Quando la giustizia aveva i baffi e guidava solo Alfa Romeo
Le nuove generazioni non riescono a comprendere appieno la nostra boomeristica passione per le Alfa Romeo. Sarร che per noi sono e resteranno per sempre le auto della polizia, sculettanti con la loro trazione posteriore e quel colore improponibile.

Avevano fascino quelle auto, tanto da diventare protagoniste non solo delle strade italiane, ma anche di numerosi film, chiamati, con un termine un poโ sminuente, poliziotteschi.
Il poliziottesco italiano. Violenza=giustizia
Il poliziottesco fiorรฌ negli anni ’70, sorgendo dalle ceneri dello spaghetti western, ereditandone l’estetica poco patinata e decisamente violenta e trasferendola nei contesti urbani contemporanei. Le trame, piรน o meno sempre le stesse, ruotavano attorno a temi come la corruzione e la violenza urbana trattati in modo alquanto qualunquistico, con protagonisti stereotipati: il commissario duro e incorruttibile, il criminale spietato, il politico corrotto.

Punti di forza erano gli inseguimenti in auto con le nostre amate Giulia e Alfetta, le scene dโazione, rapine, sequestri e gli scontri tra polizia e criminalitร organizzata. Si indugiava sulle scene di violenza cruda ed una visione sinistra e pericolosa della vita nelle grandi cittร come Roma e Milano.
Soggettisti e sceneggiatori pescavano a piene mani nel contesto sociale dell’epoca.
Di buono avevano le colonne sonore memorabili, compositori come Ennio Morricone e Stelvio Cipriani creavano partiture che sottolineavano l’intensitร delle scene d’azione.
Precursori del genere sono riconosciuti due film di Carlo Lizzani Svegliati e uccidi e Banditi a Milano, ma il primo a riunire tutti gli elementi tipici del genere La polizia ringrazia di Stefano Vanzina.
Solo i ciechi perรฒ non riconoscerebbero il tributo pagato a film dโoltreoceano dove il poliziotto era quasi piรน cattivo dei malviventi a cui dava la caccia, tutori dellโordine brutti, sporchi e cattivi come l’ispettore Callaghan, Serpico o il tenente Parker interpretato da John Wayne. Personaggi che incarnavano l’archetipo del poliziotto intransigente, in conflitto con un sistema giudiziario percepito come inefficace e corrotto.
I nostri commissari, perรฒ, bisogna ammetterlo, avevano un guardaroba decisamente piรน curato. Mentre Dirty Harry girava con lo stesso impermeabile per un discreto numero di film, i nostri eroi sfoggiavano giacche in pelle di gran lusso che sembravano appena uscite dalla boutique, anche dopo essere rotolati giรน per tre rampe di scale inseguendo il malvivente di turno.
Molti sono i registi che diressero poliziotteschi, da citare sicuramente Umberto Lenzi, Enzo G. Castellari, Marino Girolami, Stelvio Massi e Fernando Di Leo.
Il volto del commissario di ferro, Maurizio Merli
Maurizio Merli divenne l’incarnazione del commissario duro e incorruttibile, simbolo del poliziottesco italiano. Alto, biondo, atletico e baffuto, Merli interpretava personaggi di poliziotti in rivolta contro l’ingiustizia e il lassismo della legge e dei magistrati. Il suo esordio nel genere avvenne nel 1975 con Roma violenta, dove interpretรฒ il commissario Betti. Pare che si fosse fatto crescere i baffi apposta per ricordare Franco Nero ne La polizia incrimina, la legge assolve.
Nel ruolo del commissario Betti, Merli aveva sviluppato una tecnica acting tutta sua: lo sguardo sempre accigliato, il sopracciglio perennemente inarcato e quello sberlone al rallentatore che divenne il suo marchio di fabbrica.
Il successo di Merli fu tale che la sovrapposizione tra attore e personaggio divenne totale. Il pubblico lo identificava con il “commissario di ferro” che portava sullo schermo.
Un aneddoto (non confermato) narra che Merli, fermato dalla polizia per un controllo di routine, si sarebbe presentato come “il Commissario Betti”, rischiando una denuncia per false generalitร .
Merli si dedicava con grande impegno ai suoi ruoli, eseguendo personalmente molte scene senza ricorrere a controfigure.
Una rivalitร tra poliziotti
Molto nota allโepoca era la rivalitร con un altro attore che interpretava un ispettore di polizia decisamente meno elegante: Tomas Milian.
Una rivalitร che raggiunse il suo livello di massima tensione durante le riprese di Roma a mano armata.
Nel film, Merli interpretava il commissario Tanzi, mentre Milian aveva il ruolo del criminale soprannominato “il Gobbo”. Le scintille tra i due attori erano visibili sul set. Il regista Umberto Lenzi ha dichiarato che “dire che tra Tomas e Maurizio ci fosse rivalitร รจ ancora un eufemismo”.
La rivalitร tra i due attori esplose durante le riprese della sequenza finale. Il personaggio di Milian doveva disarmare quello di Merli e prenderlo a calci mentre era a terra. Milian, perรฒ, esagerรฒ nella violenza dei calci, colpendo realmente Merli. Quest’ultimo s’infuriรฒ a tal punto che il regista fu costretto a interrompere le riprese e continuarle il giorno successivo.
Lotta tra poliziotti nel poliziottesco – Boomerissimo.it
Nel film successivo in cui apparvero insieme, Il cinico, l’infame, il violento, Merli e Milian non girarono nessuna scena insieme, pare nemmeno quella finale, che fu preparata come se i due attori fossero sullo stesso luogo ma in realtร girata separatamente con la presenza di una controfigura. Dopo questi film, Merli e Milian non lavorarono mai piรน insieme.
Il declino e l’ereditร
Il genere iniziรฒ a perdere popolaritร verso la fine degli anni ’70, quando le commedie erotiche e i film horror cominciarono ad attrarre piรน spettatori al cinema. Secondo grindhousedatabase.com, lo sceneggiatore Dardano Sacchetti, che non apprezzava quello che considerava il sottotono “fascista” del genere, si attribuรฌ il merito di averlo “distrutto dall’interno” trasformandolo gradualmente in una parodia di se stesso.
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Ciononostante l’influenza del poliziottesco italiano si รจ estesa ben oltre i confini nazionali e temporali. Quentin Tarantino ha apertamente omaggiato il genere in film come Pulp Fiction.
L’ereditร del poliziottesco sopravvive ancora oggi, non solo nel cinema ma anche nella cultura popolare. Ogni volta che vediamo un poliziotto cinematografico che non segue le regole, che guida come un pazzo o che risolve i casi a modo suo, dobbiamo ringraziare quei commissari baffuti degli anni ’70.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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