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Gli anni 80 in cucina non finiscono mai: Le croste

Pensavamo di esserci liberati di molte cose al confine del trash degli anni 80 eppure, eppure certi aspetti continuano a perseguitarci. Anche in cucina.

La cucina eccessivamente raffinata, per non dire elaborata e pasticciata non ottiene il mio plauso.

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I vol-au-vent in versione salata (Foto di -Rita-👩‍🍳 und 📷 mit ❤ da Pixabay) Boomerissimo.it

So che gli chef stellati tengono in conto la mia opinione quanto io la loro, ma l’eccesso in cucina, sempre secondo la mia idea da peone, finisce con l’ammazzare i sapori, appiattendo tutto.

Coreografia

Ormai lo abbiamo ripetuto alla noia, in quegli anni una bella coreografia valeva più della musica, per questo molti cantanti che non sapevano cantare utilizzavano “il look” per intorbidare le acque. Ah…è ancora così?

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Insomma un bell’aspetto aiuta, anche se l’abito non fa il monaco è indubbio che siamo portati a dare maggior credito a qualcuno che si presenta bene, ben vestito e agghindato, piuttosto che al barbone lacero e puzzolente. Non tutti sono portati ad andare oltre la prima impressione e in quegli anni men che meno. Ricordate che indossavamo capi il cui plus era avere il nome dello stilista impresso su, tutto doveva essere identificabile e quindi valutabile.

Per la cucina era più o meno lo stesso, più elaborato era, con sovrabbondanza di ingredienti anche a ca**o, si raggiungeva l’apoteosi, l’estasi degli astanti.

In crosta

Se dico “crosta” cosa vi fa venire in mente? Un pessimo dipinto di Teomondo Scrofalo? Quella croccante del pane pugliese? Quella del formaggio non edibile?

Nulla di tutto ciò! Le croste sono quei “vestiti” di pasta sfoglia che tutto ricoprivano nelle pietanze del mitico decennio. Una sorta di cucina alla Buffalo Bill e non inteso come cowboy, ma come serial killer.

crosta
Agghiacciante elaborazione natalizia della crosta (@cucina_anni80) Boomerissimo.it

E si partiva dall’antipasto. Chi può dimenticare gli esotici vol-au-vent? I “vola al vento”, lievi involucri, venivano riempiti con qualsiasi cosa passando rapidamente da lieve a greve. Si hanno notizie del solito tonno e maionese, panna e salmone, uova con salse varie, insalata russa e capricciosa, formaggi disciolti accompagnati da salumi, fino ad esperimenti più arditi. E c’era non solo la versione salata, ma anche quella dolce.

Timballi in crosta

La prima categoria sono i timballi di pasta in crosta. Principe dell’elaborata realizzazione era lui: sua maestà col buco, il tortellino. Un farcito doppio.

tortellini
Timballo di tortellini in crosta (www.buitoni.it) Boomerissimo.it

La ricetta prevedeva (e prevede) la pasta sfoglia riempita a strati alterni di tortellini e besciamella e/o l’immancabile panna, con l’aggiunta a sentimento di ulteriori formaggi e/o funghi. Al tutto, raggiunta la sommità della teglia, veniva posto un coperchio sempre della medesima pasta sfoglia. Una sola fetta della pietanza ammontava al fabbisogno calorico di un mese. La scelta della besciamella e della cugina panna era tutt’altro che casuale. Doveva servire per tenere insieme i tortellini transfughi, grazie alla potenza adesiva degna del miglior kerakoll.

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Ma non solo i tortellini venivano coinvolti. Ho notizie certe di tagliolini e tagliatelle in versione bianca o rossa (la versione con ragù è tradizionale, non per questo meno temibile), ma sempre con abbondante aggiunta di besciamella come malta.

Ma la crosta poteva rivestire anche arrosti, polli, animali vari o solo simularne la forma per farcirli sempre di ‘sti benedetti tortellini. Insomma non sapevi mai cosa saresti andato a mangiare. Ma faceva tanto “in”…

(…continua…)

Antonietta Terraglia

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Comments (

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