Il progetto Alfasud nasce da un bel sogno industriale e sociale che ha avuto fortuna soltanto a metà. Ben diverso, e molto più felice, è stato il destino della sorella “cattiva”: quella Alfasud sprint di cui molti dimenticarono volentieri il suffisso -sud, finché non cadde del tutto.
Giuseppe Luraghi è stato un presidente coraggioso e lungimirante. Un uomo della pasta dei grandi imprenditori-riformatori che hanno cambiato il volto dell’Italia. Una specie di Adriano Olivetti, per intenderci. Ma con molti più cavalli.

A Luraghi, o quantomeno alla sua ispirazione, si devono le macchine più leggendarie che Alfa Romeo abbia prodotto tra gli anni 60 e 70. Il periodo d’oro delle Giulia, GT, Alfetta, Duetto e chi più ne ha più ne metta. Non a caso, quando l’esposizione universale di Montreal decide di cercare un’ auto che possa interpretare “il sogno più alto dell’uomo” in questo campo, è ad Alfa Romeo che si rivolge. Ma a questo abbiamo già dedicato un articolo (se non. vogliamo dire due). Alla fine degli anni ’60 Luraghi presiede un gruppo pubblico di immensa immagine e successo. Si sente investito, più degli imprenditori privati, a lanciare un grande progetto di industrializzazione e rinnovamento. Quell’Alfa Romeo così milanese creerà un polo industriale meridionale, trainando il mezzogiorno fuori dal sottosviluppo e completando l’unità del paese. Avremo occasione di parlarne.
La cattiva ragazza ha vinto
In estrema sintesi il progetto, se non fallimentare dal punto di vista automobilistico (Alfa Romeo sarebbe riuscita di lì a poco a fare molto peggio dell’ Alfasud), fallì miseramente i suoi obiettivi industriali, politici e sociali.
“Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto.”
–Ute Erhardt
Alfasud, la brava ragazza, tentando la via del paradiso fece un buco nell’acqua. Ben diverso sarebbe stato il destino della sorella “cattiva”, che da variante minore finì per essere quella più longeva e di successo. Mentre l’ingegnere tedesco-boemo Rudolf Hruska iniziava la progettazione dell’Alfasud berlina, a Giorgetto Giugiaro viene affidato il progetto di allestire una versione sportiva sullo stesso pianale. All’interno del grande disegno catartico di Luraghi le economie di scala sono importanti. Dal progetto alla realizzazione passeranno ben otto anni: un tempo infinito che dà l’idea delle difficoltà titaniche che l’intero progetto Alfasud ha dovuto affrontare, superandole solo in parte.
Ad ogni modo, quando la Alfasud Sprint viene presentata, viene subito adottata dagli appassionati del marchio, anche quelli che guardano con diffidenza alla sorella berlina. A differenza di questa, tutti riconoscono nella Alfasud Sprint una vera Alfa Romeo. Forse non sarà proprio l’erede della GT Junior, come ambiziosamente sostengono i primi comunicati. Ma è sicuramente una piccola, e soprattutto cattiva, Alfa Romeo.
“Una macchina da delinquenti”
Le ragioni del suo successo credo si possano spiegare con il piccolo dialogo che, mentre progettavamo questo articolo, ho avuto con la fondatrice del sito, Antonietta Terraglia. Alla ricerca di una macchina che potesse ben rappresentare la scalata di Boomerissimo verso numeri sempre più importanti, le ho sottoposto una gamma di vetture tra 1500 e 1600cc di cilindrata, alcune stilose, alcune classiche, alcune piuttosto buffe.

La sua scelta è caduta senza esitazioni sulla Alfasud Sprint. La ragione? “Da noi (Antonietta è foggiana, NdA), era la macchina dei delinquenti”. Ragione bizzarra, si potrebbe pensare, per il successo di una macchina. A meno che quella macchina sia un’ Alfa Romeo: il marchio che sullo schermo, ma soprattutto per le strade, è stata la protagonista assoluta di una stagione. E questo tanto nelle mani della Polizia che in quelle dei banditi che venivano inseguiti. Le Alfa Romeo erano “cattive” anche quando erano dipinte coi colori della volante: dovevano correre e dovevano vincere. La loro grinta non era fatta di spoilerini di plastica e di lucette, ma di battaglie quotidiane.

L’ Alfasud sprint, con la sorella “buona” condivide solo il pianale e la struttura meccanica (peraltro ottime cose). La sua personalità è completamente diversa. Il baricentro basso ne accentua lo spirito sportivo, le motorizzazioni 1.3 e 1.5 sono grintose al punto giusto. Gli alfisti forse storcono un po’ il naso davanti alla trazione anteriore ma alla Sprint perdonano anche questo. Di fatto, dimenticano che si tratta di un’ Alfasud. Nome sfortunato, al di là delle lodevoli intenzioni.

Dal 1983 l’ Alfasud Sprint, cesserà del tutto di essere di essere Alfasud e diventerà semplicemente Alfa Romeo Sprint. per altri sei anni di una carriera lunga e fortunata. Uscirà di produzione alle soglie degli anni ’90, dopo avere venduto circa 100.000 vetture: cifra davvero ragguardevole per un coupé sportivo degli anni ’70/80. Più di quante ne abbia vendute la Giulia GT, in tutte le sue versioni dalla Junior alla 2000, un decennio prima. Se la “Sprint” non è riuscita ad essere l’erede di quella mitica Junior (chi avrebbe potuto esserlo?) è stata invece una grintosa sorella minore dell’ Alfetta GT/GTV, un’altra creatura di Giugiaro.
Soprattutto, quella macchina cattiva e un po’ “delinquente” è stata una vera Alfa Romeo. Una delle ultime, sfortunatamente.
Antonio Pintér


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