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Fuga da new york troppo violento

Fuga da New York: era troppo spaventoso per girarlo, oggi ci viviamo

Un film cult che ha anticipato i tempi: da progetto rifiutato a specchio inquietante della realtà odierna. La visione di Carpenter si è avverata?

A metà degli anni ‘70 un mondo stava crollando e niente lasciava pensare che ne stesse nascendo uno migliore. Tormentati dal terrorismo e dall’esplosione del crimine, i cittadini spaventati si chiudevano in casa e assistevano dal teleschermo alle gesta di nuovi “eroi” di cui si sarebbe fatto volentieri a meno.

Fuga da new york troppo violento
Kurt Russell, Fuga da New York – Boomerissimo.it

Gente come il bel René, come Francis Turatello, i brigatisti rossi, i banditi che avevano fatto esplodere la psicosi dei rapimenti e delle rapine in casa. In America, anche le certezze politiche erano crollate con lo scandalo Watergate. Il presidente era caduto per la prima volta nella storia. In questo paesaggio devastato , terminale, inquietante,  un giovane regista di nome John Carpenter stava cominciando ad immaginare la sua storia e il suo scenario. Un’idea che avrebbe cambiato perlomeno un mondo, quello del cinema di fantascienza, e gli avrebbe dato un futuro.  Ispirato dalla crescente sfiducia dell’uomo della strada verso il suo governo (ricorda qualcosa?), Carpenter scrisse una sceneggiatura che dipingeva un futuro oscuro, dove New York era diventata una prigione a cielo aperto. Una prigione allucinata e allucinante, in cui l’unico programma può essere quello di fuggire. Il titolo? “Fuga da New York”.

Così spaventoso che nessuno lo voleva

Benché il nuovo cinema degli anni ‘60 e ‘70 avesse da tempo cominciato a spezzare l’ottimismo forzato e obbligatorio di Hollywood, l’industria dei sogni non era ancora pronta per una storia che rovescia l’utopia nel suo opposto. Fuga da New York era ancora troppo. Non era semplicemente una storia di cattivi: partiva dalla pancia, scuoteva le certezze dell’uomo medio, trascinandolo nell’inferno.  Le major hollywoodiane guardavano con scetticismo a questa visione cupa e violenta del futuro. “Troppo violento e troppo strano”, fu il verdetto unanime degli studios. Il progetto sembrava destinato a rimanere nel cassetto. Il sogno irrealizzabile di un regista visionario ma forse troppo audace per i suoi tempi.

Fuga da New York, troppo violento
L’immagine del poster: New York è caduta – Boomerissimo,.it

Invece di arrendersi a una sconfitta che pareva inecitabile, Carpenter rovesciò tutto con un colpo di scena. Nel 1978, il suo film “Halloween” divenne un successo straordinario, catapultandolo nell’olimpo dei registi più ricercati di Hollywood. Improvvisamente, quelle porte che prima erano rimaste chiuse iniziarono ad aprirsi, e il mondo del cinema drizzò le orecchie. C’erano dei soldi fare: tutti cominciarono ad ascoltare le sue idee più audaci con una nuova attenzione.

Da Topolino a Snake: la scommessa vincente su Kurt Russell

Con il successo di “Halloween” alle spalle, Carpenter era in una posizione di forza per negoziare i suoi progetti futuri. Fu così che “Fuga da New York” trovò finalmente la sua strada verso la produzione, grazie a un accordo con AVCO Embassy Pictures. Il presidente della corporation cinematografica, Robert Rehme, diede il via libera al progetto basandosi solo sul titolo e su un pilota di due minuti. Una decisione folle, che si sarebbe rivelata vincente.

Fuga da New York, il trailer ufficiale – Boomerissimo.it

Carpenter dovette comunque lottare per imporre la sua visione, a partire dalla scelta del protagonista. Mentre lo studio, as usual, spingeva per attori affermati con un passato da duri, il regista era fermo su un’idea che definire “out of the box” è poco: Kurt Russel. Sulla carta, un’altra follia. Kurt Russell era il ragazzo della porta accanto, il volto pulito che aveva interpretato film come “Un maggiolino tutto matto” e “Il computer con le scarpe da tennis”. Come poteva trasformarsi nel cinico e duro Snake Plissken? Era come chiedere a Topolino di interpretare Rambo. Carpenter aveva visto qualcosa in Russell che gli altri non riuscivano a cogliere, e non aveva nessuna intenzione di rinunciarci. La produzione insisteva su una star che potesse garantire il successo al botteghino. Chuck Norris, Nick Nolte, Tommy Lee Jones, Charles Bronson: questi erano i nomi che circolavano. Attori che avevano già dimostrato di saper maneggiare una pistola,  capaci di terrorizzare il pubblico con uno sguardo. Ma Carpenter non mollava. Sostenuto dalla produttrice Debra Hill, continuò a insistere giorno dopo giorno su Russell. Alla fine, non si sa se più esausti o più incuriositi incuriositi, gli studios cedettero.

