La tragedia del Titanic e le cinque inquietanti domande intorno al suo affondamento. Fu vero incidente?
Ho col Titanic un rapporto muliforme. Affascinato dalla macchine, nel mio spirito un po’ futurista, ho sempre amato questo “inaffondabile” grattacielo dei mari, la sua sfida tecnica e la sua storia triste, che risuona molto bene con una convinzione che non so se mi sia stata instillata, io abbia accettato, o consideri semplicemente vera.

I piani e gli schemi dell’uomo sono meravigliosi, e necessari per dare un senso alla vita, ma nulla di quello che costruiamo è solido per davvero, tutto è esposto ai venti e può cadere e sparire in attimo. Ultimamente sono tornato a leggere i Salmi, laicamente. E ci ho ritrovato dentro un bel po’ di quella che potremmo definire l’epica del Titanic.
Supponiamo però che la fine del Leviatano d’acciaio non sia stata così imprevista e imprevedibile, non sia dovuta al fato, al destino cinico e baro, ai capricci delle Potenze i cui disegni sono meglio conosciuti a loro, e spesso scompaginano i nostri piani ben costruiti, e affondano le nostre navi inaffondabili.
Proviamo a immaginare che, come qualcuno sostiene, l’affondamento del Titanic sia stato un piano umano, non meno maestoso del piano che aveva costruito il gigante dei mari. Vengono i brividi, a pensare quello che sarebbe uno dei più grandi crimini della storia, capace di far impallidire persino le nostre più agghiaccianti storie di True Crime.
J.P. Morgan, il sospettato numero 1
Al centro del possibile intrigo del Titanic c’è un sospettato che sarebbe stato bene un secolo dopo nella serie del Tenente Colombo. Un banchiere e miliardario, come tale padrone del mondo, e come tutti i padroni del mondo probabilmente un cinico, se non vogliamo dire un vero malvagio: J.P. Morgan.

Uno dei finanzieri più potenti e controversi degli Stati Uniti a cavallo tra XIX e XX secolo: fautore dei grandi consolidamenti bancari e industriali, contribuì a creare l’economia statunitense come la conosciamo oggi. Un castello di operazioni finanziarie e i industriali che avrebbero dato vita a colossi come U.S. Steel e General Electric.
Ma Morgan non era solo un banchiere: il suo potere si estendeva a settori chiave dell’industria, tra cui quello navale. Un secolo dopo, i suoi eredi sarebbero stati tra i protagonisti del crack finanziario dei subprime, che quasi riuscì a cancellare l’economia finanziaria sulla quale tuttora galleggiamo, sperando di non trovarci su un altro Titanic. Ma questa è un’altra storia.
Torniamo in acqua: nel 1902, tramite la sua holding International Mercantile Marine (IMM), Morgan acquisisce le principali compagnie di navigazione britanniche, tra cui la White Star Line, proprietaria del Titanic. Il suo obiettivo è la creazione del primo vero cartello transatlantico di linee passeggeri, in grado di rivaleggiare con Cunard e i maggiori armatori europei. Un’’operazione visionaria, in un’epoca (ricordiamolo) non meno globalizzata del presente, ma in cui gli spostamenti avvenivano un po’ più lentamente, sulle grandi e modernissime, e per allora velocissime, navi a vapore.

Questa presenza ingombrante nel settore marittimo, unita al suo ruolo centrale nella finanza internazionale, contribuì a consolidare la leggenda nera sul suo conto: quella di un uomo capace di manovrare crisi e disastri a fini personali. Cosa peraltro verissima, se no che squalo della finanza sarebbe stato?
Le cinque teorie che ci inquietano ancora oggi
Boomerissmo non è affezionato ai complotti, ma nemmeno si accontenta della prima versione ufficiale. La nostra memoria e il nostro spirito critico ci spingono talvolta un po’ altre quello che è stato ormai comunemente accettato, come nella serie di articoli che stiamo dedicando al Caso Moro. Altre volte ci siamo guardati indietro, esaminando criticamente e con razionalità alcune teorie alternative che vale quantomeno la pena di ripercorrere, come nel caso dello sbarco sulla Luna.
J.P. Morgan e il complotto dei banchieri
Una delle teorie più diffuse, quella che più si avvicina al mondo del True Crime, ipotizza che Morgan abbia deliberatamente provocato la tragedia per eliminare rivali influenti e favorire la nascita della Federal Reserve americana. Una banca nazionale che agli Stati Uniti mancava, e che molti, armati dallo spirito individualista e indipendente anglosassone, al tempo avversavano.

