Carosello è ormai sepolto, ma forse in pochi sanno quale fu il primo ad essere trasmesso
Carosello è stato non solo un evento ecumenico (per i bambini), ma anche divisivo.

C’era chi lo amava e lo ama ancora alla follia e chi, come i professionisti della pubblicità, ne ravvisa i limiti in termini di comunicazione. E’ vero, era provinciale, legato all’italianità e poco spendibile in contesti diversi dall’italico suolo, ma in termini di costume quegli sketch ci consentono di rivedere il nostro Paese per quello che era. Una banca dati storica, di quella storia piccola che Boomerissimo ama raccontare.
Il primo
Non vivo di nostalgia, le cose andate non tornano e le sedute spiritiche non mi hanno mai interessato, ma vivo di piccole curiosità. Molti caroselli li ricordo per questioni anagrafiche, ma altri sono fuori dalla mia possibilità di rammentare.
Mi sono ritrovata a chiedermi quale sia stato il primo carosello ad essere trasmesso quella fatidica sera del 3 febbraio 1957 alle ore 20:50 sul Programma Nazionale della Rai.
Si trattava de Le avventure del signor Veneranda per la regia di Eros Macchi. Il protagonista nei panni di Veneranda era il grande comico torinese Erminio Macario. A fargli da spalla era Giulio Marchetti.
La serie fu prodotta dalla casa di produzione Cinetelevisione, in totale ne furono realizzati sette episodi. Il prodotto pubblicizzato era il Brandy Stock.
Il personaggio del surreale Veneranda non era una creazione originale per Carosello, ma era stato ideato dallo scrittore Carlo Manzoni. Il protagonista era un signore pignolo, uno che metteva i “puntini sulle i”, e massacrava i suoi interlocutori usando le parole, ma in modo pedante e manicheo. Da un contraddittorio con lui nessuno ne veniva fuori vivo. Alla fine aveva sempre ragione, ma di una ragione legata alle parole e non sostanziale. Le sue osservazioni erano esatte, ma inopportune ed eccessive, insomma prendeva qualsiasi argomentazione alla lettera in modo completamente avulso dal contesto.
La struttura dei racconti di Manzoni li rendevano perfetti per diventare “caroselli”. Il format prevedeva che il signor Veneranda si trovasse in situazioni quotidiane che degeneravano in assurdi malintesi, concludendosi spesso con il protagonista che se ne andava seccato, brontolando frasi come “che razza di gente!” o “ma guarda che tipo!”.
Macario
Mi sono fatta un assist per parlare di un personaggio quasi dimenticato, Macario appunto. Non era il comico che ti faceva sbellicare dal ridere, perlomeno non me che sono di estrazione meridionale, ma mi ha sempre fatto sorridere.
Macario, torinese di nascita, ebbe un’infanzia complicata. La sua famiglia era molto povera e numerosa ed il giovane Erminio iniziò a recitare bambino nella filodrammatica della scuola. Scuola che dovette interrompere per lavorare e aiutare la famiglia. Nel 1920, a 18 anni, entrò in una compagnia di “scavalcamontagne” (formazioni di paese che rappresentavano drammi e farse nei giorni di fiera) dove si trovò davanti un vero pubblico.
Gradualmente si costruì una sua comicità personale, una maschera con un ciuffo di capelli sulla fronte, gli occhi arrotondati e la camminata ciondolante, spesso usando il dialetto torinese per i suoi personaggi.
Macario fu interprete di una comicità candida, innocente e lieve, poeticamente sospesa fra le pause, lo sbarrarsi stupito degli occhi e la salacità dissimulata delle battute. Il suo stile comico è stato descritto come un misto tra Charlot e i Fratelli Marx.
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Nel cinema il successo arrivò con due commedie dirette da Mario Mattoli e co-scritte da un giovane Federico Fellini: “Imputato alzatevi!” e “Lo vedi come sei… lo vedi come sei?“. Noi di latitudine meridionale lo ricordiamo come formidabile spalla di Totò nelle vesti di fra Mamozio ne Il monaco di Monza, quando recitano un improbabile rosario: “…Sophia Loren, ora pro nobis; Anna Maria Pierangeli, ora pro nobis; Tony Curtis, ora pro nobis; …Brigitte Bardot, Bardooooooo”
Un comico di successo che si era messo al servizio di Totò. I due grandi erano amici e per quel film fu proprio il comico napoletano a chiedere di avere Macario. Il principe soffriva già dei suoi problemi alla vista e avere accanto un amico lo faceva sentire più sicuro.
Anche Totò avrebbe girato dei Carosello, alcuni dei quali sono andati purtroppo perduti come abbiamo già raccontato qui.
Quel giorno fatidico del primo Carosello oltre al Signor Veneranda con il suo Stock, furono trasmessi altri quattro sketch: Shell, L’Oréal (con Mike Bongiorno), Singer e Cynar pre-Ernesto Calindri. Ma questa è un’altra storia.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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