La rete di un medico assassino si stende sulla Parigi degli orrori. Una storia di ferocia e di terrore che riesce persino a tingersi di assurdo.
Le grandi tragedie (o forse sarerebbe meglio dire i grandi crimini) della storia sono così abbaglianti da nascondere orrori più piccoli, più diciamo così a misura d’uomo.

Eppure a volte è proprio all’ombra di un crimine immenso, come quello dell’occupazione nazista di Parigi, con i suoi rastrellamenti, le sue vittime, intere famiglie e quartieri trasportati verso la morte dei lager, che crea le condizioni per storie di cinismo e ferocia come quella di Marcel Petiot, il Dottor Satana. Una figura che si ricollega a quelli di lucidi assassini seriali e ripetitivi come John Wayne Gacy, più che a figure “dannate” come Ed Gein, o alla creativa follia omicida come Ted Bundy
Un mostro nella Parigi occupata
La Seconda Guerra Mondiale è già cominciata a estda quasi un anno, quando i nazisti muovono il loro attacco alla Francia. Uno sfondamanto fulmineo e umiliante. I francesi in rotta rinunciano a difendere la loro capitale. A Parigi, all’alba del 14 giugno 1940 entra trionfalmante in parata la 18a armata tedesca.
I tedeschi al Moulin Rouge – Boomerissimo.it
I parigini sono silenziosi, attoniti, mentre i tedeschi prendono possesso della città, ne requisicono gli edifici pubblici e li trasformano nei loro nuovi Quartier Generali. Nella Ville Lumiere in mano al nemico la vita continua, nei locali e nei cabaret, soprattutto per chi collabora con i tedeschi. Per chi resiste e per gli ebrei, che i nazisti hanno scelto come obiettivo da liqudare, invece è la diperazione, la fine, il terrore quotidiano.
Molte sono state le armi dei serial killer della storia per manipolare le loro vittime, conquistarne la fiducia, portarle in trappola, ucciderle.
Per Marcel Petiot, un medico rispettato, il gioco è più facile e forse ancora più spietato. Si presenta come una luce di speranza per chi si nasconde e fugge, è una figura angelica per disperati che non hanno più niente da perdere, il cui destino è l’arresto, quasi sicuramente la morte.
Nessuno di loro sa che Petiot, un baldo quarantenne nato ad Auxerre nel 1897 ha una storia preoccupante di comportamenti “antisociali”. È stato un ragazzo strano, chiaramente disturbato, che esercitava il suo sadismo sugli animali, e con tendenze da piromane. Ma come talvolta succede agli assassini multipli, è anche un giovane brillante, che procede speditamente negli studi e riesce persino a conquistarsi una fama umanitaria, di “dottore dei poveri”.
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Sia lo squilibrio sadico, che il lato umanitario, che la brillantezza si fondono nel crogiolo di quella città terrorizzata, e creano un mostro che nelle ombre della Parigi nazista, comincia a gettare la sua rete.
La casa degli orrori
Petiot ha un appartamento in uno strano punto di Parigi, nei pressi dell’Avenue Foch, vicino al Bois de Boulogne. È in città, sulla raggiera di vialoni che partono da Place de la Concorde, ma è quasi in campagna, ai margini di un bosco, una zona silenziosa, tranquilla. L’appartamento riparato dal clamore del centro città, al 21 di Rue le Sueur a Parigi diventerà teatro, sala operatoria, forno crematorio per i suoi crimini.

Petiot attira le sue vittime in casa sua, punta sugli ebrei benestanti, che si nascondono a Parigi, in fuga da tutta la Francia occupata, alla ricerca di una soluzione qualunque, anche costosissima che li porti verso la salvezza.
Il dottore, nella sua umanità (che non pretende di essere gratuita, e forse proprio per questo risulta degna di fiducia) promette un passaggio sicuro verso l’Argentina o il Messico, attraverso una rete clandestina di sua invenzione, a cui ha dato anche un nome: “Fly Fox”.
Entrate nella casa, le vittime vengono condotte in una stanza che sa di ospedale. Petiot le fa spogliare, si fa consegnare tutti i loro averi. Non possono avere addosso niente: deve disinfettarle per prepararle al viaggio (è singolare l’eco delle docce di Auschwitz, due percorsi verso lo sterminio, che partono separatamente, trovando per strada un modus operandi similmente risanante).
Per uccidere, Peliot elabora una sua personale versione omicida della vaccinazione. Prepara un cocktail di cianuro e morfina, che inietta alle vittime con il loro pieno consenso, ancora una volta per prepararle al lungo viaggio verso la salvezza. Muoiono, spesso senza rendersi nemmeno conto di cosa sia successo. Sono in apparenza omicidi freddi, razionali, senza nessuna traccia di appagamento sessuale, come sarebbe comune nei serial killer.
Ma è già evidente che non sono nemmeno puri omicidi a scopo di rapina. Petiot non si può fermare, nella sua casa si accumula un cadavere dopo l’altro e resta il problema di smaltirli. Un problema che assume dimensioni industriali, come tutto, in questa stagione di sterminio di massa.