Morgan invece ne fu uno dei sostenitori, e per arrivare in porto dovette sgominare una concorrenza aggueritissima. Arrivò anche al punto di mandarla in fondo al mare, a bordo del suo Titanic?
I fatti nudi e crudi sono che Morgan aveva effettivamente prenotato una suite in prima classe, cancellando alla fine il biglietto proprio del viaggio fatale. La cancellazione arrivò però parecchi giorni prima della partenza, per motivi di salute e di affari. Sebbene tre noti industriali rivali — Astor, Guggenheim e Straus — siano tra le vittime eccellenti, non esistono in realtà prove convincenti di una loro ferma opposizione alla riforma bancaria né esiste un collegamento diretti tra la cancellazione di Morgan e una consapevolezza del disastro imminente.
Sarebbe bastato al Tenente Colombo per scagionare Morgan? O avrebbe fatto la sua famosa ultima domanda? Non lo sappiamo, ma il fatto forse più importante è che la riforma bancaria, il Federal Reserve Act fu promulgata dopo molto tempo, mesi dopo la morte dello stesso Morgan. Vero che alcuni rivali erano da ancora più tempo in fondo all’Oceano, ma il collegamento non pare dei più solidi.
Lo scambio tra Titanic e Olympic
Un altro tema ricorrente, nel quale entra in gioco un’avidità immaginaria che sarebbe diventata assassinio di massa, coinvolge uno scambio da brivido tra due navi. Una sostituzione di identità, un crimine nel crimine, a scopo di puro lucro.

Alcuni sostengono infatti che la nave affondata non fosse il Titanic, ma la Olympic, sorella gemella che aveva subito danni durante una collisione e sarebbe divenuta difficilmente assicurabile. White Star Line avrebbe quindi mascherato la Olympic, affondandola per collezionare il premio assicurativo. Le analisi dei relitti, i registri navali con i numeri di cantiere e la documentazione tecnica smentiscono questa ipotesi. Lo scambio sarebbe stato logisticamente impossibile, avrebbe reso necessaria la sostituzione di chilometri di lamiera rivettata, da marcare con i codici del Titanic e, secondo gli oggetti recuperati, la nave affondata era inequivocabilmente il Titanic. Teoria suggestiva, ma che fa acqua da tutte le parti.
L’assicurazione gonfiata e la frode economica
Sempre nel campo della cupidigia, un tratto che nell’immaginario è difficile separare da quello di banchiere, si è spesso ipotizzato che il Titanic sia stato deliberatamente affondato per riscuotere una polizza assicurativa superiore al suo valore effettivo.
Nella realtà, le la nave era assicurata per una somma inferiore al proprio costo di costruzione. La polizza fu emessa il 30 marzo 1912 e non fu affatto aumentata nei giorni successivi, come conferma il certificato originale venduto all’asta nel 2012. White Star Line e IMM non guadagnarono nulla dall’affondamento, subirono anzi una perdita netta: il risarcimento coprì due terzi del valore del bene affondato.
Storicamente, una truffa di questa portata sarebbe stata non solo rischiosa, ma anche economicamente insensata.
Sabotaggio interno e incendio doloso
Alcuni ricercatori hanno documentato la presenza di un incendio nei depositi di carbone a bordo del Titanic prima della partenza, ipotizzando che fosse stato appiccato di proposito per indebolire la struttura.
Qui la ricerca storica ha segnato un punto importante: l’incendio è oggi un fatto accertato, ma le inchieste ufficiali escludono che abbia avuto un ruolo decisivo nell’affondamento.
Erano erano relativamente comuni sulle navi a vapore dell’epoca e venivano normalmente gestiti dall’equipaggio. L’incendio, insomma, ci fu ma nessuna prova ha mai stabilito che sia stato doloso, né la mette in relazione in modo convincente l’incendio con la volontà di causare il disastro.
Attentato mirato per eliminare oppositori politici
Torniamo qui al tema a cui accennavamo nell’introduzione: per molti anni si è sostenuto che il disastro sarebbe stato orchestrato per eliminare personalità considerate ostili a interessi finanziari e politici globali, in particolare alla creazione della Federal Reserve.
Gli storici economici hanno perà dato il colpo di grazia alla teoria, eliminando ciò che in un assassinio premeditato è quasi sempre necessario: il movente Le testimonianze storiche indicano che almeno una delle vittime illustri, Isidor Straus, era pubblicamente favorevole alla riforma bancaria. Ma non basta: i meccanismi casuali della sopravvivenza a bordo renderebbero improbabile garantire la morte selettiva di pochi individui in un naufragio di massa, nel quale, non dimentichiamolo, sono morte circa 1500 persone. Anche la mente criminale più spietata, forse, si sarebbe fermata davanti a una prospettiva del genere.
Titanic e complotti, tra mito e realtà
Sul Titanic si studia da più di cento anni come abbiamo raccontato anche qui su Boomerissimo. La fortuna di queste teorie nasce indubbiamente dal fascino oscuro esercitato da Morgan e dalla dimensione epica dell’incidente. E non accenna a placarsi nell’epoca dei social, ovvero quei luoghi dove anche le vicende semplici vengono complicati, e figuriamoci una che semplice non è, e che non ha ancora finito di dare tutte le sue risposte.
Ci sono ancora molte cose da capire, e forse a questo punto ci saranno per sempre, ma il naufragio del Titanic resta, secondo le inchieste storiche e giudiziarie, una delle più tragiche manifestazioni di errore umano, arroganza tecnologica e sottovalutazione del rischio nella storia della navigazione moderna. Non è poco.
Anche in questo caso la volontà dell’uomo non ha potuto tutto, nemmeno quella fantasiosamente cinica e malvagia di un banchiere d’assolto. Ammesso che al delitto abbia mai anche solo lontanamente pensato.
Antonio Pintér – Boomerissimo. it


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