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Titanic

Titanic: sotto il suo mistero, un incubo nucleare (anzi due)

Per la teoria del complotto c’è sempre qualcosa sotto. Nel caso del ritrovamento del Titanic è verità sacrosanta

Sono una persona semplice, qualcuno direbbe sempliciotta, ma le grandi opere, magnifiche, magniloquenti, estese e distese anche dal punto di vista temporale mi annoiano.

Titanic
Il Titanic e i sottomarini – Boomerissimo.it

E’ per questo che non amo i libri troppo lunghi, le serie in troppe puntate e i film del genere polpettone. Amo la sintesi, rifuggo l’ars oratoria e la prosa didascalica degna dei principi del foro, Vostro Onore e signori giurati! il rischio è quello di lasciarsi portare in giro dalla quantità di parole e perdere di vista il fatto. Soprattutto quando la missione non detta è quella di nascondere la verità.

Titanic: una storia perfetta

C’era un tempo in cui le storie più grandi sembravano avere una sola, epica verità. E nessuna storia era più grande, più tragica e più leggendaria di quella del Titanic. La nave inaffondabile inghiottita dall’Atlantico in una notte d’aprile del 1912, portando con sé un’aura di mistero avrebbe affascinato il mondo per generazioni. Tra i tanti quel James Cameron che ci ha confezionato l’amato polpettone.

L’inaffondabile – Boomerissimo.it

Per settantatré anni, il suo relitto, come uno spettro, ha infestato gli abissi, una chimera per avventurieri e cacciatori di tesori. Poi, il 1° settembre 1985, l’impossibile accadde. Il mondo si svegliò con la notizia che il Titanic era stato ritrovato. Le fotografie scattate in profondità, sfocate e indistinte fecero il giro del mondo, riaccendendo l’interesse per quella tragedia, lontana nel tempo, ma scolpita nell’immaginario collettivo. Mio nonno, classe ‘99, anche in vetustà, continuava a ricordare l’evento. L’artefice di quell’impresa fu un oceanografo americano di nome Robert Ballard, un uomo la cui ostinazione aveva finalmente dato un volto al più celebre dei fantasmi marini. La sua fu celebrata come una vittoria della perseveranza umana e della tecnologia. Ma, come nelle migliori spy story, la verità era molto più complessa. Insomma, c’era qualcosa sotto. La scoperta del Titanic non era il vero obiettivo della missione di Ballard. Fu la sua copertura perfetta.

Missione sotto copertura

La vera missione era un’operazione top-secret della Marina degli Stati Uniti, un’immersione nel mare oscuro della Guerra Fredda.  All’inizio degli anni ’80, Robert Ballard era solo un visionario. Oceanografo presso il prestigioso Woods Hole Oceanographic Institution, era ossessionato da due cose: trovare il Titanic e sviluppare una tecnologia rivoluzionaria per farlo, non necessariamente in quest’ordine.

Robert Ballard – Boomerissimo.it

Aveva ideato un veicolo sottomarino robotico, Argo, capace di trasmettere immagini in tempo reale dagli abissi. In questo modo avrebbe permesso ai ricercatori  di essere sul posto senza rischiare la vita. Altro che Titan… La tecnologia sviluppata per Argo era costosa e nessuno sembrava disposto a finanziare quello che sembrava solo un capriccio, privo di possibilità di riuscita. Ballard non era però disposto a mollare. Audax fortuna iuvat, e con tutta  l’audacia che possedeva, bussò alla porta della Marina degli Stati Uniti. Nel 1982, presentò il suo progetto al vice capo delle operazioni navali, Ronald Thunman. La risposta che ricevette fu tanto agghiacciante quanto irresistibile. La Marina era interessata, molto interessata alla sua tecnologia. Ma non per trovare un vecchio relitto di nessuna importanza strategica. Thunman acconsentì a finanziare la missione dell’oceanografo, ad una semplice condizione, avrebbe dovuto ritrovare due sottomarini militari perduti. I nomi erano sussurrati nei corridoi del Pentagono come spettri, alla stessa stregua dell’inaffondabile. Erano l’USS Thresher e l’USS Scorpion. Due sottomarini nucleari, orgoglio della flotta americana, svaniti nel nulla con i loro equipaggi al completo. La Marina aveva bisogno di Ballard, e Ballard aveva bisogno della Marina. L’accordo fu siglato. La ricerca del Titanic sarebbe stata la ricompensa, concessa solo se e quando la missione principale avesse avuto successo. E con un limite di tempo quasi impossibile.

I sommergibili fantasma

Negli anni Sessanta gli abissi marini erano il campo di battaglia silenzioso della Guerra Fredda, dove Unione Sovietica e Usa combattevano battaglie segrete a colpi di nuove tecnologie. Il 10 aprile 1963, a circa 200 miglia al largo di Cape Cod, l’USS Thresher, il sottomarino più avanzato della sua classe, iniziò una prova di immersione profonda. A bordo c’erano 112 membri dell’equipaggio e 17 tecnici civili. L’obiettivo era testare i limiti della nave. Li trovarono, ma non nel modo previsto.

