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Martin Parr

Martin Parr, un amore sfacciato per l’umanità

Una visione del mondo onesta, fin troppo, non velata, ma sfacciata. La grazia di Martin Parr è questa.

Chi ha letto la mia personale dichiarazione di intenti circa la mia posizione sulla fotografia sa che ne capisco il giusto. Vado a sentimento, non capisco le finezze tecniche relative alla scelta della macchina, obiettivo o altro.

Martin Parr
Martin Parr – Boomerissimo.it

Uno che si arroga il diritto di scrivere di quest’arte dovrebbe, a meno che, come la sottoscritta, ammetta di non sapere, socratica ma giusta.

L’esperienza del colore

Il mio approccio primordiale mi permette di essere impressionata (mai verbo fu più adatto al caso) dall’immagine in sé, senza il bagaglio, necessario per carità, della conoscenza di scuole e teorie che renderebbero la mia fruizione più completa, ma anche più razionale, intellettuale. Radical chic, insomma.

Forse la mia personale preferenza per il bianco e nero è dovuta alla necessità mia di totale avventizia di fruire dell’immagine per quella che è senza il peso del colore, che può tanto arricchire quanto distrarre.

Fotografo
Siamo tutti artisti? – ©Boomerissimo.it

Quando conducevo le mie “indagini” per dare una faccia a Boomerissimo, come ho già avuto modo di raccontare, mi sono resa subito conto che le immagini a colori, la moda, non erano il mio mondo, come non lo sono le immagini naturalistiche, paesaggi anche belli in modo sconvolgente, tradotti in immagine li trovo freddi. Perché un luogo, non è solo vederlo. È il calore o il freddo sul viso, il suono che lo sottende, gli odori che lo accompagnano. E’ una esperienza totalizzante che una fotografia ricrea solo in parte e nella parte meno viva. Non ho molte foto dei miei viaggi anche per questo, per la mia inettitudine allo strumento, per la mia avversione ai selfie e perché di un posto provo a godermi il momento. Che è unico, la persona con cui sei, i pensieri che ti suscita, lo stato d’animo che riesce a creare. Il resto è cartolina.

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Alcune immagini a colori però mi hanno bloccato, ipnotizzato. Sfacciate, esacerbate nella loro ordinarietà, che in alcuni casi diventa volgarità. Ma lo sguardo che le ha fermate è sì feroce, ma benevolo, non c’è accanimento, ma comprensione. Non c’è assoluzione perché non c’è accusa. E’ la fotografia di Martin Parr.

La mostra: Short & Sweet

Ed è così che il 14 febbraio scorso sono andata al Mudec a Milano per godermi la mostra. Curata dallo stesso Parr, in collaborazione con Magnum Photos e arricchita di un’intervista all’autore di Roberta Valtorta, la mostra riunisce alcune delle opere più significative dell’artista inglese. Per chi avesse voglia di farci un salto, c’è tempo fino a giugno.

Nato ad Epsom, un quartiere della media borghesia londinese, Parr si definisce un fotografo documentarista, uno a cui “interessa documentare la società, notarne i cambiamenti nei momenti in cui avvengono” il che da’ alle sue immagini un tratto che lui stesso definisce “antropologico”.

Le immagini di turisti di “batteria” nei luoghi più belli del mondo rimandano al mondo dei social che viviamo, il target è la foto da mostrare non il posto dove sei. Ed è in questo modo che leggo la foto che ritrae i soliti mentecatti in posa a sostenere la Torre di Pisa o la turista assediata (attaccata?) dai piccioni a Venezia.

Cartolina da Venezia © Martin Parr / MagnumPhotos – Boomerissimo.it

Il ridurre luoghi d’arte a parco giochi è un male che sembra inestirpabile. Ma il turista è richiamato perché sia un pollo da batteria, come la foto che ne mostra un nutrito gruppo dietro la rete elettrosaldata su una terrazza di Notre Dame. I gargoyle, sdegnosi guardano altrove. Poi ci sono i turisti a competere per un lembo di spiaggia conteso al vicino di asciugamano, una giornata al mare che diventa lavoro, in un posato pessimo, a mangiare un altrettanto pessimo gelato.

Una giornata al mare – © Martin Parr / MagnumPhotos – Boomerissimo.it

Ma sono gli oggetti del consumismo quotidiano, irrorati da luce diretta a mostrarne l’esatto valore che rendono la cifra di Parr. Nessuno di noi è escluso da quella carrellata, l’essenza del cheap, junk food, accessori improbabili ed inutili.

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 Il Mudec mi ha poi riservato una sorpresa piacevole, dato che era il giorno di San Valentino se ci si presentava in due, il biglietto da pagare era solo uno. Peccato non averlo saputo per tempo. Ma in fondo non sono stata sola, c’era l’umanità con me.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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Comments (

1

)

  1. Robert Doisneau: recensione semiseria di un’avventizia – Boomerissimo

    […] ed affezionata a queste immagini. Uomini, donne, bambini ed animali sono ritratti da Doisneau, la strada come palcoscenico, anzi set fotografico. Tanti sono i bambini ritratti come tali, che giocano per strada e si esaltano […]

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