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Baretta brutto mondo

Baretta, la storia bellissima di un mondo bruttissimo

“Tony” Baretta è stato l’eroe di cui gli anni ’70 avevano bisogno. Spiccio, informale, duro quando serviva. Ma con una scintilla di umanità. Lo interpretava Robert Blake, un attore la cui vita è diventata un (drammatico) film

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Per ragioni che retrospettivamente sono anche divertenti, un giorno mi trovai catapultato a vivere da solo in quella che un tempo si chiamava “La Barona violenta ma formativa”.

Baretta brutto mondo
La sigla di Baretta era cantata da Sammy Davis Jr (Instagram @cinemaremember708090) Boomerissmo.it

Era effettivamente uno di quei quartieri nei quali era meglio stare accorti, non troppo lontano in senso geografico ma agli antipodi da ogni altro punto di vista, dai tranquilli quartieri residenziali da cui venivo, pieni di giardinetti, bambini che giravano con pattini e biciclette, campetti di calci, oratori.

Vivere in un set di Baretta

La Barona era decisamente diversa: un’edilizia che allora ricordava la periferia di Varsavia (di allora), camion che rombavano intorno ai piazzali vialoni a scorrimento veloce, giardinetti anemici e scassati, grigi e poco raccomandabili, negozi che tiravano a campare, una popolazione che si sarebbe potuta definire “di pochi spiccioli” o “a miccia corta”. Insomma un posto favoloso.

Baretta la serie
Il mondo di Baretta – screenshot youtube – Boomerissimo.it

Quando entrai per la prima volta nel palazzo, pienamente armonico con quelli circostanti, nel quale spinto da urgente bisogno avevo affittato un monolocale senza nemmeno prendermi la briga di andare a vederlo, mi ritrovai immediatamente in un’atmosfera familiare. Il lungo corridoio buio sul quale davano le sottili porte di compensato, le pareti dipinte a mezz’altezza di un olio lucido ma verdastro, la graniglia a terra, nerastra e non solo per il colore originale, le voci e i suoni che venivano da dietro le porte. Mi sentii in un telefilm. Anzi, sentii immediatamente di essere dentro una puntata di Baretta.

Baretta la serie
Il mondo di Baretta – screenshot youtube – Boomerissimo.it

Da un momento all’altro Robert Blake avrebbe potuto irrompere per le scale, sfondare a calci una di quelle porte, sorprendere uno spacciatore a letto con una prostituta urlante, intrattenere un rapido confronto a fuoco, venirsene fuori col malcapitato sottobraccio, ciondolante nella sua canottiera sanguinolenta. Insomma ero nel posto giusto, e il resto della mia permanenza avrebbe finito per essere qualcosa di simile alla quinta stagione di uno dei telefilm più interessanti che siano mai apparsi in televisione. 

Baretta, un grande classico della TV “hard boiled”

Nel mondo del giallo si definiscono “hard boiled” quelle storie che si contrappongono al giallo incipriato e cervellotico della tradizione inglese. Storie angolose e dure, violente, dove l’azione predomina a colpi di proiettili di grosso calibro e non c’è spazio per veleni, camere chiuse, complotti, piccioni assassini, insomma per le masturbazioni mentali di Ellery Queen e simili o per i complotti da alta società nei quali era solito districarsi il Tenente Colombo. . 

Tony Baretta in azione – boomerissimo.it

Baretta tra il 1975 e il 1978, nell’arco di ben quattro stagioni,  raccontò nel modo brusco che conosciamo, un mondo duro e spietato. Era una televisione alla quale non eravamo abituati. Ma, per quanto possa essere sorprendente, per noi che ne gustavamo ignari la brutalità sanguinolenta, Baretta era in realtà un remake in forma edulcorata di un’altra serie ancora più estrema, e basata sulla storia vera di un detective del New Jersey: Toma. 

Toma: il papà di Baretta era Tony Musante

L’idea da cui nasce Baretta è quella di un detective di origini italiane: look (diciamo così) informale. Ma ancora più  “informale” nello stile investigativo e nei metodi. Si tratta di Toma, interpretato in modo altrettanto privo di fronzoli quanto denso di risultati da Tony Musante.

Non è una serie che si perde nella notte dei tempi: va in onda, sempre sulla ABC, dal 1973 al 1974. Toma ha un pregio che è anche un limite: come “Serpico” è basato su una storia vera, quella del detective del New Jersey David Toma, che lavora a New York, nell’ormai leggendario 53esimo distretto di polizia. È una storia che si può romanzare, reinterpretare, ma non reinventare del tutto, pena perdere il contatto con la realtà (e magari esporsi a conseguenze legali). La ABC vuole le mani più libere, inventa una città di fantasia, al posto di Musante chiama Robert Blake, e Toma è pronto a trasformarsi nel detective Anthony Vincenzo “Tony” Baretta, che imperverserà sugli schermi per ben quattro anni, lasciando dietro di sé una impronta indelebile e determinando la nascita di un nuovo filone di show televisi.

