “Signor Goldoni”, chiedondogli di rivolgersi a lui dandogli del “Voi”. Impartì, da par suo, consigli sessuali espliciti: “Mai in piedi. Mai dopo mangiato”. Suggerimenti che materializzo in un biglietto nella tasca del regista. Il punto debole di questo racconto è che le pagine scritte da Rol vennero bruciate e ridotte in cenere come parte integrante del rituale. Ogni verifica fu quindi impossibile. Se Fellini pensava di avere consigli, di trovare un viatico per il suo film grazie all’incontro parapsicologico con il suo protagonista, fu deluso. La sua avversione per il personaggio aumentò. Fu forse l’odio maturato per Casanova che gli consentì di portare a termine il lungo e periglioso progetto. Il film vinse un Oscar per i costumi ed è considerato uno dei capolavori del regista. Si vede, che in fin dei conti, Giacomino, dall’al di là, qualche dritta gliel’aveva data.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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