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Saluto Star Strek

Il saluto vulcaniano di Star Trek: una storia paurosa

Spock l’ufficiale scientifico della USS Enterprise è il personaggio più enigmatico della saga di Star Trek: il suo senso di alienazione, la sua profonda capacità analitica sono state profondamente influenzate dalle radici ebraiche del suo interprete Leonard Nimoy. Dal profondo dell’ Europa Yiddish viene anche il famoso saluto di Star Trek, che molti hanno ripetuto negli anni, senza conoscerne le origini. 

Che Star Trek sia un’avventura entrata nella leggenda, non occorre Boomerissimo per saperlo. Noi ve ne abbiamo raccontato alcuni passaggi che sono entrati nella storia della televisione, e persino nella storia in senso più ampio. 

Saluto Star Strek
Spock racconta l’origine del saluto di Star Trek – Boomerissimo.it

Che Star Trek abbia fatto la storia, dunque, si sa. Meno nota è la storia interiore di una serie, che è stata capace di toccare notevoli profondità dello spirito umano. Anche perché alcuni dei suoi aspetti più intensi e veri nascono dalla storia personale del protagonista più simbolico di tutti: Spock, l’ufficiale mezzo umano e mezzo vulcaniano interpretato in modo indimenticabile da Leonard Nimoy. 

Le radici Yiddish di Leonard Nimoy e del suo personaggio

Nimoy era un ragazzo dell’East End di Boston, figlio di emigrati ebrei ortodossi arrivati dall’Ucraina in seguito ai pogrom che avevano consigliato i più avventurosi ed avvertiti ad emigrare. Sarebbero stati i più lungimiranti, perché come tutti sanno, la quasi totalità della comunità rimasta in Ucraina sarebbe stata deportata e massacrata dalle SS e dai nazionalisti ucraini (talvolta in lotta tra loro, ma uniti nell’obiettivo di eliminare la presenza ebraica). Ma il piccolo Leonard ebbe la fortuna di nascere a Boston, in un East Side denso di immigrati di tutte le provenienze, e con una fortissima presenza di correligionari sfuggiti alle persecuzioni. Crebbe con una doppia identità linguistica (e qui già i paralleli con il personaggio di Spock sono evidenti), parlando inglese per strada e a scuola, ma Yiddish in famiglia e specialmente con i nonni, che l’inglese non lo impararono mai.  Nimoy, membro di una minoranza, e per gran parte delle sua storia (anche americana) una minoranza emarginata, se non perseguitata, avrebbe portato tutto questo nel personaggio di Spock.

“Spock non è totalmente accettato nella cultura umana perché è in parte vulcaniano. Questa alienazione io l’ho imparata a Boston” 
–Leonard Nimoy

Ma il profilo psicologico non sarebbe stato l’unico aspetto profondamente ebraico a “contaminare” la saga di Star Trek. 

Il saluto vulcaniano e le sue misteriose origini in una sinagoga ortodossa

In una importante intervista, data a un centro di documentazione Yiddish verso la fine della sua vita, Nimoy ha raccontato di un’esperienza che da bambino lo incuriosì e spaventò, un giorno in cui suo nonno lo aveva portato nella sinagoga ortodossa che frequentava. 

