Il calcio “di una volta” non era più giusto: era più solo, perché l’arbitro decideva quasi senza rete, e personaggi come Concetto Lo Bello trasformavano una partita in un racconto
Il mondo si evolve, si muove, procede. Sta a noi prendere il meglio e cestinare quello che riteniamo inutile. Per non lanciarmi nell’inutile diatriba tra il prima contro il dopo, mi dico subito a favore delle grandi conquiste dell’umanità in fatto di medicina e scienza. Non è vero che prima “non c’erano tutte queste malattie”. C’erano, c’erano. Solo che tutti eravamo più fatalisti.

Poi ci sono cose che non sono certa che l’evoluzione abbia migliorato. Non il cinema, non la musica, non lo sport, perlomeno quello mainstream, sua maestà il calcio.
Sua maestà il calcio
Lo sport-calcio in sé non mi prende. L’unica eccezione è stata per i mondiali del 1982. I mondiali del 2006 non li ricordo. Fino ad un certo punto i calciatori, almeno di nome, li conoscevo. C’era Novantesimo minuto, La domenica sportiva, più tardi Mai dire goal (ai tempi del grande Foggia di Zeman) e Pressing con Raimondo Vianello. C’era uno stile di telecronaca che non si lasciava andare a sudamericanismi, asciutta, pulita, con giornalisti competenti che conoscevano il loro mestiere. Garantivano un risultato, proprio come è accaduto per la cerimonia d’apertura delle ultime olimpiadi invernali. Del calcio so più nulla. Mi perdo tra anticipi, posticipi, coppe, micacoppe, coppe del nonno. Capire cosa succede in campo è davvero complesso, tecnologicamente avanzato, ma davvero difficile.

L’arbitro non è più l’unico giudice in campo. Molti sono gli ausili su cui può contare. Il principale è il VAR, regolato dal protocollo IFAB. Lo scrivo così come l’ho letto. Interviene su 4 categorie di episodi, gol/non gol, rigore/non rigore, espulsione diretta e scambio d’identità.
L’arbitro deve comunque prendere una prima decisione sul campo e la modifica avviene solo in caso di errore chiaro ed evidente o episodio grave non visto. Come a dire che c’è sempre una seconda possibilità Nelle competizioni che la adottano c’è la Goal-Line Technology. Un qualcosa che serve a stabilire se il pallone ha oltrepassato interamente la linea di porta, inviando un segnale sull’orologio dell’arbitro, anche con vibrazione. Una volta c’erano i guardalinee, oggi ci sono gli assistenti i quali, con le “beep/buzzer flags” inviano al direttore di gara un segnale radio con beep/vibrazione per ottenere la sua attenzione.
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Accanto all’arbitro, oggi c’è una folla: assistenti, quarto uomo e team VAR in sala video. Meglio? Prima delle innovazioni gli arbitri prendevano le loro decisioni praticamente da soli e dovevano essere in grado di reggere la responsabilità di quanto sancito avendo contro, talvolta oltre ai giocatori, un intero stadio. Bisognava essere certi della propria competenza (leggi: studiati) e con un’ottima autostima per reggere agli innumerevoli improperi. Non era un mestiere per fiorellini di campo. Erano diversi anche i giocatori, come lo era il gioco. Molti calciatori diventavano una bandiera per la squadra. Restavano nella stessa squadra per molte stagioni e non solo per ragioni di convenienza economica. Diventavano un simbolo per la città. E facciamo qualche nome: Giuseppe Meazza – Inter; Valentino Mazzola – Torino; Giampiero Boniperti – Juventus; Giacinto Facchetti – Inter; Franco Baresi – Milan. E ovviamente, the last but not the least Gianni Rivera e Sandro Mazzola. Era un calcio più romantico? Boh. Era diverso, questo sì.
Un arbitro su tutti: Concetto Lo Bello
Prima che arrivasse Collina con il suo aspetto non solo imperioso, ma anche inquietante, la superstar degli arbitri è stato lui, Concetto Lo Bello da Siracusa. Concetto Lo Bello era l’esatto contrario di Collina. Dotato di prestanza fisica e aspetto elegante, si imponeva sul campo ancora prima di usare il fischietto. Gli occhi vivi piantati in un viso dai tratti marcati e antichi esprimevano il giudizio.
