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Ron Jeremy meglio di Maradona

Ron Jeremy, meglio di Maradona: avventure e disavventure del riccio del Queens

Basso, peloso, con la pancia. Non era il fisico che ci si aspettava nel mondo hard degli anni Ottanta. Eppure Ron Jeremy ha fatto quello che pochissimi sono riusciti a fare: durare quasi vent’anni e svoltare le situazioni quando meno te l’aspettavi

Il giovane attore era seduto sul divano del piccolo appartamento di Queens che condivideva ancora con il padre. Aveva studiato al Lee Strasberg Institute, aveva fatto qualche pezzo Off-Broadway, recitato Oscar Wilde e Gogol. Tutto il percorso canonico dell’attor giovane, pieno di speranze. Alla fine, finalmente, il telefono aveva squillato e una voce californiana gli aveva parlato di un film. Il sogno. Lui aveva chiesto, con la serietà di chi ancora credeva nel mestiere: «Can I see the script?».

Ron Jeremy meglio di Maradona
Ron Jeremy, non era bello ma piaceva – Boomerissimo.it®

Qualche giorno dopo gli arrivò una busta. Ron la aprì speranzoso, si sistemò sul divano, accese la lampada e cominciò a leggere. Le battute erano poche. Molto poche. Quasi nessuna. C’erano invece descrizioni precise di posizioni, di movimenti, di quello che il corpo doveva fare e di come doveva reagire. Non era un copione da attore. Non da attore strasberghiano, comunque. Era un copione da altro. Ronald Jeremy Hyatt, venticinque anni, ex insegnante di educazione speciale, capì in quel momento che la sua vita stava per prendere una direzione che non aveva previsto.

Un divo che ci faceva bene

Io quella busta non l’ho mai aperta, ma i risultati di quello che c’era scritto dentro li ho visti eccome, con qualche decennio di ritardo. Li ho visti in cinemini di paese, al pomeriggio (la sera era dedicata ai film per le famiglie) dove si entrava mentendo sull’età e la cassiera era abbastanza pietosa da non verificare.

Ron Jeremy meglio di Maradona
La belva del cinema erotico – Boomerissimo.it®

Con il progredire della tecnologia, e con la scusa del cult, me li sono riguardati anche in VHS. Quelli che penzolavano sopra la testa dell’edicolante, anche davanti alla parrocchia. Nessun problema. Altri tempi. In quelle prime esplorazioni critiche, forse, non mi era ancora chiaro che guardare quei film era quasi sempre un’esperienza difficile. Non per una questione di misure dei protagonisti maschili. Quelle restavano comunque lo standard dell’industria e ben sapevamo che nessun trucchetto di misurazione avrebbe prodotto risultati paragonabili. Da quel punto di vista, puramente quantitativo, va peraltro detto, che anche il nostro non se la passava per niente male. No, il problema era la presenza fisica di quegli uomini, specie gli americani. Ragazzoni scolpiti come statue greche, che ti facevano sentire un fallimento, prima ancora di entrare nel vivo della storia. In questo panorama umiliante, Ron Jeremy era un campione vero, diverso. Basso, peloso, con una pancia tutt’altro che da copertina, spiccio (non si intuiva il lavoro di Strasberg, e questo dev’essere proprio il segno dell’Actor’s Studio), con un’aria distratta ma ben presente sul pezzo. Era un sollievo, un riferimento quasi rassicurante. A parte qualche dettaglio centimetrico, c’era speranza anche per noi. Se ci si pensa bene, in quegli stessi anni, dall’altra parte del mondo, un altro fuoriclasse basso e tozzo, mal disegnato per i canoni del suo sport, stava dimostrando esattamente la stessa cosa su un campo da calcio. 

Problemi con la nonna

La famiglia di Ron reagì al successo del figlio con quel realismo un po’ brutale tipico di certe famiglie ebraiche di New York (non avevo notato ai tempi che Jeremy fosse circonciso, e non so come spiegare la cosa, visto che il dettaglio era spesso in scena).

Ron Jeremy meglio di Maradona
La foto inviata a Playgirl – Boomerissimo.it®

Il padre, fisico e professore universitario, gli disse più o meno: «Fai quello che vuoi, ma non usare il cognome di famiglia». La nonna Rose, che sull’elenco telefonico risultava ancora come R. Hyatt, dopo i primi successi d’immagine cominciò a ricevere chiamate a tutte le ore da uomini che volevano parlare con «il ragazzo delle foto» (in effetti tutto era partito da alcune foto senza vestiti che la sua ragazza Alice gli aveva scattato e mandato a Playgirl nell’ottobre del 1978). Le foto erano uscite nella rubrica “Boy Next Door”, molto più studiata dagli uomini che dalle “girls” che la testata suggeriva come pubblico. Risultato: Ron Jeremy Hyatt dovette traslocare per un periodo, il più lontano possibile dalla nonna, adottò il nome di mezzo e diventò Jeremy. Ron Jeremy.

A walking, talking hedgehog

Il primo vero set arrivò poco dopo, nel 1979: un film intitolato Olympic Fever. Il Nostro arrivò da New York in maglietta e shorts, sedotto dall’idea del caldo californiano. Purtroppo per lui, la location era in montagna, vicino al lago Arrowhead. Mentre saliva in moto per i tornanti il tempo peggiorò anche, arrivò la neve. Raggiunse la meta per miracolo, mezzo congelato.