Leonard Nimoy e le origini del saluto vulcaniano – Boomerissimo.it

Nel mezzo del servizio, caotico e difficile da seguire come sono tutte le funzioni ortodosse ashkenazite, spesso quasi incomprensibili anche a un ebreo di estrazione più modernista (quale ad esempio potrei essere io), una specie di fulmine a ciel sereno spezzò il normale disordine delle preghiere, nelle quali ognuno procede sottovoce perlopiù per conto suo, in un’ebraico pesantemente influenzato dall’yiddish, a velocità variabili e in una apparente mancanza di coordinazione, senza una guida identificabile.  Un gruppo di uomini con lo scialle di preghiera tirato sulla testa e con le mani protese verso il pubblico salirono intorno al pulpito centrale. Insieme, sotto i tallit, ma ognuno gridando a modo suo, senza intonazione e senza coordinazione, salmodiavano o meglio gridavano, ognuno alla sua maniera, in una scena che un bambino avrebbe già trovato preoccupante se suo nonno non fosse corso a chiudergli gli occhi, mentre tutti i congreganti facevano lo stesso, unendosi in gruppi e coprendosi con i propri scialli, spesso girandosi con le spalle al pulpito e al gruppo dei cohen-urlatori. Non si poteva guardarli assolutamente, spiegarono al piccolo Leonard, a rischio della vita. Ma il piccolo Leonard era troppo curioso per dare ascolto al nonno e alla antica tradizione ashkenazita che impone di distogliere lo sguardo dalla Birkat Cohanim (benedizione sacerdotale), che conclude (o quasi) il servizio ashkenazita delle grandi feste ebraiche.

Le mani dei Cohanim e il saluto vulcaniano

Leonard, spiando verso quegli uomini, attraverso le dita, li vedeva protendere le mani, unite e con le dita aperte a V, in quello che molti anni dopo, sarebbe diventato il saluto vulcaniano. 

Amok Time, l’episodio “incriminato” – Boomerissimo.it

La posizione della mani, appaiate, simboleggiava così la lettera “Shin” dell’alfabeto ebraico, una lettera potente, ricca di significati cabbalistici, che gli ebrei osservanti utilizzano e richiamano in molti modi (ad esempio legando sul braccio e sulla mano i tefillin, e formando con la cinghia due “Shin”). La Shin è la lettera che inizia la parola “Shaddai” (uno dei nomi di Dio), Shalom (pace) e, nel caso della Birkat Cohanim i cohen la evocano perché la Shin è anche l’inizio della parola “Shekinah”, l’aspetto femminile di Dio, la sua forma che vive in mezzo agli uomini: una forza che i sacerdoti cercano di richiamare e di canalizzare con la loro benedizione. In ogni caso, un’energia così potente (almeno secondo l’ebraismo) da non poter essere guardata, se non a grande rischio della propria incolumità. 

Star Trek saluto
Il significato della lettera ebraica Shin incombe su Star Trek – Boomerissimo

Leonard Nimoy comunque sopravvisse alla curiosità e molti anni dopo, durante l’episodio “Amok Time” andato in onda negli USA per la prima volta il 15 settembre del 1967 (in Italia l’episodio fu ribattezzato “Il Duello”) quella storia gli sarebbe tornata alla mente. Amok Time è il  primo episodio in cui gli spettatori vedono il pianeta di origine di Spock: Vulcano. Si trattava di un momento chiave della storia e Nimoy suggerì al regista di sottolinearlo con un saluto celebrativo particolare, qualcosa che segnasse per sempre il momento, secondo l’estetica delle serie, che delle mani aveva fatto un ampio uso simbolico.  Nimoy non suggerì soltanto che occorresse un saluto, ma suggerì anche quale, tornando con la memoria alle mani dei cohen, che lo avevano affascinato e riempito di timore da bambino.  Quel gesto, accompagnato dalla frase “lunga vita e prosperità” sarebbe diventato il codice con cui da allora gli adepti della serie Star Trek si riconoscono e si salutano. Inconsapevolmente, si benedicono, con un gesto che affonda la sue radici in uno dei momenti più sacri e potenti della religione ebraica. 

“Non credo che nessun vulcaniano abbia mai parlato un yiddish così geshmak (gustoso). Ci mancherà.”
–Aaron Lansky

Molti anni dopo, un Leonard Nimoy ormai ritirato dalle scene avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita nell’impegno di insegnare lo yiddish, le sue tradizioni e le sue leggende a una nuova generazione di giovani, che a differenza di lui non lo avevano mai parlato in famiglia.

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Raccontava storie, insegnava, dava interviste (tra cui quella che trovate in questo articolo). Aaron Lansky, il presidente del centro di documentazione che ha raccolto la maggior parte delle sue storie, amava ascoltarlo e lo ricorderà per sempre come il vulcaniano ebraicamente più vulcanico che abbia popolato il pianeta (e questa volta il nostro).

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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