“Il tempo ti darà ragione”. Si dice spesso per consolare, ben sapendo che raramente il tempo è così galantuomo. E non serve scomodare grandi ideali ed eventi per seppellire il pensare comune.
Fashion addict. Se è vero che fregarsene si può e talvolta si deve, nessuno si sognerebbe più di andare in giro con il borsello.

La verità è che il mercato ti impone di acquistare cose che siano conformi a quanto viene prodotto in quel momento, che sia abbigliamento, accessori o anche generi di prima necessità.
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Orrori da indossare
La cartina di tornasole è la vecchia foto di x anni fa, quella fatta con gli amici, in cui ci sentivamo fighi da paura. Riguardarla da’ il senso preciso dell’orrore al quale ci siamo piegati con tanta convinzione ed orgoglio.
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Quando si parla di anni 80, non si può fare a meno di pensare alla dittatura delle spalline. Più o meno imbottite, erano “montate” su qualsiasi abito, giacca, maglioncino. Si diceva che aiutavano la silhouette di chi era un po’ forte di fianchi. Rendeva l’ensemble più equilibrato. A riguardarle ora, che gli anni ci hanno messo gli occhiali della verità, riusciamo solo a vedere l’effetto Robocop.

E se non bastavano quelle montate di default, si andava al mercato, alla merceria per comprarne altre ed aumentare il volume. Si compravano poi di tutti i colori, perché non potevi metterle scure sotto l’abito chiaro… Un altro effetto collaterale non da poco era l’effetto calore. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi circa la presenza di pori capaci di pompare sudore in qualsiasi parte del corpo, si sarebbe reso conto di quanto liquidi era possibile perdere dalla sommità delle spalle.
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Ma noi “ottantisti” non ci siamo limitati a questo. Quanti danni hanno fatto i fuseaux? I “flintstones” degli attuali leggings oltre a mostrare la cellulite anche di chi non l’aveva, avevano in più l’aggravante dell’elastico che avrebbe dovuto tendersi sotto la pianta del piede. A parte che era scomodo da morire (vescica plantare docet), occorreva essere più alti dell’infernale capo d’abbigliamento. Diversamente l’effetto teso andava a farsi benedire e sembravi soltanto una poveretta con la gamba “arrappata”.
America, America, America
Amavamo l’America che vedevamo al cinema e alla TV e volevamo raggiungerla. Non sempre era possibile, soprattutto per quelli come noi che facevamo i conti con le mille lire. E se qualche soldo riuscivamo a metterlo da parte potevamo decidere di investirlo in capi d’abbigliamento che ci facessero sentire un po’ americani, novelli Nando Mericoni.

Uno di questi obbrobri erano gli stivali Camperos. Punta tonda e tacco quadrato erano ornati con ricami a fuoco. Da nuovi avevano un colore chiaro sabbiato, che col tempo diventava sempre più scuro ed è a quel punto che raggiungevano il top.
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Le marche che li producevano erano molteplici, dalle più costose ai “tarocchi” del mercato. Fatto sta che si indossavano con cadenza quotidiana da un anno all’altro per fargli prendere il colore desiderato, con qualsivoglia temperatura e indifferentemente con pantaloni, gonne, abiti corti e lunghi. Più che una scarpa, una condanna.
Antonietta Terraglia


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