I film di James Bond ci hanno regalato grandi interpreti nel ruolo della spia con licenza di uccidere, ma anche i villains non sono da meno. Ma c’è anche qualcuno che ha rifiutato di competere con 007. Paura?
Il fascino che emana il personaggio non è in discussione, come non è in discussione la fama che porta indossare le vesti (eleganti) dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà.

Chiunque abbia la chance di interpretarlo diventa immediatamente popolare, dimostrare di meritare quella fama è un’altra storia.
C’è Bond e Bond
Non tutti gli attori chiamati ad interpretare il nostro Jimmy è però risultato credibile agli occhi dei fan. Credibile forse non è il termine più adatto, in quanto tutte le vicende e le azioni di cui Bond è protagonista sono ai confini dell’irreale, tuttavia l’interprete deve in qualche modo accostarsi all’immaginario dello spettatore.
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E se per molti il migliore rimase sempre lui, Sean Connery, la lotta sul peggiore vede al fotofinish George Lazenby e Timothy Dalton. Lazenby, australiano di nascita, ha interpretato un solo film della saga ed è stato prontamente dimenticato. Il film Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà, non è stato uno dei migliori, così come la performance del protagonista.
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Secondo nella classifica dei peggiori si piazza Timothy Dalton, britannico attore di belle speranze, la gran parte della quali, si potrebbe dire, sono “rimaste nel manico”. Ha indossato lo smoking da Bond solo due volte, ma non è mai apparso a suo agio nella parte. Poco male. E se sull’abilità dell’ultimo, Daniel Craig, è bene glissare, in quanto fresco di dipartita (dalla saga), è fuori di dubbio che the best è e rimarrà lui, Sean Connery. In realtà Ian Fleming. l’inventore di James Bond, non era d’accordo sulla scelta della produzione, lui avrebbe voluto al posto dello scozzese Connery, un molto più inglese David Niven.
Gli antagonisti
Una buona storia, per svilupparsi, ha bisogno dell’eroe e del suo antagonista. E sono proprio i cattivi, nei film della saga, che talvolta rubano la scena al protagonista. Come dimenticare Javier Bardem, orribilmente biondo e malvagio in Skyfall o Christoph Waltz in Spectre?
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E se 007 non può perdere nella storia, di certo i cattivi possono superarlo per l’altezza dell’interpretazione. E’ anche vero che i cattivi talvolta hanno personalità più sfaccettate, sono delineati meglio, soprattutto negli ultimi film. Non sono solo bruti e brutali, ma hanno un’anima, nera, ma ce l’hanno.
L’incontro mancato
La produzione non bada a spese quando si tratta di un film della saga e molti artisti sono chiamati a vario titolo anche per interpretare piccole parti. Ricordiamo, ad esempio, la nostra Monica Bellucci avere una piccola parte in Spectre. Ma gli esempi potrebbero essere molti di più. Entrare nei titoli di coda di un film di Bond è un plus, fa curriculum.
C’è anche qualcuno che, però, ha detto un secco no alla richiesta di entrare nella leggenda bondiana e parliamo di David Bowie. Nel 1985 esce 007 – Bersaglio mobile, l’ultimo film con protagonista un già in là con l’età Roger Moore. Moore è stato il più longevo interprete della serie ed è anche quello che ha cominciato più tardi, il suo primo 007 lo ha interpretato a 46 anni. Nel 1985 sentiva che la sua corsa era alla fine ed anche la produzione si rendeva conto che il quasi sessantenne Moore aveva perso smalto agli occhi del pubblico. Per rinverdire la saga e catturare spettatori, decisero di interpellare David Bowie per il ruolo del cattivo.
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Bowie non era nuovo a prove d’attore, aveva recitato in L’uomo che cadde sulla terra di Nicolas Roeg, Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott, Furyo di Nagisa Ōshima. L’artista, però, dopo un primo contatto positivo decise di rifiutare la parte. Spiegò successivamente che non intendeva passare cinque mesi della sua vita a guardare la sua controfigura gettarsi dalle montagne…
Il ruolo fu poi ricoperto da Christopher Walken coadiuvato nella cattiveria da Grace Jones. Col senno di poi non si può dare davvero torto a Bowie per aver declinato l’invito. Bersaglio mobile è uno dei film più scialbi della serie, in più condito da una colonna sonora ancora più insipida, se possibile. Tema del film era una canzone dei Duran Duran non al loro massimo, A view to a kill, un brano che riesce a battere, nella sua disarmonia, anche la rumorosissima Wild boys.
Forse sarebbe stato meglio ingaggiare Bowie per la colonna sonora.
Antonietta Terraglia


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