Sommergibile Thresher
USS Thresher (By Photographed by J.L. Snell – From the collections of the Naval Historical Center. USNHC # NH 97551.http://www.history.navy.mil/photos/images/h97000/h97551c.htm, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2611688) – Boomerissimo.it

A una profondità di circa 270 metri, una tubatura sigillata con una brasatura difettosa invece che saldata, cedette sotto la pressione. Un getto d’acqua investì i pannelli elettrici, mandando in cortocircuito i sistemi vitali. Il reattore nucleare, come da protocollo di sicurezza, si spense automaticamente. Il Thresher perse potenza, propulsione e la capacità di riemergere. A una profondità di oltre 700 metri, la pressione divenne insostenibile. Lo scafo d’acciaio implose, disintegrando il sottomarino e uccidendo all’istante tutti i 129 uomini a bordo. Fu il più grave disastro sottomarino della storia. I suoi resti si sparsero su un’area vastissima del fondale. Cinque anni dopo, la Marina subì un’altra perdita devastante. Il 22 maggio 1968, l’USS Scorpion, di ritorno da una missione di sorveglianza di attività navali sovietiche vicino alle Azzorre, svanì semplicemente dai radar. Inviò un’ultima comunicazione e poi, il silenzio. A bordo c’erano 99 uomini.

USS Scorpion
La prua dello Scorpion inabissato (By https://www.history.navy.mil/our-collections/photography/numerical-list-of-images/nara-series/usn/USN-1130000/USN-1136658.html, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2611568) – Boomerissimo.it

A differenza del Thresher, la causa dell’affondamento dello Scorpion non è mai stata determinata con certezza, alimentando decenni di teorie e speculazioni. L’ipotesi più accreditata è che un siluro Mark 37 si sia attivato accidentalmente all’interno del tubo di lancio. Nel disperato tentativo di disarmarlo, l’equipaggio avrebbe eseguito una virata di 180 gradi per attivare il meccanismo di sicurezza, ma il siluro, una volta espulso, si sarebbe armato e avrebbe cercato il bersaglio più vicino: lo Scorpion stesso. Un’altra teoria suggerisce un’esplosione causata da un accumulo di idrogeno durante la ricarica delle enormi batterie del sottomarino. Altri hanno suggerito un guasto al sistema di smaltimento dei rifiuti. Il guasto avrebbe causato un allagamento che, a sua volta, avrebbe innescato l’esplosione della batteria. Qualunque sia stata la causa, il risultato fu lo stesso: la perdita di 99 vite e di un sottomarino armato con due siluri a testata nucleare.

Nessuno doveva sapere

La Marina degli Stati Uniti doveva assolutamente trovare quei relitti per una serie di motivi.  La preoccupazione numero uno era lo stato dei reattori nucleari. Nessuno poteva sapere se stavano rilasciando materiale radioattivo nell’oceano. Un disastro ecologico di tale portata sarebbe stato catastrofico, ma soprattutto, avrebbe regalato all’Unione Sovietica un’arma di propaganda senza precedenti. In più lo Scorpion trasportava armi nucleari. I vertici militari dovevano sapere se le testate erano ancora al loro posto. Il loro incubo era che i sovietici le avessero recuperate, impadronendosi della tecnologia nucleare americana. La missione di Ballard era anche una missione di controspionaggio: ispezionare i siti per qualsiasi segno di manomissione.

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La ricerca del Titanic era la copertura perfetta. Chi avrebbe mai sospettato che, mentre il mondo sognava di trovare la nave più lussuosa mai prodotta, la vera posta in gioco era la sicurezza nucleare del mondo?

Dodici giorni per la vittoria

La missione di Ballard iniziò nell’estate del 1985. Usando la tecnologia sonar francese e il suo nuovo robot Argo, Ballard si dedicò subito al compito assegnatogli dalla Marina. Individuò e ispezionò i relitti del Thresher e dello Scorpion. Le sue telecamere trasmisero immagini rassicuranti al comando navale: i reattori erano stabili, non c’erano perdite di radiazioni significative e, soprattutto, non c’era alcun segno di interferenza sovietica. La missione era compiuta. Ma il tempo stava per scadere. La Marina gli aveva concesso un “bonus” di soli 12 giorni per la sua ricerca. Dodici giorni per trovare un relitto che era sfuggito a tutti per settantatrè anni, in un’area di 150 miglia quadrate.

Il Titanic ritrovato – Boomerissimo.it

A questo punto gli venne buona l’esperienza acquisita nella ricerca dei sommergibili. Studiando come il Thresher e lo Scorpion si erano disintegrati, Ballard ebbe un’illuminazione. I sottomarini non erano affondati interi; erano implosi, lasciando una lunga e ben definita scia di detriti sul fondale. Capì che cercare lo scafo intero del Titanic era l’approccio sbagliato. La strategia vincente era cercare il campo di detriti. Seguendo la scia dei rottami, prima o poi ne avrebbe trovato la fonte. Giorno dopo giorno, Argo “falciava il prato” del fondale oceanico. Mancavano solo pochi giorni alla fine della finestra temporale concessa dalla Marina. Poi, alle 1:05 del mattino del 1° settembre 1985, qualcosa apparve sugli schermi. Non era lo scafo. Era qualcosa di piccolo, ma inconfondibile. Una delle enormi caldaie del Titanic, con i suoi rivetti ancora visibili, l’inizio della scia. Seguendola, poche ore dopo, la prua del Titanic emerse dall’oscurità del fondale. La nave dei sogni era stata trovata. La copertura aveva funzionato anche meglio del previsto.

La fine o l’inizio? – Boomerissimo.it

Oggi, l’USS Thresher e l’USS Scorpion giacciono dove sono affondati. Il Thresher riposa a una profondità di circa 2.600 metri al largo del New England, mentre lo Scorpion si trova a oltre 3.000 metri di profondità a sud-ovest delle Azzorre. Entrambi i siti sono considerati cimiteri di guerra, tombe inviolabili per i 228 marinai che hanno perso la vita. La Marina degli Stati Uniti continua a condurre monitoraggi periodici dei siti per controllare eventuali perdite di radiazioni dai reattori e dalle armi nucleari. Finora, i livelli di contaminazione sono stati giudicati trascurabili e non rappresentano una minaccia per l’ambiente marino. Ma…sarà vero? Cosa c’è davvero sotto?

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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