Dalla commedia sexy degli anni Settanta a una cena a Roma nel 2025: la storia di un’amicizia nata tra i set più bollenti del cinema italiano, e mai finita.
Non si sa se sia vero. Se sia realtà o solo invidia. Le signore non hanno mai voluto dare conferme esplicite e definitive. Ma tra noi maschietti è sempre stata diffusa la credenza che più la ragazza è attraente, desiderata e desiderabile, più la sua scelta finirà per ricadere su un individuo di sesso maschile il cui fascino è ignoto ai più, e irraggiungibile secondo la logica razionale, per quanto ci si irrori di Brut 33 o di essenze “per l’uomo che non deve chiedere mai”.

Misteri delle donne che restano irrisolti, dopo decenni di riflessioni, e che quando eravamo ancora imberbi erano simbolizzati, forse più che da qualsiasi altra cosa, dal sodalizio tra Edwige Fenech e Lino Banfi. Di questo rapporto artistico, per noi così pieno di interrogativi, è simbolica una scena che Lino stesso, ormai novantenne, ha voluto raccontare in un’intervista al Corriere della Sera.
Con le mani, con mani, sulle…
La mano è sospesa a mezz’aria. Banfi non riesce ad abbassarla. Davanti a lui c’è Edwige Fenech, sdraiata sul letto di scena, gloriosa. Con quello sguardo ironico che dice già tutto. Lei è padrona della situazione, lui un po’ meno. Lei lo vede, lo capisce, aspetta, con la pazienza che a volte le donne devono avere di fronte all’impaccio dei maschietti. Lui dovrebbe toccarle il seno, come il copione prescrive. Il regista, è impaziente e diciamolo pure un po’ inc…. Ha detto azione per la terza volta. Ma la mano del Lino nazionale rimane lì, ferma, con quella delicatezza da seminarista che non si addice né al personaggio né al set né al genere cinematografico in questione. Movimenti lenti, micrometrici, omeopatici. Cautela esasperante. Come se stesse maneggiando qualcosa di prezioso e fragile. Dal fondo del set arriva l’urlo:
«Te voi sbrigà? Guarda che non stai a svità ‘na lampadina!»
–Un mitico macchinista di Cinecittà

Urlo in romanesco. Quello di un elettricista che deve chiudere la giornata nei tempi e vede girare le lancette del cronometro senza costrutto. Banfi diventa rosso fino alle orecchie. La Fenech sorride. Quella frase entrerà da quel momento nella leggenda privata di una delle coppie più riuscite del cinema popolare italiano. Ancora oggi, quando i due si siedono a cena a Roma, il primo saluto è quello: «Come stanno le lampadine?»
Ridono ancora
Lino Banfi oggi ha novant’anni e non ha perso il filo con quei set degli anni Settanta. Soprattutto non ha perso il filo con Edwige. Spiega che con lei era diverso dal solito. Non era solo un imbarazzo generico, era una sudditanza psicologica ad personam, anzi ad Edwige: «Avevo paura di farle male, ero molto delicato». Lei lo prendeva in giro con affetto: se non ti succede niente, vuol dire che sono brutta. La realtà rimarrà, diciamo, un mistero privato. Insieme hanno fatto una decina di film, molti diretti da Sergio Martino: Zucchero, miele e peperoncino, Cornetti alla crema, Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande. Lui il provinciale arrapato, o come dice la mia socia qui a Boomerissimo.it® “rattuso” e maldestro, lei l’irresistibile oggetto del desiderio. Una coppia perfetta con qualche elemento, per noi spettatori, di reale mistero.

Il mistero di Edwige Fenech è che il personaggio magnetico e bamboleggiante che ha fatto sognare due generazioni nascondeva, in realtà, una persona completamente diversa. Nata il 24 dicembre 1948 ad Annaba, Algeria, da padre maltese e madre italiana di Ragusa, cresce a Nizza. Non è una bambolona: studia danza e medicina, viene notata per strada e debutta nel cinema quasi per caso. Arriva in Italia alla fine degli anni Sessanta, diventa prima regina del giallo all’italiana, poi della commedia sexy. Quando il genere declina, lei non declina con lui: conduce Risatissima in tv con Banfi e Villaggio, fonda la sua società di produzione, produce Il mercante di Venezia con Al Pacino, e nel 2023 torna protagonista in La quattordicesima domenica del tempo ordinario di Pupi Avati. Dal set hot ai salotti del cinema d’autore, sempre con la stessa magnetica autorità.
Tarantino le ha reso omaggio in Bastardi senza gloria battezzando un personaggio col suo nome: “Ed Fenech.” Il cinema di serie B che riempiva le sale domenicali è diventato oggetto di culto cinefilo — ma lei lo aveva già capito prima di tutti. L’amicizia tra i due è stata più duratura dell’effimero genere cinematografico che l’aveva creata. Si incontrano, talvolta, nel ristorante di lui a Roma, tra orecchiette e ricordi. Ogni tanto si riaccende la luce, perché Banfi lo dice chiaro: su quei set le tentazioni erano vere, i corpi reagivano, ma con Edwige era tutta un’altra storia. Così almeno dice lui. Beato tra quel paio di lampadine, anzi notevolissime lampadone, di design.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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