I leader delle due potenze uniti per un solo scopo. Anche se non è quello che pensate
Così, a naso, non mi sembra che viviamo nel migliore dei mondi (e dei modi) possibili. Il momento storico è quello che è, ma mi rendo altrettanto conto, che i miei pensieri da uomo della strada (non dico donna per non prestare il fianco alla facile battuta) siano più o meno gli stessi che hanno fatto tutti nel corso dei secoli.

Quello che so, perché riguarda me, è che ho perso la fiducia, la spinta adolescenziale a voler cambiare il mondo. Il globo terracqueo non cambia, perché l’umanità è sempre la stessa, mors tua, vita mea; homo homini lupus.
Speranze per il futuro
Quando era il mio momento di essere idealista ai vertici delle superpotenze c’erano Reagan e Gorbaciov. Nella mia ignoranza ho sperato che ci potesse davvero essere un cambiamento. Crollò il muro di Berlino e la libertà era lì e un futuro aperto a portata di mano. Poi è andata come è andata. Invece di diventare ecumenici ed accoglienti ci siamo sempre più arroccati nelle nostre differenze. Tra un po’ qualcuno rifonderà il Regno delle Due Sicilie e io dovrò fare un visto per continuare a risiedere in Lombardia o tornarmene alle mie assolate latitudini.
Gli attuali corrispettivi di Ronnie e Gorby non mi sembrano guidati da desideri di pace, ma di egocentrica affermazione. E tutti gli altri si foxxano. Ma, ribadisco, io sono l’uomo della strada. Tra glasnost e perestrojka i due capi degli schieramenti che per lunghi anni sono stati contrapposti nella guerra fredda, facevano anche progetti comuni. Uno dei quali, per quanto assurdo, è un chiaro esempio di buona volontà oltre le ideologie.
Visitors
Nel novembre del 1985 Ronald Reagan e il leader sovietico Mikhail Gorbaciov erano a Ginevra per il primo vertice bilaterale dopo sei anni. Gorbaciov, da poco segretario generale, aveva sollecitato, tramite il suo ministro degli Esteri, Gromyko, un incontro col presidente americano.

Gli argomenti all’ordine del giorno erano il controllo degli armamenti nucleari, i diritti umani e in particolare il diritto di emigrazione dei cittadini sovietici. Il vertice era stato orchestrato in modo tale da favorire la comunicazione personale tra i due leader. Nel corso dei tre giorni del vertice furono calendarizzate delle riunioni private tra Reagan e Gorbaciov da soli (con gli interpreti) alternate a riunioni plenarie con i consiglieri. Reagan era convinto che le relazioni personali tra i leader fossero cruciali per il successo dell’incontro. Una lezione che aveva tratto studiando il fallito vertice di Vienna del 1961 tra Kennedy e Krusciov.

Durante una pausa nei negoziati Reagan e Gorbaciov si allontanarono dalla villa Fleur d’Eau per una passeggiata. Arrivarono ad una dependance con un caminetto acceso, vicino al lago di Ginevra. Con loro c’erano soltanto gli interpreti personali, e per anni i dettagli di quella conversazione rimasero segreti. La storia venne alla luce solo nel 2009, durante un’intervista televisiva. George Shultz, segretario di Stato di Reagan, stava raccontando l’aneddoto quando fu interrotto da Gorbaciov stesso, presente in studio, che non solo confermò l’episodio, ma lo corroborò con le precise parole di quella discussione. Reagan, evidentemente preoccupato chiese al leader sovietico: “Cosa fareste se gli Stati Uniti venissero improvvisamente attaccati da qualcuno proveniente dallo spazio? Ci aiutereste? Gorbaciov rispose: “Non c’è dubbio”. Reagan replicò: “Anche noi” . Una fratellanza, come quando da bambini vedevamo nei film indiani e lunghi coltelli fare il giuramento di sangue. Augh!
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La prova che l’eventualità rendeva inquieto l’ex attore è data dal suo reiterato parlarne in pubblico. Tre settimane dopo il vertice, parlando agli studenti della Fallston High School nel Maryland, Reagan raccontò pubblicamente di aver discusso con Gorbaciov dell’ipotesi di una minaccia dallo spazio. Nel suo discorso alla 42ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, nel 1987, Reagan dichiarò: “Forse abbiamo bisogno di una minaccia esterna universale per riconoscere questo legame comune. Occasionalmente penso a quanto rapidamente svanirebbero le nostre differenze in tutto il mondo se dovessimo affrontare una minaccia aliena proveniente dall’esterno di questo mondo”. Nel 1988, durante un intervento al National Strategy Forum di Chicago, Reagan tornò nuovamente sulla minaccia aliena, chiedendosi: “Cosa succederebbe se tutti noi nel mondo scoprissimo di essere minacciati da un potere proveniente dallo spazio? Non scopriremmo all’improvviso di non avere alcuna differenza tra noi?”. Dire che ne fosse ossessionato è forse troppo, ma era un’idea costante ed evidentemente realistica nella sua mente. O forse aveva fatto troppi film.
Il presidente era appassionato di fantascienza, era cresciuto leggendo i romanzi di Edgar Rice Burroughs, creatore di personaggi come John Carter di Marte e Tarzan. Secondo il suo biografo Lou Cannon, Reagan era stato segnato dal film del 1951 “The Day the Earth Stood Still” (“Ultimatum alla Terra”), in cui un alieno avverte l’umanità di smettere di essere bellicosa o affrontare la distruzione. Un monito inascoltato. Colin Powell, vice consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan, ricordava che il presidente era talmente assillato da quell’idea che lui stesso doveva di continuo rimuovere dai discorsi presidenziali i riferimenti agli alieni. Ci mancava solo che il popolo americano percepisse che il suo presidente fosse realmente preoccupato per invasioni interplanetarie. Powell commentava ironicamente: “Ecco che arrivano di nuovo gli omini verdi”. Reagan considerava talmente reale la minaccia da creare il Citizens’ Advisory Council on National Space Policy, che includeva astronauti, ingegneri e scrittori di fantascienza come Robert Heinlein e Jerry Pournelle (e perché non Chewbacca?). Questo gruppo contribuì alla definizione dello Strategic Defense Initiative (SDI), soprannominato “Star Wars”, il programma di difesa missilistica spaziale. La proposta di Reagan a Gorbaciov va quindi letta come l’espressione di un interesse comune nella sopravvivenza del pianeta, un messaggio significativo durante la Guerra Fredda e la minaccia nucleare. They are coming…
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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