Era bionda, con quella bocca poteva dire ciò che voleva, ma non diceva sempre di sì
Il mondo è pieno di belle ragazze, con un bel viso ed un bel corpo, quello che fa la differenza, che ne sancisce un duraturo successo, è l’intelligenza che le guida.

Ognuno è libero di pensarla come crede, quindi ben vengano le “starlette” che durano il tempo in cui il loro lato B è alto e sodo e il volto non tradisce ruga. E’ un calcolo anche quello. Racimolano tutto ciò che possono grazie a madre natura (e forse qualche ritocchino) e poi via, verso nuovi orizzonti. Effimero successo.
Non si può certo pensare di avere in questo modo una carriera da Oscar, da fama imperitura. Ci sarà sempre, se non una più bella, di certo una più giovane.
Poi ci sono ragazze che sanno bene che la bellezza è un ottimo punto di partenza, ma impiegano il tempo a disposizione per migliorarsi, crescere. In questo modo si diventa Dive.
Dive
In Italia qualche diva l’abbiamo avuta, qualcuna che ha scavalcato i confini italici per diventare un mito anche in quel di Hollywood.
Sophia Loren è l’esempio più fulgido di Diva italiana. Celebrata come una icona, quale è, Sophia ha lavorato duramente ed incessantemente per diventarlo. Qualche dritta, la direzione giusta gliela diede certo Carlo Ponti, ma è innegabile che la signora Scicolone una bella testa l’ha sempre avuta. Da ragazza “popolana”, ha studiato inglese e francese fino a diventarne padrona e ha curato il suo stile fino a diventare un simbolo di eleganza senza cedere al ritocchino.
Famosa è una sua intervista in cui racconta di come, agli esordi, le fu chiesto di rifarsi il naso troppo distintivo, pronunciato, ma lei rispose: “Sentite, io non voglio toccare niente del mio viso perché mi piace. Se devo cambiare il naso, torno a Pozzuoli “.
Del resto erano critiche che affrontava da sempre, naso troppo lungo, bocca troppo grande. Oggi non sarebbe pensabile la Loren con un profilo diverso.
Ma per raggiungere questi livelli bisogna essere focalizzati su un unico obiettivo e credere ferocemente in sé stessi.
Altre, che erano sul punto di diventare Dive, hanno fatto scelte diverse.
Virna Lisi ad esempio, breve la sua carriera a Hollywood, ma storica la copertina di Esquire che ritrae il suo viso.
Virna Lisi: una copertina è per sempre
Quando partì per gli Stati Uniti, Virna Lisi era già una star affermata. Non era più solo la splendida fanciulla che faceva il carosello del dentifricio. Aveva appena girato Il tulipano nero con Alain Delon che ricopriva un doppio ruolo e forse si aspettava una consacrazione come attrice anche oltreoceano.
Accolta come una futura Monroe, Virna era altrettanto affascinante. I suoi film hollywoodiani ricalcarono il cliché della bella-bionda-svampita, in cui doveva più che altro apparire e abbagliare. Le misero accanto anche attori blasonati, da Jack Lemmon a Tony Curtis e Frank Sinatra, ma i protagonisti erano loro, non lei. Al termine del suo contratto con la Paramount, la signora Lisi fece armi e bagagli e ritornò nella natia penisola, alla ricerca di ruoli che dessero ragione al suo talento di attrice.
E se non passò alla storia (americana) per i film, di certo fece la storia della comunicazione grazie ad una copertina di Esquire.
Esquire è stata a lungo una rivista di riferimento per lo stile maschile. Nata negli anni Trenta del secolo scorso, si avvalsa di contributi di peso. Scrittori come Scott Fitzgerald, Hemingway, Capote, Steinbeck, Faulkner hanno scritto per la rivista.
Il numero di marzo del 1965 aveva come pezzo di punta un’analisi sulla “mascolinizzazione della donna americana”. Bisognava trovare un’immagine di corredo che fosse altrettanto dirompente.
L’idea fu dell’ art director George Lois, il cui obiettivo era di suscitare un dibattito culturale sull’argomento.
Lois cominciò allora a contattare attrici che incarnassero gli ideali iperfemminili di Hollywood per ritrarle in un atto tradizionalmente maschile, una immagine volutamente provocatoria.
Il gesto era quello di radersi, con tanto di schiuma e rasoio.
Lois voleva mostrare “una donna virile e ancora bella”, utilizzando la rasatura – un rituale maschile codificato – per sfidare le norme di genere.
Vennero contattate le bionde esplosive dell’epoca da Marilyn a Jayne Mansfield fino ad arrivare a Kim Novak. Le prime due rifiutarono nettamente, mentre l’agente di Kim Novak riattaccò il telefono in faccia al povero art director. Hollywood e la satira non andavano d’accordo allora.
Fu allora che venne contattata Virna Lisi, impegnata a girare U-112 assalto al Queen Mary.
La nostra Virna fu subito entusiasta del progetto, anzi fu lei ad insistere affinché lo shooting fosse fatto il giorno stesso. In questo modo voleva evitare di cambiare idea. Bastò un solo pomeriggio per ottenere la foto, l’attrice aveva perfettamente compreso il progetto.
Quando uscì la rivista suscitò non pochi malumori tra gli inserzionisti, ma col tempo è diventata un simbolo di audacia ed avanguardia che fa scuola ancora oggi.
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Per la cronaca, venne usato un un rasoio Gillette Super Speed. Non solo Virna con quella bocca poteva dire ciò che voleva, ma anche senza parlare era tagliente come una lama. Super, of course.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it©


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