Un milione di auto: nel 1965 Milano fu la prima città italiana a dovere cambiare le sue targhe. E a miagolare fu una splendida Giulia TI, firmata Alfa Romeo.
Quando Alfa Romeo decide di presentare la sua nuova berlina, la Giulia, l’Italia è un paese in crescita impetuosa e Milano è la città che più di ogni altra traina questa crescita.

Il grattacielo Pirelli, da poco inaugurato è il simbolo di una città che cerca di guardare senza complessi alle grandi capitali del mondo. È un capolavoro di Giò Ponti, che riesce a fare dimenticare alla città il primo maldestro tentativo di grattare il cielo. Quella Torre Velasca, centralissima, dalle ambizioni altissime ma dalla misera realtà di paracarro ipervitamitico (almeno secondo il nostro parere, che di architettura non pretendiamo di capire nulla).
Milano è una città la cui industria automobilistica è ancora vivace e sfida, anche se in questo caso dal basso, i campioni torinesi della Fiat. L’Autobianchi è ancora il ramo automobilistico delle biciclette Bianchi.
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Soprattutto, a Milano c’è l’Alfa Romeo, auto veloci, che corrono. Da uno loro costola è nata la Ferrari. Ma per quanto vincente su tutti i circuiti l’Alfa Romeo è da sempre in precario equilibrio finanziario. Troppo concentrata sui tempi al giro, forse, dimentica i non meno importanti risultati economici. È una delle prime aziende italiane ad essere nazionalizzata, già prima della guerra, per evitarne l’ingloriosa scomparsa. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale non le sono d’aiuto nel rilancio. Sarà il genio e la determinazione del presidente IRI Giuseppe Luraghi a imporre modello dopo modello una trasformazione da azienda semiartigianale di modelli di lusso a vero e proprio marchio industriale. Prima la 1900, poi la Giulietta, “fidanzata d’Italia”.

Nel 1960 quando Luraghi prende direttamente posto al vertice di Alfa Romeo, tutto è pronto per un nuovo cambio di marcia. La vettura che Luraghi immagina, vuole fortemente, e che effettivamente trasformerà almeno per un paio di decenni Alfa Romeo in un grande marchio industriale italiano, è la Giulia.
La Giulia graffia
L’ Alfa Romeo Giulia è un’auto che Luraghi vuole avveniristica, veloce, superiore alla concorrenza. “Disegnata dal vento” è lo slogan di una delle prime berline a curare la resa aerodinamica.
Sarà anche la prima ad avere una carrozzeria capace di assorbire l’energia di un urto, deformandosi alle estremità e salvando i passeggeri dentro la “cella di sopravvivenza”. È veloce, grintosa, uno dei più bei frontali della storia dell’auto. Quando esce e attacca frontalmente la Fiat 1500, la mossa sembra suicida. Ma la Giulia è un’auto di un nuovo secolo, in confronto, e il suo successo sarà devastante.
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Basti pensare che la Giulia, nata nel 1962, che a fine carriera avrà venduto circa un milione di pezzi, resta una delle Alfa Romeo più vendute di sempre.
La Giulia miagola: MIA00000
Quel marchio così milanese vive la sua crescita insieme alla crescita impetuosa del capoluogo lombardo. Nel 1965, mentre il milione di Giulia prodotte è ancora solo un sogno, la provincia di Milano si avvia ad essere la prima in italia ad esaurire i numeri delle targhe, e superare il milione di auto immatricolate dal 1927.

L’accelerazione degli ultimi anni è stata violenta e il fatale MI 999999 si avvicina sempre più velocemente. Occorrerà inventarsi qualcosa, e quel qualcosa è l’introduzione delle lettere, che non solo consentono di ricominciare da capo, ma sono 21, e consentono dunque un certo agio rispetto ai miseri 9 numeri del sistema decimale.

La prima auto del nuovo sistema, la milionesima, porta la curiosa targa che vedete. La combinazione tra sigla della provincia, A e zeri consecutivi dà uno splendido miagolio, che calza a meraviglia sull’auto che la porterà. E che è la più milanese che si possa immaginare: un’Alfa Romeo Giulia Ti, destinata nientemeno che a servire il direttore del Corriere della Sera.
Quando Luraghi gliela consegna, manca solo un baule pieno di panettoni e il Piccolo Coro dell’Ambrosiano a cantare “O mia bella madunina”. O magari, chissà, ci sarà stato pure il coro.

Milano corre avanti, miagolando, con la sua Giulia. Roma arriverà solo un anno dopo, nel 1966, con una Fiat 124 targata Roma A00000. Quelle Giulia resteranno tra le più belle auto di sempre. E altre indimenticabili Alfa Romeo dovranno ancora vedere la luce, prima che il Biscione finisca tra le grinfie di mamma Fiat, grazie ai buoni uffici di un nuovo presidente IRI: Romano Prodi.
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Ma questa è un’altra (e forse non troppo edificante) storia. Preferiamo ricordarci quella Giulia che miagolava.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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