L’uomo che non deve chiedere mai e che niente può fermare, nei film. Nella vita le cose sono andate diversamente: il suo sogno più grande resterà per sempre tale, e vi raccontiamo perché
Guardi Jason Statham e già ti metti paura. Come si fa a confrontarsi con un fisicaccio e una grinta del genere? Jason Statham è per noi maschietti quello che le top model tutte curve (sì sono esistite anche quelle) e niente pancia erano per le donne.

Un esempio irraggiungibile, ai limiti del tossico. Diciamo la verità, occorrerebbe un authority che metta un limite a cose come queste e ci consenta di vivere la nostra normalità senza avere continuamente davanti agli occhi paragoni del genere.
C’è chi dice che Jason Statham faccia paura anche da un altro punto di vista, e accusa la sua recitazione monocorde e la sua monoespressione “Jason Statham” di aver causato alcune delle ore più penose passate davanti a uno schermo. Sono ovviamente malignità inaccettabili. Che Jason Statham non sia Laurence Olivier è cosa abbastanza nota. Ma non è detto che l’espressività pietrosa debba per forza essere un ostacolo per diventare una stella di prima grandezza del cinema. Una di quelle vere. Se avete dei dubbi, chiedete pure a Clint Eastwood, che su questa faccenda la sa lunga. Prima o poi anche Statham potrebbe incontrare il suo Sergio Leone: la speranza è l’ultima a morire.
Il buco nell’acqua prima del cinema
La perseveranza non è del resto certamente un limite di Statham, né lo è la voglia di avere un sogno e caparbiamente inseguirlo. Realizzarlo è già un altro paio di maniche, ma non sempre si può avere tutto.
Statham, dicevamo, è stato un ragazzo ricco di fantasia e un giorno mentre, beato lui, si trovava a Miami. Lì vide per la prima volta un tuffatore professionista alla prova. Statham aveva solo 11 anni ma le evoluzioni dall’alta piattaforma lo affascinarono così tanto da convincerlo a mollare tutte le carriere sportive che stava al momento cercando di intraprendere: dalle arti marziali al calcio. Appesi al chiodo kimono e scarpette chiodate, Statham mostrò di cavarsela subito molto meglio con il costume da bagno.
Grazie alla tempra e alla testardaggine che nessuno gli disconoscerà mai, Statham riuscì a passare in un solo anno dalla piscina di casa (beato lui) a quella della nazionale inglese.

Non è un traguardo da poco, in uno degli sport più duri e massacranti che esistano al mondo: una fusione acrobatica di danza e ginnastica, con una spolverata di sprezzo del pericolo (provate voi a tuffarvi da una piattaforma alta trenta metri dentro una specie di vasca da bagno, o così almeno deve sembrare da quell’altezza).
Delle doti di Statham come tuffatore possiamo mostrarvi un documento che pochi tra i suoi fan conoscono (e chissà perché): il filmato della partecipazione ai giochi del Commonwealth del 1990, a Auckland.
Partiamo dalle buone notizie: vedrete Jason Statham con i capelli che come minimo offrono una sfumatura diversa alla ben nota espressione “Jason Statham”. Le cattive sono tutte nella prestazione che non fu, diciamo così, indimenticabile. E anche chi capisce poco di tuffi lo può facilmente comprendere dai toni del cronista sportivo.
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Il piazzamento non fu dei migliori: ottavo dal trampolino da un metro, undicesimo nel trampolino da tre metri, decimo nella piattaforma da dieci metri. Pochino per entrare nella storia, eppure Statham non si arrese. Aveva già fallito la selezione olimpica del 1988 ma per ben due anni continuò ad allenarsi e a sperare di farcela per le olimpiadi del 1992 a Barcellona. Non andò a finire bene, e finì scartato anche la seconda volta. Buco nell’acqua definitivo e fine del sogno.
Tutto è bene quel che finisce bene
Abbiamo già discusso su queste pagine se il talento valga più o meno della cocciutaggine nella preparazione. Mio padre era convinto che chi non era stato baciato dal soffio divino della grandezza avrebbe fatto meglio a utilizzare il suo tempo in altri modi, che non a inseguire sogni che non avrebbe mai realizzato.

Fortunatamente per quelli di noi che non sono nati Michelangelo Buonarroti o Charlie Parker (e che devono comunque farsi il mazzo per arrivare da qualche parte, pena lo scorno di avere pure buttato il loro tesoro), nella vita esistono anche esempi come Jason Statham, gente che non si arrende davanti ai suoi limiti e che semmai usa i suoi fallimenti come carburante per inseguire altri sogni.
Il presidente dell’agenzia di pubblicità nella quale ho lavorato per molti anni, sosteneva di essere diventato quello che era diventato “di licenziamento in licenziamento”. Jason Statham ha dichiarato qualcosa di molto simile.
“Penso che quello che non ho realizzato nello sport mi abbia aiutato a concentrarmi meglio, e a prendere la mia carriera di attore più seriamente”
–Jason Statham
Che tutto ciò ne abbia fatto un grande attore è, almeno in attesa di un nuovo Sergio Leone, discutibile. Non è invece in dubbio che Statham sia un attore di grande successo, che a dispetto di qualche piccolo passo falso agli inizi della carriera, e non solo nel cinema ha figurato sul set tutto sommato meglio che dalla piattaforma. I maligni potrebbero dire che non ci voleva molto, ma vabbé.
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A credito degli sfortunati inizi da tuffatore restano anche alcune abilità che Statham ha saputo dimostrare nel cinema, come quella di affrontare le scene d’azione senza controfigura. Non è poco, tutto sommato, anche se il nuovo Sergio Leone dovesse restare in compagnia del sogno olimpico.
Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it


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