Un anello di turchese per raccontare l’uomo dietro l’attore, il gioiello che divenne il talismano di Robert Redford
Noi di Boomerissimo® abbiamo fatto la scelta di non pubblicare articoli in ricordo di personaggi famosi scomparsi. Nell’immediatezza di tali eventi ci sono testate decisamente più importanti che sanno come farlo e hanno testimonianze di prima mano.

Questo non significa che a noi importi meno. Non crediamo nella politica dell’”inzuppare il pane”.
Robert Redford
La scomparsa di Robert Redford è stata dolorosa, per quanto dolore possa dare la dipartita di una persona che non si è mai conosciuta. Sarà perché ho perso da poco mia madre, ma la scomparsa dei grandi vecchi mi commuove oltre misura. E’ un mondo che man mano sparisce, si spengono le voci di coloro che di quel mondo avevano ricordi di prima mano.
So collocare con precisione il mio primo ricordo, se non di lui, almeno del suo nome. Mia zia piccola, quando viveva ancora con noi, faceva racconti entusiastici di questo attore, bellissimo, ma anche di eccezionale bravura. Mia madre invece è sempre rimasta fedele a Paul Newman. Lei ci raccontava i film che andava a vedere al cinema con le amiche. E quando andò a vedere Come eravamo le sue emozioni erano tanto di ammirazione quanto di commozione. Capirete, il film vedeva come interpreti i suoi più grandi idoli, oltre a Redford anche Barbra Streisand. Al di là del valore inoppugnabile di Mrs Streisand come attrice ed interprete, mia zia sentiva di avere in comune con lei un particolare che saltava subito all’occhio: il naso importante. Oggi non esisterebbe più una Barbra con quella fisionomia. Un abile chirurgo le avrebbe “rifatto la facciata” prima che diventasse famosa. Ora abbiamo un parterre di attori che si somigliano tutti, in cui si fa fatica ad associare i nomi con i visi, che sono tutti perfetti, nasi piccoli e dritti, bocche carnose e zigomi alti e pieni. Che noia. Quando parlava di Bob Redford a mia zia si illuminavano gli occhi. Il suo film preferito però era A piedi nudi nel parco. La coppia con Jane Fonda era stellare. Credo di aver riso fino alle lacrime quando l’ho visto la prima volta e continuo a riguardarlo ogni volta che lo passano in tv. Una certezza.
C’è nulla che io possa aggiungere alla narrazione della vita di Robert Redford che non sia già stata raccontata, se non una piccolissima curiosità. Tante foto dell’attore sono state pubblicate immediatamente dopo la sua morte, il soggetto si prestava per avvenenza e stile e in tutte (o quasi) Redford indossa uno stesso anello. La curiosità per conoscere la storia di quel monile mi è stata condivisa dal mio sodale di Boomerissimo. Una storia che è il nostro tributo all’uomo e non solo all’attore.
L’anello di Robert Redford
Durante un viaggio in moto nel 1961, Robert Redford scoprì per caso la località di Timp Haven (una piccola stazione sciistica a conduzione familiare) nel Timpanogos Canyon, in Utah. Rimase immediatamente affascinato da quel luogo e il suo paesaggio. Quando la sua carriera cominciò a decollare e l’attore iniziò ad avere i primi soldi veri, decise di comprare due acri di terra da un pastore per soli 500 dollari in quel canyon remoto dello Utah. Costruì da solo la sua prima casa, una “cabin” talmente isolata che per gran parte dell’anno era completamente inaccessibile. La sua fu una scelta precisa. Era alla ricerca di un equilibrio tra natura, creatività e autenticità e di certo non poteva trovarlo nell’ambiente hollywoodiano. Nel 1969 acquistò l’intera stazione sciistica di Timp Haven e la ribattezzò Sundance, in omaggio al suo personaggio in Butch Cassidy and the Sundance Kid. Continuò a comprare terreni, gran parte dei quali semplicemente per preservarli. In quegli stessi anni entrò in contatto con le popolazioni dei nativi, gli Hopi. Gli Hopi sono il popolo più antico tra i nativi americani documentati storicamente. Discendono dagli Anasazi e dai Sinagua, che abitavano la regione dei “Four Corners” (Arizona, Utah, Nuovo Messico, Colorado) già dal 2000 a.C.. Il nome Hopi (o più precisamente Hopituh Shi-nu-mu) significa “popolo pacifico”. Vivono secondo un’etica di pace, armonia e rispetto per la natura.
Furono proprio gli Hopi, nel 1966, a donare all’interprete de I tre giorni del condor l’anello in argento e turchese. Il monile non è un semplice accessorio ornamentale, ma rappresenta un simbolo di gratitudine e legame con la cultura, la terra e la spiritualità nativa americana. La relazione e l’amicizia costruita con la comunità Hopi nacque quando il regista e attore si trasferì nello Utah e abbracciò sempre più la natura e l’etica delle popolazioni di quei territori. Il turchese, per le popolazioni indigene, è una pietra con poteri protettivi e spirituali, legata alla forza e alla sicurezza. Secondo la tradizione Hopi, era portata come amuleto dai minatori e dagli uomini che lavoravano la terra.
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Il legame tra Redford e i nativi non era solo di facciata. Nel 2014 sostenne pubblicamente la causa Hopi quando alcune loro reliquie sacre (katsinam) furono messe all’asta a Parigi. La Annenberg Foundation, con il supporto di Redford, ne acquistò ventuno per restituirli agli Hopi. Redford parlava con lingua diritta.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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