Baffi e fiuto del gol. Pietro Paolo Virdis giocava nel Milan più bello del mondo e se la batteva con Van Basten e Gullit.
Sindia. Un paesino della Sardegna di poco più di 1500 abitanti, provincia di Nuoro, terra di nuraghi, lontana dai fasti del Billionaire e del turismo cafone.

Terra antica, abitata sin dalla preistoria. In questo piccolo paese affondano le radici di uno dei più grandi bomber italiani, a cui troppo poco è stato riconosciuto.
Il lungo viaggio verso il continente
Il viaggio calcistico di Pietro Paolo Virdis inizia a Cagliari dove la sua famiglia si trasferisce quando lui è ancora un bambino. Classe 1957, Virdis è uno di quei ragazzini che hanno cominciato a dare calci al pallone nei vicoli della città. Tutta la giornata palla al piede con gli amici e mentre ci si diverte, si impara. Lo prendono al settore giovanile della squadra dei Vigili Urbani di Cagliari. In testa ha il suo idolo, Gigi Riva, che gli capita di incrociare per le strade del capoluogo sardo, senza mai aver il coraggio di parlargli.

A sedici anni viene preso dalla Nuorese e lì avviene l’impensabile, quel mito che non osa fermare per strada, deve affrontarlo in campo. La Nuorese gioca un amichevole con il Cagliari, due generazioni in campo, Riva e Virdis. Due gol per uno. Una sorta di iniziazione, è arrivato tra i grandi. Il Cagliari lo prende e Virdis esordisce in Coppa Italia, proprio con la maglia numero 11 di Rombo di tuono. Quando Riva ha un grave infortunio tocca al giovane Virdis sostituirlo. Un’eredità pesante, una responsabilità che fa piegare le gambe, ma il giovane attaccante di Sindia, si fa crescere i baffi e allarga le spalle. Resta a Cagliari anche quando retrocede in Serie B. Ma lo vuole la Juve. Nessuno dice no alla Vecchia Signora. Solo Riva. E Virdis. Ma sua madre insiste, Riva insiste, il Cagliari ha bisogno di soldi e Virdis, che ha tenuto testa a Boniperti, parte.
La Juve e il Milan, passando per Udine
Il primo anno a Torino non è facile. La mononucleosi e i dolori reumatici lo fiaccano, ma conosce sua moglie, Claudia. Torna al Cagliari in prestito e ritrova forza e motivazione. Il ritorno alla Juventus gli regala grandi soddisfazioni, ma due scudetti e una coppa Italia non bastano. I giornali parlano dell’imminente arrivo in bianconero di due campioni, Boniek e Platini. Virdis chiede lumi a Boniperti circa il suo futuro a Torino. L’alto dirigente lo rassicura, resterà alla Juve al 99.9%. Ceduto.
Va all’Udinese dove divide lo spogliatoio con dei grandissimi, Zico, Causio, Edinho. Ed è a Udine che Gianni Rivera, allora dirigente rossonero, lo vede e decide di portarlo al Milan di Liedholm. E a Milano si laurea capocannoniere.
A trent’anni si cala nel calcio totale di Arrigo Sacchi, in quella che diventerà la squadra più bella del mondo. Due gol suoi in una leggendaria rimonta sul Napoli di Maradona, conclusa 3-2, roba da raccontare ai posteri con orgoglio, soddisfazioni che il tempo non scalfisce.
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Conclude la sua carriera al Lecce di Carlo Mazzone. A trentaquattro anni, quando il Lecce va in serie B, smette i panni del bomber con un unico rimorso, la nazionale maggiore. Nonostante gli oltre 100 gol in carriera, non è mai stato convocato. Ma Pietro non è uomo di rancori, tutto si stempera davanti ad un bicchiere di vino, nel suo locale milanese, tra ricordi e futuro.
Antonietta Terraglia


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