x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Robert Powell

Natale, sacro e profano: il successo di un Gesù testimonial

Babbo Natale vs Gesù di Nazareth, una lotta impari, un risultato scontato

Non ho mai creduto a Babbo Natale. Sarà una questione anagrafica o di provenienza geografica, ma il mio incontro con il pingue barbone sponsorizzato dalla nota bevanda sgorga lavandini non è stato magico.

Robert Powell
Gesù e Babbo Natale – Boomerissimo.it

Il pingue barbone mi è sempre sembrato un tantino ridicolo, nessun adulto oversize si sarebbe mai abbigliato ini total red bordato di pelliccia, per di più con alto cinturone per meglio sottolineare il girovita.

Natale

Quando ero ancora sotto il metro (vabbè che anche adesso non lo supero di molto) e vivevo ad un’altra latitudine, Natale aveva ancora una connotazione fortemente familiare e religiosa.

pranzo di natale
Natale tradizionale- Boomerissimo.it

Lungi da me pensare che fosse migliore. Non ricordo alcuna corsa ai regali, che erano pochi e solo per i bambini, era soprattutto una lunga marcia di avvicinamento culinaria alla cena della vigilia e al pranzo di Natale. Anche gli addobbi erano limitati al presepe in primis e in seconda istanza all’albero. No luci da discoteca da esterno o babbi impiccati ai balconi.

Solo per allestire il presepe ci voleva una giornata. Avevamo i pupi del presepe di terracotta e ogni volta che la cassa veniva riesumata dal ripostiglio si faceva il triage di pastori e personaggi. Immancabilmente a qualcuno si era rotto un braccio o una gamba, estremità che venivano prontamente riattaccate con la ceralacca. No collanti industriali. L’operazione di composizione del presepe era lunga e laboriosa. L’intera scenografia di monti, fiumi, campagne, luci intermittenti, venivano abilmente create da mio nonno e mio padre. I bambini erano esclusi, per la nota equazione pupi di terracotta+bambini= pupi in frantumi.

Addobbare l’albero era più semplice, quello potevano farlo i bambini. L’unico intoppo era, come credo sia ancora, sgrovigliare (passatemi il termine) le luci.

L’inizio di qualsivoglia operazione natalizia cominciava all’Immacolata, non ai primi di novembre come succede ai tempi odierni.

La marcia di avvicinamento al fatidico giorno aveva dei punti fermi. Le tombolate e le partite a carte con tutto il parentado (c’era sempre quello che barava) e il chi compra cosa per le libagioni natalizie. Il menu, da tradizione era fisso, pesce la sera del 24 e pasta al forno il 25.

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola offerta a questo link

Era più bello? Non so. Quando si è piccoli certe cose non si notano. Crescendo, ho realizzato che in quelle riunioni allargate di zii, zie, cugini e parenti acquisiti la bontà e l’amore non erano proprio al primo posto. Era il momento per “far vedere” il vestito nuovo, la pelliccia e il gioiello, una sorta di gara non dichiarata. Si mettevano a confronto i successi scolastici dei rispettivi figli, si stupiva con effetti speciali. In buona sostanza, si assestavano coltellate, en passant, senza farsi notare.

Era così anche tra i bambini, si raffrontavano i regali ricevuti per vedere chi ne aveva avuti di più e più belli.

Gesù e i regali

Ma se non era Babbo Pingue a portarli, chi li portava? Nel mio compound li portava Gesù Bambino. Era a lui che si scriveva la letterina, mettendo in evidenza le proprie buone azioni e sperando nella ricompensa secolare. Certo, c’erano anche virgulti che scrivevano al Figlio di Dio chiedendo la pace nel mondo oltre alla pista delle macchinine, forse sperando che non potendo esaudire la prima richiesta, almeno sarebbe venuta buona la seconda.

In questo misto di secolare e trascendentale rimanemmo tutti folgorati dallo sceneggiato zeffirelliano su Gesù di Nazareth. Come mi è già capitato di raccontare sulle pagine di Boomerissimo, questo benedettissimo sceneggiato divenne un tormentone per tutti gli anni che passai a  scuola dalle suore. Una condanna.

Robert Powell nei panni scomodi di Gesù – Boomerissimo.it

Purtroppo per lui, i più associarono per sempre il volto del Salvatore a quello di Robert Powell, un attore inglese di talento che da allora si porta dietro quest’aura salvifica che come attore lo ha rovinato. Un ruolo che comunque lo ha toccato nelle sue convizioni personali: “Before I began this film, I had no particular interest in religion and absolutely no opinion of Christ. Now, I do believe in Christ and His divinity, even though I do not necessarily go to church”

Sebbene abbia continuato la professione, ha dovuto faticare per scrollarsi di dosso Gesù e non è detto che ci sia riuscito. E’ più facile che sia venuto a patti con questa realtà, perchè a lottare con il Figlio di Dio, la sconfitta è garantita.

Anche a distanza di decenni, Powell continua a essere riconosciuto in tutto il mondo per la sua rappresentazione di Gesù.  Nel 2011, Powell ha raccontato di essere stato a Cipro per la Pasqua ortodossa e di essere stato preso d’assalto da gente che lo aveva riconosciuto.

A volte però, Powell ha “usato” questa sua popolarità da salvatore per fare del bene.

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola offerta a questo link

Qualche anno fa è stato ospite e testimonial di una raccolta fondi per l’hospice di Lyndhurst Gardens ad Hampstead. Girava tra le bancarelle del mercatino di beneficenza esortando tutti a comprare e spendere. Si può rifiutare qualcosa se te lo chiede Gesù di sua viva voce? Ovviamente no.

La raccolta fondi è stata un successo, ma del resto hanno scelto un testimonial divino.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere