Un’atleta straordinaria, tra le prime a sdoganare l’idea che una primatista mondiale potesse essere forte ed anche femminile.
L’atletica leggera รจ forse la piรน pura delle discipline. Non c’รจ bisogno di grandissimi ragionamenti, chi arriva primo vince, chi salta piรน in alto o piรน lontano vince. Immediato anche visivamente.

Non ha bisogno di grossi manuali pieni di norme regolamentarie. L’unica cosa da controllare รจ se gli atleti avevano o meno il piede sulla riga bianca di partenza e se sono scattati al momento giusto. Roba facilmente comprensibile anche a chi sta scrivendo. Vince chi รจ effettivamente piรน forte, si รจ preparato meglio, chi ha talento. Poi non รจ proprio ed esattamente cosรฌ, un minimo di tattica c’รจ sempre, ma รจ chiaro che, come per i velocisti, in una gara che dura scarsi dieci secondi, la strategia รจ ridotta all’osso.
Le atlete
Sono cresciuta in una famiglia dicotomica rispetto allo sport. Gli uomini di casa si appassionavano a qualsiasi sport dalla privilegiata posizione del divano e le donne (mamma) lo considerava come il male assoluto.
Correre, saltare, erano attivitร foriere di mal di gola, influenza, bronchite e quindi mia madre le considerava come cose da evitare. Ho indossato maglie intime di lana a maniche lunghe per anni da ottobre a marzo e piรน o meno per lo stesso periodo cappello di lana e sciarpa a coprire la bocca. Ma a nessuno importa delle mie sofferenze.
E’ anche vero che le atlete di allora, al di lร delle innegabili prestazioni, non facevano venire la voglia di diventare come loro. Erano gli anni in cui dominavano le atlete dell’Unione Sovietica e della DDR. Non si capiva come mai, un paese che aveva piรน o meno diciassette milioni di abitanti, fosse in grado di produrre primatisti in tantissime discipline.

Solo molti anni dopo verrร a galla lo scandalo del doping di stato. Nella Germania Est si dopavano un po’ tutti, ma si preferiva farlo sulle ragazze, anche minorenni, in cui l’effetto era massimo. Per anni assumevano sostanze tra cui il Turinabol, uno steroide derivato dal testosterone, in quantitร assurde. Il risultato in gara era la vittoria, ma avevano la vita rovinata. Ormai virilizzate dalla sostanza, alcune di loro hanno cambiato sesso.
Qualche sospetto lo avevamo anche noi profani che le guadavamo alla TV e, decisamente, se quello era l’effetto che produceva lo sport professionistico, era preferibile starne alla larga.
Le atlete statunitensi invece, erano decisamente un’altra storia, ma soprattutto lei, Florence Griffith-Joyner.
Un’atleta graffiante
Flo-jo era la settima di undici figli di una famiglia di umili origini. Dopo il divorzio dei suoi genitori, rimase a vivere con la madre con i suoi fratelli.
Fortuna volle che Bob Kersee, la notรฒ a scuola e si rese conto di avere tra le mani un’atleta dalle prospettive gigantesche.
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Il suo cammino cominciรฒ con l’argento alle Olimpiadi di Los Angeles, ma i suoi anni migliori sono stati il 1987 e il 1988, anno in cui alle Olimpiadi di Seoul vinse tre medaglie d’oro e una d’argento rispettivamente per 100, 200 e nella staffetta 4ร100 m, e nella 4ร400 m.
Flo-Jo era sempre stata appassionata di moda e di nail art. Per mantenersi, prima del grande successo nello sport, l’atleta lavorava part-time proprio come estetista, occupandosi di unghie. E se sovietiche e tedesche dell’Est erano solo sport, lei si fece portatrice di uno stile personale.
Ai blocchi di partenza le telecamere indugiavano sulle sue tutine (che si disegnava da sola), memorabile quella con una sola gamba e sulle sue mani. Aveva unghie lunghissime e riccamente decorate. Durante le Olimpiadi avevano i colori della bandiera americana, a cui aveva aggiunto l’oro delle sue medaglie. Le sue erano unghie naturali, che faceva crescere anche per due anni. Aveva un suo stile, in qualche fotografia รจ possibile vedere che le portava di lunghezza diversa alle due mani. E seppure questa sua mania faceva storcere il naso ai puristi sportivi, non si puรฒ dire che l’abbiano ostacolata in alcun modo dati i risultati raggiunti.
Flo-Jo si ritirรฒ dalle competizioni a soli 29 anni, dopo aver vinto tutto e stabilito un record mondiale nei 200m. Dopo la squalifica di Ben Johnson, cominciarono a girare chiacchiere di doping anche sul conto della Joyner, chiacchiere che non trovarono mai riscontro. Qualcuno ipotizzรฒ che fossero state messe in giro ad arte dai servizi segreti sovietici.
In realtร l’atleta si era ritirata per mettere su famiglia, avere dei figli. Si dedicรฒ alla moda e mise su un’azienda di prodotti per il nail design chiamata proprio Flo-Jo.
La sua morte prematura, avvenuta nel 1998, infuocรฒ di nuovo la discussione su un presunto abuso di sostanze dopanti, ma nulla emerse, ancora. A portarsela via nel sonno fu una crisi epilettica dovuta ad una malformazione congenita. Il resto sono solo congetture malevole. La storia non insegna.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it ยฎ


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