Sul terreno di gioco il suo portamento era autoritario e decisionista, mai seduttivo né conciliante: usciva dal tunnel e intimoriva tutti, perfino il pubblico sugli spalti. Gianni Brera lo descrisse così: “L’ état c’est moi!, senti che potrebbe ruggire con la sua voce aspra di tiranno. Re Sole si confonde con Dionisio. Abd el Karim mulina la sua sfolgorante draghinassa tagliando teste d’ infedeli come neanche fossero poponi”
Il suono stesso del suo zufolo partecipava di questa natura perentoria. Era acuto, tagliente, lacerava l’aria senza modulazioni né esitazioni, diverso dai colleghi che sembravano cercare il consenso. Decideva rigori e punizioni incuranti di classifiche, blasoni e nazioni in campo. Lui era Lo Bello, il Tiranno di Siracusa.
Juventus – Cagliari
Ed è quando si incontrano due personaggi diversamente unici, il Tiranno e Rombo di tuono che le partite possono diventare leggendarie. Campionato 1969/70, dodicesima giornata, domenica 14 dicembre 1969, a Milano si piangono le vittime della strage di Piazza Fontana, a Palermo la neopromossa affronta il Cagliari di Gigi Riva.
La vittoria, a sorpresa, va al Palermo. Risultato finale 1 – 0. Il tecnico del Cagliari, Manlio Scopigno, perde la calma, attribuendo la sconfitta all’operato dell’arbitro, ma soprattutto al guardalinee sig. Cicconetti. Il filosofo, come da qualcuno era definito, si avvicina al collaboratore dell’arbitro proferendo testuali parole: “Quella bandierina farebbe meglio a infilarsela nel xulo”. Non pago, gli suggerisce di andare a raggiungere i giocatori del Palermo al centro del campo, così, amichevolmente: “Perché non va anche lei a prendere gli applausi in mezzo al campo? Con la testa di caxxo che si ritrova, non dovrebbe andare in giro, ma stare a casa a fare il pupazzo.” Squalificato fino a fine stagione. L’appello non viene, ovviamente, accolto. Troppo dirette e poco giustificabili le ingiurie.
Arriva così la partita Juventus-Cagliari. Il duello che avrebbe sancito lo scudetto. Ai rossoblu basterebbe il pareggio, i bianconeri necessitano della vittoria. Arbitra Concetto Lo Bello. Partita in salita per il Cagliari, sotto di un autorete di Niccolai al 29’ sullo 0 – 0. Rombo di tuono rimette tutto a posto. Fine primo tempo. Il secondo scorre nervoso. Il Tiranno di Siracusa, concede un rigore di manica larga alla Juventus. Albertosi intuisce e para. Giubilo! E invece, no. Lo Bello sancisce che il portiere si è mosso prima e ordina di ripetere. Questa volta Anastasi segna. La gioia cede il posto alla rabbia. Tra i primi a fare rimostranze all’arbitro è lui, Riva. “Non è giusto che un coglione come lei rovini tutto…Mi dica cosa posso fare per farmi cacciare”. Lo Bello gli risponde solo: “Riva, lei pensi a giocare”.
Mancano pochi minuti alla fine della partita. Un difensore juventino impedisce a Riva di saltare. Lo Bello è lì. Rigore. Rombo di tuono dal dischetto, il portiere si muove, lui sì prima del fischio, ma quel pallone viene scagliato con tutta la rabbia trasformata in forza. Imparabile. Pareggio e scudetto per il Cagliari. Le squadre si avviano verso il tunnel. Riva ha una domanda in testa e deve farla. “E se lo avessi sbagliato?” Serafico Lo Bello risponde “Lo avrei fatto ripetere”. Il VAR forse avrebbe deciso in modo imparziale ed inattaccabile e noi avremmo presto una delle partite migliori di sempre.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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