Una squadra nata dalle macerie che sfida i favoriti con la passione di chi non ha nulla da perdere
Prima che i ragazzi sognassero di diventare influencer, calciatori (per i soldi) o fare i soldi e basta, noi sognavamo cose che richiedevano una certa expertise: astronauta, veterinario, scrittore e pompiere. Non so in quanti ricordano il piccolo Grisรน, il draghetto che contro il padre e la sua stessa natura, da grande voleva fare il pompiere.

Eโ una professione che ha il suo fascino. E non potrebbe essere diversamente, affrontare le fiamme, salvare vite, colloca coloro che lo fanno, nel registro degli eroi a stipendio. E chi nasce con questa attitudine, vedi anche lโattore Steve Buscemi, รจ portato a fare miracoli in ogni ambito, anche quello sportivo.
Campionato Alta Italia
Nel 1944 l’Italia era divisa dalla Linea Gotica, con le bombe alleate che piovevano accompagnate dalle sirene e la Repubblica Sociale che cercava di dare un senso di normalitร dove non ce n’era piรน. La FIGC, spostata prima a Venezia poi a Milano, tirรฒ fuori dal cilindro un torneo di guerra chiamato Campionato Alta Italia: gironi regionali, campi pieni di buche, trasferte da incubo logistico e un’atmosfera generale che definire surreale non rende abbastanza. Non succedeva solo in Italia. Nel Regno Unito cโerano le leghe regionali e la Football League War Cup, in Francia il regime di Vichy impose lโunico Championnat de France fรฉdรฉral (professionistico), con 16 cosiddette โรquipes Fรฉdรฉralesโ. In Germania la Gauliga continuรฒ fino alla fine della guerra. Lโultima partita di cui si hanno notizie รจ del 23 aprile 1945.
Tornando in terra italica, al torneo Alta Italia partecipavano squadre di prima fascia, il Milan che allora si chiamava ancora Milano, l’Inter sotto il nome di Ambrosiana, la Juventus abbinata alla Cisitalia, la Pro Patria, l’Atalanta, il Bologna. In mezzo a questo disastro organizzato spuntรฒ una storia che sa di epopea.
Spezia Calcio 1906
Lo Spezia Calcio 1906 era in ginocchio, come del resto lโItalia. Il presidente Orazio Coriolano Perioli era stato arrestato dai nazisti e spedito in Germania, a Mauthausen si dice e non tornรฒ mai piรน. I giocatori simbolo della stagione precedente, Carapellese, Castigliano, Borra, erano oltre la Linea Gotica e non potevano rientrare. A gestire quello che restava rimase Giacomo Semorile, che ebbe unโidea disperata: chiamare l’ingegner Luigi Gandino, comandante del 42ยฐ Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia. I giocatori rimasti vennero cosรฌ arruolati come pompieri veri e con vere mansioni. Non era solo un espediente per scansare il fronte, spegnevano davvero gli incendi dopo i raid aerei, poi con le mani ancora sporche di fuliggine, scendevano in campo con la maglia del Gruppo Sportivo 42ยฐ Corpo VV.F. L’accordo era chiaro: finita la guerra, tutti tornavano allo Spezia.

La vita quotidiana di questi undici era tutto tranne che semplice. Lo stadio Picco era un cumulo di macerie. Gli allenamenti si tenevano a Rapallo, le trasferte le facevano usando una vecchia autobotte riadattata alla bell’e meglio, con i ragazzi seduti sul cassone dietro, gambe penzoloni, sperando che gli aerei alleati quel giorno avessero obiettivi piรน interessanti. Per motivi logistici, la Via Aurelia era pericolosa e i blocchi stradali rendevano il Piemonte irraggiungibile, i pompieri spezzini vennero inseriti non nel girone ligure-piemontese ma in quello emiliano. Unโaggiunta di sfiga, perchรฉ le trasferte erano ancora piรน lunghe su quell’autobotte verso l’entroterra, in territori spesso teatro di scontri tra partigiani e forze di occupazione.
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In panchina c’era Ottavio Barbieri, uno che aveva vinto scudetti sia con il Genoa che con il Bologna e giocato in Nazionale. Tecnico di spessore vero, aveva elaborato uno schema con un libero (mezzosistema) che anticipava di anni ciรฒ che il calcio moderno avrebbe poi scoperto con gran fanfara. Il libero chiudeva i varchi lasciati dai compagni e rilanciava l’azione, con raddoppi sistematici sui fuoriclasse avversari. Davanti a tutti spiccava Sergio Angelini, livornese, pompiere a tempo pieno e attaccante letale quando serviva. In difesa si distinguevano i fratelli Persia, che guidavano il reparto con autoritร . La squadra macinรฒ il girone emiliano senza subire nemmeno una sconfitta: cinque vittorie e tre pareggi, prima in classifica. Alle finali regionali lo Spezia approdรฒ insieme a Bologna, Lucchese e Montecatini, ma il divampare della guerra obbligรฒ le due toscane a rinunciare. La qualificazione alla fase finale si decise quindi nel doppio confronto con il Bologna, superato in uno spareggio incandescente. Non mancรฒ lโusuale polemica per un gol spezzino che ai bolognesi sembrรฒ in fuorigioco. Quella partita portรฒ i pompieri a Milano. Arrivarono cosรฌ al girone finale a tre con il Venezia, e il Torino Fiat. Il nome era giร tutto un programma. Il Torino Fiat, con la sponsorizzazione della casa automobilistica torinese, con tutti i soldi, le influenze e il peso industriale che solo quella realtร poteva permettersi. Una squadra che aveva schiacciato tutti gli avversari nel percorso, con sedici vittorie, due pareggi e zero sconfitte nel girone piemontese, 78 gol fatti e 19 subiti. In quella squadra c’erano Valentino Mazzola, Loik, Ossola, Gabetto: l’ossatura di quella squadra che Superga avrebbe consegnato per sempre alla memoria collettiva. Per l’occasione era stato aggiunto in prestito dalla Lazio anche Silvio Piola, il piรน forte centravanti nella storia del calcio italiano. In panchina cโera Vittorio Pozzo, lโuomo che aveva vinto due Coppe Rimet nel 1934 e nel 1938. Probabilmente considerava la partita con lo Spezia solo una formalitร .
Non dire gatto se non ce lโhai nel sacco
Le partite decisive si giocarono all’Arena Civica di Milano, campo neutro ma con le tribune mezze vuote per la paura dei rastrellamenti. Il 9 luglio il primo match: Spezia contro Venezia. Angelo Tori portรฒ in vantaggio i bianconeri, poi Astorri pareggiรฒ per i lagunari. Uno a uno, un punto in tasca.