Ron Jeremy meglio di Maradona
Ron Jeremy, il riccio – Boomerissimo.it®

Lo buttarono sotto la doccia calda nel tentativo di rianimarlo. Quando uscì, la pelle era rossa e tutti i peli del corpo gli stavano dritti. William Margold, un altro attore del film, lo guardò e disse: «You are a hedgehog, my friend. A walking, talking hedgehog». Un riccio, un porcospino. Il soprannome gli rimase appiccicato per sempre, e onestamente è difficile immaginarne uno più azzeccato. Non era il fisico che ci si aspettava in quel mestiere. Eppure sul set succedeva la magia: quando la situazione si faceva complicata, quando il tempo stringeva (cioè sempre), quando serviva qualcuno che non creasse problemi e fosse pronto anche dopo ore di attesa, mentre tutti urlavano, le macchine da presa ronzavano, quando facevi fatica a muoverti in posizioni insensate e con l’obiettivo (letteralmente) tra le palle, la classe emergeva. Ron faceva la sua battuta (del c**o), e in pochi minuti la scena era girata. Nell’era pre-viagra era una dote rilevante. No, non era il dio greco del porno. Era molto di più: un ttipo basso e panciuto che, proprio per questo, scatenava l’imprevisto. In un mondo fatto di corpi perfetti e scene studiate e, diciamoci la verità, abbastanza prevedibile, Ron Jeremy era la carta matta: uno che svoltava la situazione con la semplice presenza.

Vent’anni da campione

Funzionò per quasi vent’anni. Mentre tanti colleghi andavano e venivano, lui continuava. Negli anni Ottanta, con l’esplosione del video, il ritmo dei set diventò ancora più veloce, caotico, fisicamente esigente. Ma Jeremy era sempre lì, sempre pronto a comando. La pancia si allargò, i peli si ingrigirono, l’aspetto si allontanò ulteriormente da qualsiasi idea di erotismo convenzionale, eppure il telefono continuava a squillare. Ho sempre avuto l’idea che le donne provino un’attrazione inspiegabile per tipi che non riusciamo a inquadrare. Benché il cinema di quegli anni avesse un pubblico quasi esclusivamente maschile, il successo di Ron Jeremy potrebbe spiegarsi così. Altrimenti resta solo l’altra ipotesi, quella del fuoriclasse.

Ron Jeremy meglio di Maradona
Un’opera della maturità artistica – Boomerissimo.it®

Il parallelo l’abbiamo già suggerito, ed è quello con Diego Armando Maradona. Anche lui basso, anche lui tozzo, anche lui lontano dal fisico che ti aspetteresti da un dio del pallone. Eppure capace, nei momenti decisivi, di cose che gli altri non riuscivano nemmeno a immaginare. Se non ci arrivava con i piedi, lo faceva con la mano (lascio a voi di completare il parallelo all’altro lato della metafora). Jeremy non aveva il corpo dell’attore hard da locandina patinata, Maradona non aveva il corpo dell’attaccante da copertina. Entrambi hanno vinto con con una personalità che andava molto oltre l’ovvio.

Come Maradona

Il parallelo, puramente astratto, divenne quasi letterale nel 1990. Proprio mentre Maradona dominava i Mondiali di Italia ’90, Ron Jeremy indossò la maglia dell’Argentina in un film hard italiano girato da Mario Bianchi, Cicciolina e Moana “Mondiali”, con Ilona Staller e Moana Pozzi. Jeremy interpretava Maradona. Rifaceva gli esercizi di stretching con una serietà comica degna di un attore di alta scuola. O quantomeno pienamente nel solco della commedia erotica italiana. Nonostante prove come questa, Jeremy non è mai diventato un attore mainstream nel senso hollywoodiano. Ha collezionato camei e consulenze (9½ Weeks, Boogie Nights), ma ha continuato a girare film hard quando molti suoi coetanei erano già in pensione da tempo. La sua carriera è stata lunga proprio perché fotogenico non lo era mai stato e col tempo – almeno da quel punto di vista – migliorò ulteriormente. Qualche dote fisica doveva averla, da qualche parte (oltre a quella che si vedeva) perché ad un’età in cui altri cominciano a lottare con la prostata lui era sempre lì, con l’interruttore pronto e senza aiuti chimici. Lo è stato per quasi vent’anni, poi anche lui ha detto basta. La schiena, le ginocchia, anni di contorsioni allucinanti, di tavoli da cucina, sotto-lavandini, scale, panchine hanno imposto il loro prezzo.  

Ron Jeremy, il fuoriclasse – Boomerissimo.it®

Negli anni successivi al ritiro dalle scene, la sua immagine è stata travolta da accuse di violenza sessuale, emerse tra il 2017 e il 2020, pesanti, che hanno portato a un’incriminazione nel 2021 su numerosi capi d’accusa. Non è mai stato condannato. Il procedimento si è concluso senza processo nel 2023 per accertato declino cognitivo. Anche nella parabola discendente c’è qualcosa che, in modo tragico e distante, ricorda Maradona: due uomini che per decenni hanno vissuto ai margini delle regole estetiche e morali del loro tempo, e che alla fine hanno pagato un prezzo alto.

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Eppure, per quasi vent’anni, tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta, Ron Jeremy è stato esattamente quello che il suo soprannome prometteva: un riccio testardo, peloso, un po’ buffo, capace di sopravvivere e di svoltare le situazioni dove altri si sarebbero persi. Un Maradona del porno. Forse persino meglio di Maradona. Almeno per chi non tifava il Napoli, ma sapeva cogliere il guizzo della classe pura in altri campi. Raramente erbosi.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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