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La rivelazione di Fonzie: il ballo della verità

Happy Days è stato molto di più di una serie tv, è stato un posto dove le culture del mondo (e non solo) ogni tanto si incontravano

Dalle pagine di Boomerissimo abbiamo narrato ben più di un evento riguardante Happy Days.

Fonzie
Fonzie e il ballo – Boomerissimo.it

La nascita dei suoi personaggi, i misteri mai risolti, personaggi scomparsi, tutto è entrato a far parte di una sorta di enciclopedia della sit-com che ha segnato i nostri pomeriggi boomer. Non per niente siamo i soli che usano l’emoji con il pollice alzato, una caratteristica generazionale. Siamo cresciuti a pane e Fonzie!

Fenomeno di costume

Nelle sue undici stagioni gli sceneggiatori hanno messo in campo di tutto, onore alla loro creatività. Non si può dire però che sia stata una serie particolarmente inclusiva, almeno nei termini in cui intendiamo oggi l’espressione.

Fonzie e Mork – Boomerissimo.it

Il mondo al centro della scena è perlopiù bianco (ho detto bianco sì, potete gridare all’orrore),  l’unico accenno a minoranze è dato dalla presenza di Fonzie, italoamericano come Al Delvecchio e Matsuo “Arnold” Takahashi, per la parte asiatica. Curioso notare che entrambi sono stati i proprietari di Arnold’s.

Forse è da considerare minoranza etnica anche Mork, ma lui più che minoranza potrebbe essere considerato unicità, dato che era l’unico esponente del pianeta Ork.

La realtà degli attori era diversa. La quintessenza del greaser italoamericano, Fonzie, di italo aveva nulla e anche la parte americana era abbastanza diluita. Parliamo di colui che gli ha dato vita ovviamente, Henry Winkler.

Winkler è nato a Manhattan da genitori tedeschi di origine ebraica che avevano lasciato la loro patria all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Niente di più diverso da un italoamericano degli anni Cinquanta in quel di Milwaukee.

Dal Drive-In di Arnold alla rivoluzione culturale

Se nell’arco di tutta la serie Winkler ha incarnato diligentemente il bulletto di origine italiana col giubbotto di pelle nera, in un episodio in particolare l’attore ha tirato fuori le sue vere radici. L’episodio in questione è They Shoot Fonzies, Don’t They? (in Italiano Per un ballo in più), titolo che parafrasava un famoso film di Sidney Pollack They Shoot Horses, Don’t They?

Quella puntata è un delizioso colpo di scena nella storia della televisione degli anni Settanta, uno dei personaggi più cool che abbiano mai calcato il piccolo schermo portò di nascosto un pezzo di cultura ebraica nei salotti di tutto il mondo. L’episodio non era solo un’altra puntata di Happy Days: era la masterclass di Henry Winkler sulla fusione tra civiltà, servita con un contorno di giacca di pelle e gel per capelli.

Quando Winkler scoprì che l’episodio avrebbe sarebbe stato incentrato su una maratona di ballo, vide la possibilità di trasformare Arthur Fonzarelli dal re del cool di Milwaukee in un improbabile ambasciatore della tradizione ebraica.

Fonzie inarrestabile – Boomerissimo.it

La trama prevedeva che Fonzarelli facesse coppia con Joanie nella maratona. Sottiletta doveva assolutamente  vincere una scommessa contro una cheerleader. Winkler, con il pretesto del ballo, convinse gli autori a fargli eseguire la Kazatsky, una danza popolare russa (volgarmente conosciuta come danza dei cosacchi) sulle note di Hava Nagila.

The Fonz, l’epitome dell’italo-americano più cool della televisione, improvvisamente si mise in posizione accovacciata e iniziò a scalciare sulle note di una melodia tradizionale ebraica. Un effetto paragonabile a vedere James Dean ballare il flamenco: del tutto inaspettato, ma in qualche modo perfetto.

Winkler non aveva scelto a caso, era il modo per portare il bagaglio delle sue origini  in prima serata. Un gioco di prestigio culturale perfettamente eseguito. Per milioni di spettatori, si trattava solo di Fonzie che faceva Fonzie, ma per gli addetti ai lavori si trattava di un momento esaltante di rappresentazione ebraica nascosto in bella vista. Winkler è riuscito a fondere la sua eredità personale con il fattore “figo” del suo personaggio, creando un momento autenticamente ebraico e allo stesso tempo paradigmatico di Fonzie.

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Un evento assurdo e geniale che poteva accadere solo nel palinsesto televisivo degli anni Settanta. E se quell’episodio è giustamente ricordato come espressione di orgoglio culturale, personalmente non posso non interrogarmi su come abbia fatto Winkler ad abbassarsi e scalciare ripetutamente con i jeans, Levi’s of course. Gesto non particolarmente comodo soprattutto per i maschietti, considerando quanto erano duri e rigidi i jeans in quegli anni…

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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