Il Torino, sicuro della sua superioritร , aveva disputato una partita di esibizione a Trieste pochi giorni prima, con uno spostamento lungo e logorante. Non era certo nelle migliori condizioni fisiche quando, il 16 luglio, si presentรฒ all’Arena Civica per quella che tutti consideravano una formalitร . Pozzo si affacciรฒ nello spogliatoio dei pompieri e, con l’aria paternalistica del Marchese del Grillo, esclamรฒ: ยซState tranquilli, non vi massacriamoยป. Voleva rassicurarli, i poveri peones. Un gesto di fair play, il tipo di gentilezza che ti concedi quando sai che non puoi perdere. Quella โrassicurazioneโ non fece che aumentare la loro giร forte motivazione. Angelini e compagni entrarono in campo decisi a smentire Pozzo.
Barbieri aveva studiato la partita nei dettagli. Il mediano Mario Tommaseo ricevette un incarico preciso: marcare Valentino Mazzola a uomo, seguirlo in ogni angolo del campo, non lasciarlo respirare. I fratelli Persia sorvegliavano tutto ciรฒ che riusciva a passare. Era un piano difensivo rigoroso, pensato da chi sapeva che di pallone ne sarebbe arrivato poco e che ogni ripartenza doveva diventare un pericolo.
Al 17′ Angelini sbloccรฒ il risultato, sfruttando una disattenzione della retroguardia granata. Al 31′ Silvio Piola, correggendo di testa una punizione di Ossola, pareggiรฒ con il mestiere dei grandi. Ma al 45′, allo scadere del primo tempo, lo stesso Angelini firmรฒ la doppietta e mandรฒ tutti negli spogliatoi sul 2-1. Nella ripresa il Torino assediรฒ l’area spezzina: Mazzola, che Tommaseo aveva reso irriconoscibile, colpรฌ una traversa; Gabetto e Ossola ci provarono. La ragnatela difensiva di Barbieri, perรฒ, tenne fino al fischio finale. Tre giorni dopo, il 20 luglio, il Torino battรฉ il Venezia per 5-2, ma la classifica non mentiva. Tre punti ai pompieri, due al Torino, uno al Venezia. Il Gruppo Sportivo 42ยฐ Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia era Campione dell’Alta Italia.
Nessuna premiazione, nessuna cerimonia. Qualcuno, parafrasando le vicende politiche di quegli anni, avrebbe chiamato quello che successe dopo lo “Scudetto Mutilato”. Meno di venti giorni dopo la vittoria, l’8 agosto 1944, un comunicato della FIGC stabilรฌ che, data l’”anormalitร ” del campionato, il titolo di Campione d’Italia restava al Torino, vincitore dell’ultimo torneo regolare. Ai vigili del fuoco spezzini venne assegnata una Coppa Federale. Una coppa. Come ringraziamento per aver spento gli incendi di giorno e vinto il campionato di notte. Quella stessa federazione, all’inizio del torneo, aveva stabilito che il vincitore sarebbe stato riconosciuto campione d’Italia. Bastรฒ qualche settimana e qualche pressione perchรฉ quella promessa venisse semplicemente dimenticata.
La Fiat avrebbe continuato a fare macchine, alcune bellissime, e il Torino avrebbe scritto pagine ben piรน dolorose nella storia del calcio italiano. Ma per una stagione, su un campo di Milano semivuoto e sotto la minaccia costante dei bombardamenti, undici uomini con una autobotte come pullman, sempre le stesse maglie lavate male avevano dimostrato che nemmeno i soldi di Torino comprano tutto. Ci vollero quasi sessant’anni per un parziale riconoscimento. Con delibera del 22 gennaio 2002, la FIGC autorizzรฒ lo Spezia a portare sulle maglie il simbolo di quella vittoria, uno scudetto di forma diversa da tutti gli altri, unico nel suo genere nel calcio italiano. Una sagoma speciale, come se anche nel momento del risarcimento qualcuno avesse voluto ricordare che quella non era una vittoria normale. Aveva ragione: non lo era affatto.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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