“Credetemi, può interpretare qualsiasi cosa. Ha interpretato Elvis, può interpretare Snake Plissken”. Alla fine hanno ceduto.”

John Carpenter

Russell si gettò nel ruolo con un entusiasmo che rasentava l’ossessione. Aveva un nuovo modello. Uno che con i cartoni filmati di Disney non aveva nulla a che vedere. Russell, entusiasta del suo nuovo ruolo, studiava ogni fotogramma dell’ “Uomo senza nome” nella Trilogia del Dollaro di Sergio Leone. Aveva trovato in Clint Eastwood il suo modello, lo fece proprio e ci mise anche del suo. Fu di Russell, infatti, l’idea della benda sull’occhio, un dettaglio che Carpenter approvò immediatamente, riconoscendone il potenziale iconico. Il nuovo Russell era nato. L’attore si immerse talmente nel personaggio che, durante le riprese, rimaneva Snake anche tra una scena e l’altra. Una notte, Russell si allontanò dalla troupe e si ritrovò faccia a faccia con quattro tipi poco raccomandabili. Ci fu un momento di tensione, poi uno dei quattro disse: “Calma, amico. Calma” e si allontanarono. Il carisma di Snake Plissken aveva funzionato anche nella vita reale.

Il nostro presente, in anticipo

Quando “Fuga da New York” uscì nelle sale nel 1981, il pubblico si trovò di fronte a una visione del futuro che all’epoca sembrava esagerata e improbabile. New York trasformata in una prigione a cielo aperto, un presidente degli Stati Uniti in fuga, una società al collasso: tutti elementi che potevano apparire come puri incubi, lontani dalla realtà, fantasie malate.

Kurt Russell, Snake Plissken – Boomerissimo.it

Eppure, guardando il film oggi, 43 anni dopo la sua uscita, non possiamo fare a meno di notare quanto alcune delle sue previsioni più fosche di quella pellicola si siano trasformate in realtà. La sfiducia nelle istituzioni, la crescente violenza urbana, la sensazione di sentirsi estranei in quello che un tempo era il proprio mondo,  un ordine sociale al collasso: tutti i temi che Carpenter aveva anticipato sono diventati parte della nostra quotidianità. Non riconosciamo più le nostre città, i negozi, i bar, la lingua che si parla nel nostro quartiere. E tutto questo fa dannatamente paura. Era un perrcorso che Carpenter aveva letto con sensibilità e genio. Il film, che all’epoca fu un successo commerciale incassando 25,2 milioni di dollari, era costato “solo” 6 milioni. Ma la sua redditività più impressionante è stata la capacità di durare e crescere, adattarsi alla società contemporanea e rifletterla come un prisma. Fuga da New York è diventato nel corso degli anni un vero e proprio cult, perché il futuro che il film raccontava diventava anno dopo anno più familiare.

L’eredità di Fuga da New York

Il film ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare, influenzando generazioni di registi e sceneggiatori. La figura di Snake Plissken, con il suo cinismo e il suo anti-eroismo, è diventata un’icona del cinema di fantascienza, mentre l’ambientazione post-apocalittica ha aperto la strada a innumerevoli storie ispirate a quel mondo dal futuro oscuro. Le tematiche esplorate da Carpenter,  la crisi delle istituzioni, la paura del futuro, la lotta per la sopravvivenza in un mondo spezzato e ostile;  sono più attuali che mai. In un presente che ci appare deforme. “Fuga da New York” ci fa riflettere sulle conseguenze delle scelte. Ci mostra un futuro che abbiamo costruito, e che oggi riconosciamo come una possibilità concreta.

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Quello che nel 1976 era troppo strano, troppo violento, troppo spaventoso perfino da immaginare oggi appare nelle nostre strade come una tendenza chiara: la guerra per bande e tribù, armate una contro l’altra. Chissà se Carpenter è fiero di avere azzeccato le sue previsioni, oppure avrebbe preferito sbagliarsi, e desidererebbe vivere in un mondo che non assomigli nemmeno lontanamente al suo film-capolavoro.

Antonio Pintér – Copyright boomerissimo.it

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