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Eugen Weidmann

L’ultima ghigliottina: Weidmann il serial killer che l’ha uccisa

L’ultimo uomo ghigliottinato in pubblico ha dimostrato quanto l’uomo “della strada” possa essere altrettanto criminale

Sulla pena di morte ognuno ha le sue opinioni, ma, dati alla mano, grazie alle statistiche è certo che la punizione estrema non ha alcun effetto deterrente. 

Eugen Weidmann
Weidmann e il suo destino – Boomerissimo.it

Nel 2004 negli Stati Uniti, il tasso medio di omicidi negli stati che applicavano la pena di morte era di 5,71 per 100.000 abitanti, contro 4,02 per 100.000 negli stati che non la applicavano.

Le scienze psicologiche e sociologiche non sostengono l’opinione secondo cui la paura della pena di morte ponga un freno ai delitti. 

La dimostrazione pubblica

E allora perché usarla? E qui entriamo in meandri filosofici che conducono ad un punto morto. Chi si rifà alla Bibbia, alla legge del taglione, all’idea “di una vita per una vita”, chi pensa di ottenere giustizia o sollievo nel vedere morire chi ha tolto la vita ad un proprio caro. 

Strumenti per l’esecuzione – Boomerissimo.it

E’ comunque un atto che porta con sé anche delle complicazioni di ordine tecnico. Alcune case farmaceutiche si rifiutano di fornire le sostanze per le esecuzioni, tra cui la Pfizer, inducendo il sistema carcerario ad essere “creativo”.

Alcuni usano preparazioni galeniche, altri hanno riesumato i “vecchi metodi”.  L’Alabama, il Mississippi e l’Oklahoma permettono l’uso dell’azoto ipossico. Il Tennessee consente la sedia elettrica, mentre l’Utah e altri stati usano il plotone di esecuzione. 

E se il mestiere di boia nel passato non era visto di buon occhio, è anche vero che gli ottimi compensi gli consentivano di vivere in un certo agio.

Fino ad un certo punto della storia le esecuzioni furono pubbliche, sempre per ottenere l’effetto “deterrenza”. Peccato che per gli astanti fosse uno spettacolo morboso, che attirava turisti come ad una sagra di paese. 

E dopo una di queste, che la Francia decise di eliminare la ghigliottina, almeno pubblicamente, nel 1939.

Eugen Weidmann

Eugen Weidmann è stato un serial killer. Appartiene alla categoria degli “utilitaristi”. Uccideva non per puro piacere (o perlomeno non solo), ma per impadronirsi degli averi delle sue malcapitate vittime.  

Eugen Weidmann – Boomerissimo.it

Weidmann era nato a Francoforte sul Meno da una famiglia benestante. Suo padre era un uomo d’affari che si occupava di esportazioni. Frequentò la scuola nella sua città natale fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando, per sfuggire al conflitto, fu mandato a vivere con i nonni a Saarbrücken. Qui cominciò a commettere i primi furti. Arrestato, fu condannato a cinque anni in carcere per rapina.

In carcere Weidmann fece la conoscenza di tre uomini che sarebbero diventati i suoi complici: Roger Million, Jean Blanc e Fritz Frommer. Scontata la pena, l’allegra brigata, decise di organizzare una banda per rapinare turisti ricchi in visita in Francia in occasione dell’esposizione internazionale del 1937.

Come base operativa il gruppo usò una villa presa in affitto a Saint-Cloud, dove attiravano le vittime per derubarle.

Gli omicidi

Si sa che il modus operandi si mette a punto con la pratica. Il primo tentativo di rapimento del gruppo fallì. La vittima lottò vigorosamente e furono costretti a lasciarla andare. 

Il secondo tentativo, nel luglio 1937, ebbe come vittima Jean de Koven, una ballerina di ventidue anni di New York che si trovava a Parigi per visitare sua zia. De Koven aveva incontrato Weidmann, che si presentava come “Siegfried”, e aveva accettato di visitare la sua villa. Weidmann la uccise strangolandola e seppellì il corpo in giardino, sotto il portico. Il gruppo inviò poi gli effetti personali e i documenti della ragazza all’amante di Million, Colette Tricot, per incassare i traveler’s cheque.

La vittima di Weidmann
Jean De Koven, la ballerina statunitense (ebay.com) – Boomerissimo.it

Il 1° settembre 1937, Weidmann ingaggiò uno chauffeur di nome Joseph Couffy per condurlo in Costa Azzurra. In una foresta vicino a Tours, gli sparò alla nuca e gli rubò l’auto insieme a 2.500 franchi.

Il 3 settembre 1937, Weidmann e Million attirarono Janine Keller, un’infermiera privata, in una grotta nella foresta di Fontainebleau con la scusa di offrirle un lavoro. Weidmann la uccise con un colpo alla nuca e le rubò 1.400 franchi e un anello di diamanti.

Il 16 ottobre 1937, Million e Weidmann organizzarono un incontro con Roger LeBlond, un giovane produttore teatrale, promettendogli  di investire denaro in uno dei suoi spettacoli. Ancora una volta Weidmann sparò alla nuca del malcapitato e gli rubò il portafoglio contenente 5.000 franchi.

Il 22 novembre 1937, Weidmann uccise anche il suo complice Fritz Frommer, temendo che potesse denunciarli. Anche per lui colpo alla nuca e sepoltura a Saint-Cloud.

Il 27 novembre 1937, Weidmann commise il suo ultimo omicidio. Raymond Lesobre, un agente immobiliare, fu ucciso mentre gli mostrava una casa a Saint-Cloud. Weidmann gli sparò alla nuca e gli rubò il denaro.

L’arresto 

Weidmann, però, aveva lasciato un indizio, aveva dimenticato un suo biglietto da visita nell’ufficio di Lesobre. Gli agenti della Sûreté, guidati da un giovane ispettore di nome Primborgne riuscirono così a rintracciarlo. L’8 dicembre 1937, quando Weidmann arrivò a casa, trovò due agenti ad aspettarlo. Dopo averli invitati ad entrare, si girò e sparò tre colpi di pistola. Nonostante fossero disarmati, gli agenti feriti riuscirono a sopraffarlo.  Primborgne con un martello lo rese inoffensivo.

Weidmann
Weidmann subito dopo l’arresto, con una vistosa fasciatura alla testa (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Durante la perquisizione, la polizia trovò i corpi senza vita di Fritz Frommer e Jean de Koven sepolti nella proprietà.

Weidmann si rivelò un prigioniero molto collaborativo e confessò tutti i suoi omicidi. L’unico delitto per cui espresse rimorso fu quello della giovane ballerina, dichiarando tra le lacrime: “Era gentile e impreparata. Quando arrivai alla sua gola, affondò come una bambola”.

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Il processo di Weidmann, Million, Blanc e Tricot si tenne a Versailles nel marzo 1939. Fu il più importante processo per omicidio dai tempi di Henri Désiré Landru, il “Barbablù” moderno, avvenuto diciotto anni prima. Tra l’altro, uno degli avvocati di Weidmann, Vincent de Moro-Giafferi, aveva precedentemente difeso anche Landru. L’imputato, giovane e piacente, ricevette molte lettere di ammiratrici in carcere.

Al processo era presente anche la scrittrice francese Colette, incaricata dal giornale Paris-Soir di scrivere un resoconto. Il 31 marzo 1939 venne emessa la sentenza: Weidmann e Million furono condannati a morte, Jean Blanc ricevette una condanna a 20 mesi di carcere, mentre Tricot fu assolta.

Dopo il verdetto, Colette descrisse un Weidmann sollevato dalla sua condanna mentre Million gridava la sua innocenza. Descrisse il disagio suscitato da un criminale come Weidmann che aveva saputo conservare la sua dignità fino alla fine, somigliando più a un uomo che a un mostro nonostante gli atti orribili commessi.

L’esecuzione

Il presidente della Repubblica Albert Lebrun commutò la pena di Million in ergastolo, ma rifiutò categoricamente di concedere la grazia a Weidmann.

Il 17 giugno 1939 Weidmann fu giustiziato tramite ghigliottina davanti al carcere Saint-Pierre a Versailles. L’esecuzione doveva avvenire prima dell’alba, ma la gestione della folla ritardò i preparativi, permettendo ai reporter di scattare fotografie e persino filmare l’evento. Una cinepresa fu piazzata in un appartamento privato adiacente al carcere.

Weidmann verso la ghigliottina
Weidmann condotto alla ghigliottina con la camicia tagliata (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Secondo il resoconto dell’International Herald Tribune, oltre seicento persone si accalcarono verso Place Louis-Barthou. La folla rumoreggiava con fischi, scherzi e applausi. In due caffè lì vicino, i camerieri erano indaffaratissimi a servire i panini, che preparati in anticipo, facevano bella mostra di sé. 

Poco dopo le 4 del mattino, Weidmann uscì dalla sua cella con gli occhi serrati. La sua camicia blu da prigioniero era già stata tagliata via dal collo e dalle spalle. Weidmann fu posizionato nella ghigliottina in attesa, “le sue spalle sorprendentemente bianche contro il legno scuro lucido della macchina” riportava il Tribune. 

Durante l’esecuzione si verificò un problema tecnico: la bascula non funzionò correttamente, quindi dovettero spingere Weidmann in avanti per posizionare il collo nell’avvallamento della macchina. Aveva trentuno anni.

Il comportamento ignobile della folla presente spinse il primo ministro Édouard Daladier a bandire le esecuzioni pubbliche. La morbosità con cui i mezzi di informazione documentarono le fasi dell’esecuzione causò profonda indignazione anche al di fuori della Francia.

L’ultima esecuzione pubblica è stata una delle più allucinanti – Boomerissimo.it®

Tra il pubblico si trovava anche il  giovane Christopher Lee, allora diciassettenne.

Le esecuzioni tramite ghigliottina in Francia continuarono, ma all’interno delle carceri, fino al 10 settembre 1977. Hamida Djandoubi fu l’ultima persona giustiziata.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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Comments (

1

)

  1. Anonimo

    Rimetterla in funzione, serve anche oggi

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