Bentornati alla Skiff Parade di Boomerissimo.it! L’appuntamento in cui si vota il peggio della vostra infanzia. Dopo merendine e polveri da colazione, si scende sempre più in basso. Fino ai piedi, con le calzature più temibili degli anni ’80.
Dopo le merendine e le polveri da colazione, questo mese la Skiff Parade scende drammaticamente di quota e raggiunge e la scarpiera. Gli anni 80 ci hanno lasciato parecchie calzature da ricordare e qualcuna da denunciare. Tre candidati, un voto aperto a tutti, e a fine mese la più “skiffata” entra di diritto nella Skiff Hall of Shame. Il modulo è qui sotto e sui nostri social.

Perché proprio le scarpe?
Una merendina sgradita si poteva barattare o far sparire, gettare. Nessuno è mai morto per una pausa saltata o per un morso al panino al salame del compagno di banco. Una scarpa sbagliata, invece, restava ai piedi dalla mattina alla sera, sotto gli occhi di tutta la classe, e il cambio di modello non era previsto dal bilancio familiare. Talvolta, questi orrori ci piacevano pure, e questa è la cosa peggiore, che resta incisa nella memoria.
I competitor
1. Timberland
Nate come stivali da lavoro per il freddo e l’umidità, arrivarono in una Milano da sartoria; furono adottate dai paninari, che le portavano con i jeans rivoltati. Il fascino stava nel fatto che sembravano americane, e stranamente lo erano. Ovviamente, costavano di conseguenza. Secondo i ricordi di J-Ax, ex paninaro stagionato, l’equivalente di circa 500 euro di oggi. Chi non poteva permettersele ripiegava sull’imitazione, che si riconosceva però a un chilometro di distanza.
2. Camperos
Stivali western con punta tonda, tacco quadrato e ricami sul gambale. Nuovi erano chiari, color sabbia, e il bello arrivava dopo: il cuoio scuriva con l’uso, e per accelerare il processo si portavano ogni giorno, per più stagioni, con qualsiasi temperatura e con qualsiasi indumento, pantaloni, gonne, abiti corti e lunghi. Li facevano marchi diversi, dai più costosi ai tarocchi del mercato. Erano gli unici stivali che richiedevano pazienza per diventare quello che volevano essere. E quando lo diventavano, tra puzza e scomodità, erano un vero Skiff.
3. Espadrillas
Tomaia di tela e suola di corda: il nome viene dal catalano espardenya e dallo sparto, una pianta mediterranea. Ovviamente nessuno se n’è mai preoccupato. Negli anni 70 e 80 ebbero grande successo. La suola di corda aveva però una relazione complicata con l’acqua, cioè con uno degli elementi chiavi del paesaggio in cui, teoricamente, avrebbero dovuto muoversi. Il risultato si annusava, prima ancora di vedersi.

Votate, votate, votate!
Il modulo è qui sopra e sui social. Raccontateci nei commenti quali scarpe vi hanno rovinato di più le estati, e difendete la vostra preferita se proprio dovete. Votate. L’orrore ai piedi sarà uno solo, e alla fine sapemo qual è.
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