Zoff, Bergomi, Cabrini, Gentile, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani: una formazione scolpita col fuoco nella mente dei boomer.
Chi vi scrive non รจ particolarmente appassionata di calcio. Quando qualche malcapitato mi chiede “Tu, per chi tieni?” la risposta รจ “nessuno” o al limite, “per me”.

Non per snobismo, ma per una reale noncuranza circa le sorti delle squadre. Mi si permetta un esordio da vecchietto dei cantieri, ai miei tempi le donne non amavano gran che il calcio. Era un tributo da pagare per l’amato bene.
Ho anche io i miei peccati di gioventรน perรฒ. Devo ammettere di aver frequentato lo stadio per un brevissimo periodo, quando a Foggia, mia cittร natale, c’era IL Foggia di Zeman.
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Ma quarantuno anni fa diventammo tutti tifosi, non solo uomini di ogni etร , ma anche mamme e signore che sino ad allora avevano sbuffato quando in tv c’era una partita. Ancora oggi l’indimenticabile trionfo dell’Italia ai Mondiali di Spagna nel 1982 viene celebrato.
Calciatori di oggi vs calciatori di ieri
Le differenze si vedono ad occhio nudo. A parte le improbabili acconciature creative di molti giocatori odierni, capelli che l’Avvocato avrebbe sanzionato e la carta geografica di tatuaggi di cui sono ricoperti, tutti novelli Maori, รจ evidente una preparazione atletica differente. Se i “nostri” in molti casi erano magrini, con le gambette, oggi hanno un fisico che รจ a metร tra il centometrista ed il peso medio.

I tempi cambiano e per fortuna. I nostri erano anche meno carucci rispetto agli odierni. Ricordo mia mamma che quando vedeva in tv un noto calciatore dell’Inter baffo-dotato esclamava con religioso timore: “la muerte!”.
Oggi i calciatori hanno i loro profili IG da milioni di follower, in cui propongono ai fan foto in pose plastiche e poco vestite, sono trend-setter, influencer, insomma vere e proprie aziende. I nostri forse erano un po’ ingenui, ma oltre alla tecnica calcistica e alla mente imprenditoriale, avevano piรน cuore e passione.
Uno dei primi belli
In quella mitica formazione del 1982 c’รจ probabilmente il primo calciatore la cui avvenenza ha rischiato di mettere in ombra il suo talento sportivo: Antonio Cabrini.
Gianni Brera, uno che aveva il vizio di dare soprannomi, ribattezzรฒ Cabrini il “Bell’Antonio”. Appellativo che Brera aveva preso in prestito dal romanzo di Vitaliano Brancati da cui Bolognini trasse un film con Marcello Mastroianni. Cabrini non ha particolarmente gradito essere chiamato in quel modo. Non si puรฒ dargli torto se si ricorda la vicenda descritta nel libro, ma probabilmente Brera non si voleva spingere cosรฌ in profonditร con quel soprannome.
Cabrini, per tutti, per i calciatori, gli amici, per quelli del suo ambiente era il Cabro.
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Era ben consapevole di avere una vasta fandom fatta da donne. Non potendo contare in quegli anni sulla digitalizzazione, le ammiratrici consumavano carta e francobolli scrivendo lettere d’amore appassionate che venivano recapitate a casa dei genitori. Quello che le fanciulle ignoravano era che toccava a mamma Cabrini aprire i sacchi e rispondere.
Quando oggi gli si chiede quante donne ha avuto tende a minimizzare, da buon gentiluomo. Ricorda con piacere invece quasi tutto della sua carriera. La stanza che divideva con Paolo Rossi al Mundial, Tardelli che non dormiva e andava a rompere le scatole in camera con Bearzot che si incaxxava.
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Del suo passato calcistico, due sono le cose che lo hanno segnato, il rigore sbagliato al Mundial e la strage dell’Heysel. Del primo potrebbe anche sentirsi responsabile, del secondo le colpe sono di delinquenti che amano chiamarsi tifosi.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it


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