L’epopea del pugile italoamericano fa acqua da tutte le parti, soprattutto dal punto di vista tecnico. Eppure Stallone ha creduto di essere un pugile, e gli è costato caro
Che Rocky fosse una bella storiella e nulla più è stato sempre abbastanza chiaro a chi di pugilato ne capisce. L’epopea del pugile italoamericano fa acqua da tutte le parti, soprattutto dal punto di vista tecnico.

Ma il cinema non va sempre d’accordo con la realtà, anzi quasi mai. Ci sono nei film signore che si alzano dal letto truccate e pettinate o che vivono in isole deserte in condizioni precarie, ma sono sempre perfettamente depilate.
Che le privazioni influiscano sulla condizione tricologica delle persone posso arrivare a crederlo (anche se è un po’ stiracchiata), ma che la perdita del pelo sia così precisa da regalare ad attrici ed attori sopracciglia estremamente disegnate, mi risulta un tantino strano. Ma sono le licenze poetiche. Nessuno andrebbe a guardare una diva col baffo cresciuto, nonostante l’antico adagio.
Ah, Stallone, Stallone
Se c’è una cosa di cui Stallone non difetta è l’ego. Niente false modestie, per carità. E’ uno dei divi hollywoodiani di maggior successo e alcuni dei film che lo hanno visto protagonista sono diventati degli evergreen, altri sarebbe meglio dimenticarli, ma se facessimo le somme, probabilmente andremmo in pari.
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Il personaggio più amato dell’attore italoamericano è Rocky. Nel pugile alla ricerca di un riscatto continuo ognuno legge un po’ di sé, è la magia del cinema, ma in questo caso la verità è davvero lontana. Ma ai sogni non è richiesta verità.

Il successo del film deve aver dato un po’ alla testa al buon Stallone, nel senso che ad un certo punto, nel suo delirio pugilistico ha pensato di essere davvero un boxeur. Abbiamo già raccontato della triste storia del suo finto incontro corredato un unico pugno vero di Shavers, ma quello che proprio lascia perplessi è il suo perseverare nel cercare di confrontarsi con pugili veri e propri e neanche particolarmente teneri.
Rocky vs Durán
Roberto Durán, per chi conosce la boxe, è un nome da temere. Panamense, cresciuto per strada, a contatto con gang di ogni genere aveva imparato presto a picchiare e anche duro. A soli sedici anni era già professionista. Una carriera strepitosa quella del pugile sudamericano che è stato campione in quattro categorie differenti: leggeri, welter, superwelter, medi ed una fama da “cattivo”. Per avere un quadro completo vale la pena di dire che la rivista Ring Magazine lo ha eletto il peso leggero più forte di sempre, nonché tra i cinque migliori pugili degli ultimi ottanta anni.
Stallone e Duran in allenamento – Boomerissimo.it
Nel 1979 Durán fece una comparsata in Rocky II. Suo il ruolo di un’improbabile sparring partner dello stallone italiano (!). Dato che la fama del pugile lo precedeva, la preghiera che gli fu fatta fu quella di colpire al corpo e non al volto, perché poteva compromettere la carriera del bell’attore (?). Lo stesso Sly sapeva che avrebbe davvero rischiato.
In una intervista, durante il Festival dello sport a Trento, molti anni più tardi, Durán non è stato affatto tenero con l’attore, liquidandolo in poche parole: “Mi chiedeva di insegnargli qualcosa, ma era proprio negato per la boxe“.
Prendi, incassa e porta a casa.
Antonietta Terraglia


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