Trent’anni di censura per un finale scomodo. La signora in giallo traumatizzò i dirigenti televisivi italiani
La Signora in Giallo è un fenomeno, non c’è altro da dire. Sono trentasei anni ininterrotti che è possibile guardare un episodio della serie ogni giorno del calendario. E se non è vero successo questo, qualcuno deve dirmi quale sia il parametro di valutazione.

Sarà che ho l’età oggi che avrebbe dovuto avere la scrittrice nello show, ma mi diventa via via più simpatica. Può essere anche essere una serial killer sotto mentite spoglie, ma una donna che “a una certa” si inventa un’altra carriera e un’altra vita (di successo) ha tutta la mia ammirazione. E dio solo sa se vorrei farlo anche io. In materia di serial killer mi sento più vicina a Dexter, ma tranquilli tutti, mi basta la fantasia.
Mrs. Fletcher contro la morale
La scure della censura è capace di colpire in modi astrusi. Dalle gambe delle Kessler, ai film di Totò, tutto è dovuto passare attraverso il colino censorio, tagliando ed eliminando in modo preventivo elementi che probabilmente non avrebbero scandalizzato nessuno.
Ma oltre alla censura morale e di potere (peraltro ancora molto in voga) è esistita una censura opportunista. Eliminare scene e/o episodi da una serie che avrebbero potuto disaffezionare il pubblico. E’ quello che è successo a Jessica Fletcher.
Angela Lansbury nei panni di Jessica Fletcher poteva risolvere centinaia di omicidi, ma non poteva permettersi una zona grigia morale. Quando la nostra Signora in Giallo si trovò davanti a un caso che non si poteva risolvere con un elegante “Ecco l’assassino!” pronunciato nel salotto con la tappezzeria a fiori, qualcuno a Via Teulada cadde dalla poltrona.
Esattamente quarant’anni fa, nel 1985, e l’episodio Funeral at Fifty-Mile, tradotto in Italia come Doppio Funerale stava per diventare il Voldemort della televisione italiana: quello-di-cui-non-si-deve-parlare.
Dal Wyoming con terrore
La storia inizia in modo classico: Jessica Fletcher si reca nel Wyoming per partecipare al funerale di Jack Carver, un vecchio amico di guerra del defunto marito. Scenario perfetto per un delitto: una cittadina sperduta, un testamento controverso, e naturalmente un morto di troppo.
Il primo cadavere è Jack Carver, morto di vecchiaia. Il secondo è Carl Mestin, un losco figuro che si presenta al funerale sventolando un testamento che gli assegna tutto il patrimonio, estromettendo la figlia adottiva Mary. Mestin viene trovato impiccato nel fienile, e qui inizia la vera storia. Questa volta non si tratta del solito omicidio risolto con deduzione e bon ton. No, questa volta Jessica si trova davanti ad un intreccio che sa di vendetta, violenza sessuale e giustizia fai-da-te. Una storia troppo vera, troppo sporca per i palati fini, anzi impauriti, della televisione italiana degli anni ’80.
La verità, scoperta ovviamente da Jessica, è agghiacciante. Mary non è la figlia biologica di Jack Carver. È il risultato di uno stupro commesso anni prima dal malvagio Mestin ai danni della madre di Mary. Jack ha cresciuto la bambina come sua figlia, portandosi dentro questo segreto per tutta la vita.
Quando lo stupratore si ripresenta per rivendicare l’eredità, minacciando di rivelare la verità, un gruppo di quattro uomini, tutti amici di Jack, decide di farsi giustizia da sé. L’idea era spaventarlo, legandolo a un cavallo con una corda al collo. Ma il cavallo si spaventa per un tuono, scappa, e Mestin muore impiccato.
Fin qui, tutto normale. Il problema arriva dopo.
Jessica, essere umano dopo tutto
Jessica Fletcher, scoperta la verità, non denuncia immediatamente i quattro uomini. La dispensatrice di giustizia, per una volta, esita. Capisce il dolore, la rabbia, il desiderio di proteggere Mary da una verità che la distruggerebbe. Invece di correre dallo sceriffo, convoca i quattro colpevoli e li convince a costituirsi. Per gli standard americani del 1985, era un finale toccante: Jessica che sceglie la comprensione umana sulla rigidità della legge, pur mantenendo i principi morali. Per i dirigenti della televisione italiana, invece, era l’apocalisse.
I dirigenti RAI alla visione dell’episodio ebbero una reazione definitiva. Questo episodio non s’ha da vedere. La preoccupazione era genuina, ma anche tremendamente provinciale. Pensavano alla reazione degli spettatori davanti alla Fletcher magnanima, o meglio, alla possibilità di perdere ascolti. Decisero in autonomia che il pubblico italiano fosse composto da bambini incapaci di gestire la complessità morale della situazione.
Mentre negli Stati Uniti l’episodio andò in onda regolarmente il 21 aprile 1985, in Italia sparì nel nulla. Niente doppiaggio, niente messa in onda. Per trent’anni, Doppio Funerale è rimasto sigillato in un cassetto.
Trent’anni di Clandestinità
I fan più accaniti della serie sapevano della sua esistenza. Si scambiavano informazioni come fossero documenti top secret.
L’episodio circolava nei DVD della prima stagione, rigorosamente in inglese con sottotitoli. Una sorta di samizdat televisivo per i carbonari della Signora in giallo. La situazione aveva dell’assurdo: Jessica Fletcher aveva assistito a omicidi a colpi di ascia, avvelenamenti, sparatorie e ogni genere di efferatezza, l’unico episodio censurato era quello dove mostrava comprensione umana.
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Il 24 giugno 2016, dopo oltre trent’anni, l’episodio finalmente approdò su Rete 4. Nel frattempo, però, era morta Alina Moradei, la storica doppiatrice italiana di Jessica Fletcher. A dare voce alla protagonista nell’episodio “proibito” fu Vittoria Febbi. Era la signora in giallo, ma non aveva la sua voce.
La messa in onda del 2016 non fece però sensazione. Il pubblico televisivo probabilmente neanche si accorse di assistere a un evento storico. L’episodio che aveva terrorizzato i dirigenti televisivi per tre decenni passò quasi inosservato.
La vicenda dell’episodio bannato rispecchia l’Italia televisiva degli anni ’80: paternalistica, iperprotettiva e fondamentalmente ipocrita, convinta che il pubblico fosse incapace di gestire la complessità. Forse i dirigenti di allora avevano ragione ad aver paura: mostrare un’eroina televisiva con sfumature morali poteva davvero essere rivoluzionario.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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