Tony Baretta, duro dal cuore quasi tenero con uno strano amico.

Al contrario di Cannon, che dopo la sua carriera di poliziotto “regolare” ha scelto di vivere circondato da comodità anche piuttosto costose, Baretta è un poliziotto in attività dai modi spicci e dal’altrettanto elementare approccio allo stile. 

Baretta e Fred il cacatoa – Boomerissimo.it

Inseparabile dalla sua caratteristica coppola, vive in un appartamento da scapolo, altrettanto poco curato negli accessori e nei dettagli. La sua unica concessione alla bizzarria è l’animaletto che gli fa compagnia: un cacatoa di nome Fred.

Porta sfondata dopo porta sfondata, sparatoria dopo sparatoria, arresto dopo arresto, Baretta non solo affronta con successo il crimine della sua città senza nome ma scala le classifiche di gradimento. E, per quanto sia buona la sceneggiatura è proprio la figura di Robert Blake a dominare la scema e portare la serie al successo. Oltre che Blake stesso a numerosi premi, tra cui l’Emmy, l’equivalente televisivo degli Oscar.

Baretta, l’eroe che serve agli anni ‘70

Baretta è l’eroe di cui gli anni 70 hanno bisogno. Tormentati dalla paura, dalle incertezze economiche, dall’esplosione del crimine, gli spettatori sognano il trionfo dei giustizieri e  la polizia che spara ad alzo zero. In Italia fiorisce un genere, in America (forse con maggiori finezze) anche. 

La sigla di Baretta in tutto il suo splendore – Boomerissimo.it

Baretta è una di queste finezze. Racconta un mondo duro, spietato, ma senza compiacersene o semplificarlo più di quanto sia necessario a quello che è pur sempre uno show televisivo. Baretta punta al sodo, piega le regole, se è necessario per raggiungere il suo scopo, non si ferma di fronte a ostacoli e cavilli irragionevoli. Ma non è un brutale sterminatore che accarezza la paura e il bisogno di vendetta del pubblico televisivo.

Il suo personaggio al contrario mostra compassione ed empatia per la varia, e non sempre perfetta umanità, che trova sulla strada del suo lavoro. In un episodio corre in aiuto di un ragazzo bullizzato a scuola, in un altro è al fianco di una moglie vittima dello stalking dell’ex marito. Non è un personaggio da Milano Calibro 9, né un vendicatore. È un’alternativa non poi così ovvia al poliziotto brutale e sanguinario che in quegli anni riflette la paura di una società spaventata del presente e ancora più del futuro. Quel mondo spaventoso, privo di certezze è anche il suo mondo. Ma Baretta mostra che non tutti i nodi i nodi si possono sciogliere a colpi di pistola, e che più il mondo intorno diventa spaventoso, più diventa importante riscoprire la scintilla di umanità che consente di venirne fuori. 

Poi, certo, anche sfondare la porta a calci e sparare, quando è rimasta l’unica soluzione possibile. 

L’eredità di Baretta

Baretta non è la serie più popolare e ricordate della televisione, eppure la sua eredità e le tracce che ha lasciato sono importanti. Non ultima la sua spettacolare sigla, interpretata da Sammy Davis Jr (si riconosce anche la voce dal cacatoa Fred).

Sammy Davis Jr. un grande interprete per la sigla – Boomerissimo.it

“Don’t do the crime uf you can’t do the time”, che potremmo grosso modo tradurre: “non commettere crimini se non sei hai voglia di andare in galera”, che è più un richiamo alla responsabilità personale che alla vendetta.

Robert Blake, la faccia difficile di Baretta

Oltre che alle finezze di scemeggiatura, Baretta deve la sua gloria all’interpretazione di Robert Blake, attore caratteriale quanto il suo personaggio. Un uomo che ha reso molto più interessanti (anche se non necessariamente più semplici) i quattro anni di produzione della serie.

Robert Blake era praticamente nato sul set. Nella sua vita ha interpretato oltre 200 film, tra cui alcuni leggendari. Robert Blake era lo spettacolo, il cinema, la televisione: le sue difficoltà e i suoi scatti erano quelli dei suoi personaggi

Anche la fine della sua vita (e quella della moglie) sono un film, tragico, che avremo modo di raccontare qui su Boomerissimo.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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