Accade nelle fosse comuni del fronte orientale dove le SS sparano per ore alla nuca delle loro vittime, accade nei crematori perfettamente organizzati di Birkenau, accade in forme più spontaneistiche e brutali. Ognuno cerca la sua “soluzione” per un crimine ormai uscito di controllo. I cadaveri si accumulano.
Petiot, nella sua casetta, non è meno organizzato, ma anche lui finirà per perdere il controllo. Smembra i corpi delle vittime per facilitarne lo smaltimento e brucia i resti umani in una fornace installata in cantina, fino ridurli in cenere. Alcuni resti vengono gettati in un pozzo del cortile, che è stato riempito di calce viva, per facilitare la dissoluzione.
Ma resta qualche traccia della sua occupazione di medico e in qualche modo di folle scienziato: il dottore accumula teschi e ossa. Sono i suoi trofei, o sono appunto una forma di sistematizzazione maniacale, a cui non può resistere come uomo di medicina?
Nel 1944, quando i vicini allertano le autorità, avvertiti dall’odore nauseabondo che esce del camino, la tranquilla casetta di Petiot è diventata una scena di infernale, nella quale il “Dottor Satana” si aggira avendo ormai perso tutta la calma e l’efficienza iniziale.
I magistrati cercano di rimettere insieme le prove – Boomerissimo.it
La polizia, entrando nell’appartamento si trova di fronte a una scena sconvolgente: arti semicarbonizzati, teschi, ossa, sacchi contenenti resti umani che hanno perso il treno dell’ordinato smaltimento e imputridiscono in vari stadi di decomposizione.
Al centro della casa, il Dottor Petiot ha costruito anche una cella triangolare, dotata di un “occhio magico”: uno spioncino che consente a Peliot di osservare le sue vittime mentre muoiono, soddisfacendo il suo lato sadico e voyeuristico, quello che ha fatto deragliare oltre ogni possibilità di gestione la sua macchina di morte.
La caccia all’uomo si trasforma in commedia
La casa viene scoperta l’11 marzo del 1944, negli ultimi mesi della Parigi nazista, ma Petiot incredibilmente non viene arrestato.
Petiot nel marzo del 1946 – Boomerissimo
È fuggito, avvertito forse da un complice dei suoi crimini di adescamento, con qualche orecchio nei movimenti della polizia.
Alla testa delle indagini c’è il Commissario Massu, che scatena una caccia all’uomo in tutta la Francia, e tutto ciò nel caos assoluto di una paese in guerra, in cui nel frattempo gli Alleati sbarcano in Normandia, combattono avanzano, le autorità diventano uomini in fuga, o si dileguano.
Il Commissario lo cerca su e giù per la Francia, ma Peliot è nascosto a Parigi: tutti lo vedono dappertutto, o così sembra,. Le segnalazioni piovono ma nel frattempo lui ha cambiato identità e assume quella di un capitano della Resistenza: Jean Valerie.
Con questa nuova identità Petiot si unisce addirittura agli investigatori che gli stanno danno dando la caccia, partecipa attivamente alle indagini su se stesso, e le depista.
Passano mesi di questo vortice assurdo, finché a ottobre 1944 qualcuno lo riconosce alla stazione della Metropolitana di Saint Mandé, come non era riuscito agli investigatori che distribuivano le sue foto. Petiot finalmente viene arrestato.
Conta sulla confusione, conta sul disordine in cui le autorità e la legge si sono frantumate in forma frattale, tenta di nuovo la carta politica, sostenendo di essere un altro membro della Resistenza: si dà il nome di Eugène.
Niente da fare, stavolta. Si aprono le porte della prigione e comincia un processo che con i criteri di oggi si potrebbe quasi definire sommario, ma non per questo risulterà meno confuso.
Il Dottor Satana viene accusato di 27 omicidi, si difende con cinismo e sfrontatezza, seguendo le orme di Henri Désiré Landru, il più noto degli omicidi seriali francesi, almeno fino a quel momento. Ai 27 atti di accusa risponde confessando 63 omicidi, ma il dibattito non va troppo per le lunghe.
Condannato a morte, l’esecuzione viene fissata entro pochi giorni. Per lui non ci saranno le lunghe attese nel braccio della morte che hanno caratterizzato altri casi americani come quello di Rodney Alcala o Ed Kemper.
Eppure nonostante la speditezza delle operazioni, anche lui riesce a beneficiare di un ultimo breve rinvio, dovuto al malfunzionamento del meccanismo che fa cadere la lama della ghigliottina.
Si tratta di una cosa di pochi minuti: un breve consulto di tecnici risolve la questione e la sua testa cade, questa volta definitivamente il 25 maggio 1946.
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L’incubo del Dottor Satana è finito per sembre. Le ombre di quelle stagione di orrore, invece, si trascinano ancora per molto tempo. Ammesso che possano mai dissolversi.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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