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Robert Redford e Paul Newman

Paul Newman e Robert Redford: uno scherzo pesante

Due miti del cinema, una sola regola non scritta: ogni regalo è un’occasione per alzare la posta. Newman e Redford, l’anti-spot natalizio che non sapevamo di meritare

Con il procedere del mese di dicembre siamo bombardati da pubblicità che ci presentano il regalo perfetto. Profumi, cosmetici, roba per la casa, offerte in confezioni mai viste prima e che non devi assolutamente farti sfuggire. Inducono dei bisogni che non hai, perché abbiamo tutti di tutto e in abbondanza. In tema di doni ho raggiunto la pace dei sensi. Faccio prima e meglio se, nel caso avessi un desiderio, me lo soddisfo in prima persona.

Robert Redford e Paul Newman
Robert Redford e Paul Newman – Boomerissimo.it

Inoltre, penso che siamo anche tutti stufi di ricevere presenti che sarebbero ottimi per una degenza in ospedale: pigiami, mutande, calzettoni, confezioni di bagnoschiuma e saponi per ogni parte del corpo. In fin dei conti la tredicesima è una coperta corta e se dovessi fare regali in modo ecumenico finirei alla caritas prima di capodanno. Con le persone a cui tengo ci scambiamo gli auguri davanti ad un (o più) bicchiere di Franciacorta, dicendo cavolate e, come si dice da me, buone feste fatte e tante belle cose agli altri.

Paul Newman e Robert Redford

Dovevano pensarla più o meno allo stesso modo due degli attori più rappresentativi del cinema per noi boomer, Paul Newman e Robert Redford. La nascita della loro amicizia risale al 1968, quando il regista George Roy Hill stava mettendo a punto il cast per Butch Cassidy and the Sundance Kid.

Redford e Newman sul set di Butch Cassidy – Boomerissimo.it

Paul Newman era già certo, ma per Sundance Kid c’era ancora da lavorare.  Lo studio puntava a nomi di grande rilievo, Jack Lemmon (che rifiutò perché odiava andare a cavallo), Steve McQueen, Warren Beatty, persino Marlon Brando. Robert Redford era una seconda scelta, non era abbastanza famoso. Fu Newman a insistere. Minacciò addirittura di abbandonare il progetto se lo studio non avesse accettato Redford. I due attori legarono quasi subito. anche se ebbero qualche attrito. Paul era metodico e voleva discutere ogni scena nei minimi dettagli, diversamente da Robert. Inoltre, Redford era un ritardatario cronico, cosa che faceva imbufalire Newman. Nonostante tutto, la loro sintonia sullo schermo fu magica. Il film ebbe un enorme successo e fu il maggior incasso del 1969. A riprova del legame nato sul set, Redford si trasferì in Connecticut per stare più vicino a Newman. Newman viveva a Westport, Redford si stabilì a Weston. Le loro famiglie iniziarono a frequentarsi regolarmente. I figli di Newman chiamavano Redford “Zio Bobby”.Quattro anni dopo, George Roy Hill li riunì per The Sting (La stangata). Il film vinse sette Oscar, incluso quello per il Miglior film. 

La guerra degli scherzi

Qualche giornalista ha definito l’amicizia tra i due “bromance”, dove si intende un’amicizia virile (è una parola che si può ancora dire?) in cui le parti in causa non hanno bisogno di vedersi e/o parlarsi di continuo. C’è e ci sarà sempre. Una delle cifre del loro rapporto era il gusto a farsi degli scherzi. Scherzi, però, che rimanevano un segreto tra loro. 

Sempre loro ne La stangata – Boomerissimo.it

Redford possedeva una Porsche 904 GTS del 1964 ai tempi di Butch Cassidy e anche Newman era un appassionato di auto. Ben presto le corse automobilistiche divennero un’ossessione per Paul, al punto da prendere lezioni di guida sportiva. Arrivò a vincere il campionato nazionale della Sports Car Club of America nel 1976, 1979, 1985 e 1986. In più, fu secondo assoluto (primo nella sua classe) alla 24 Ore di Le Mans del 1979.

Paul Newman versione “da corsa” – Boomerissimo.it

Ma c’era un piccolo problema. Newman non parlava d’altro. Del resto tutti abbiamo un amico “monomaniaco”. Chi parla solo della sua squadra del cuore, chi di moda, chi di sé stesso. Redford ricordava: “Parlava così tanto di corse che mi sono stufato”. Così, quando arrivò l’occasione per fargli un regalo, Redford orchestrò uno scherzo da Oscar. ​ Da un servizio di soccorso stradale recuperò una Porsche completamente distrutta da un camion. La fece incartare con tanto di fiocco gigante, e la fece consegnare sul retro della casa di Newman. Ligio alla consegna del silenzio, Paul accusò il colpo senza rimostranze. 

Amici, Porsche e guai – Boomerissimo.it®

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Alcune settimane dopo, Redford trovò una grande cassa di legno in casa. Newman riuscì a far entrare l’enorme cassa nell’atrio della casa dell’amico con l’aiuto dell’agente immobiliare che gliel’aveva affittata. “Ci vollero cinque uomini per portarla dentro”, disse Newman. Robert dovette sudare un’ora e mezza  con un piede di porco per aprirla. Una volta aperta, sorpresa! Era quella stessa Porsche ridotta a un cubo di metallo. Redford passò al contrattacco. Chiamò uno scultore suo amico per trarre da quel cubo una scultura, che fece consegnare nel giardino della casa di Paul.  “Sono andato a vederla ed era orribile”, disse Redford tra le risate. La consegna del silenzio fu rispettata fino alla morte di Paul, nel 2008.  Anche Robert Redford ci ha lasciato. La loro amicizia resta una delle più autentiche di Hollywood: due uomini che si capivano senza bisogno di parlare troppo, che si prendevano in giro per affetto, che si rispettavano profondamente. 

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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