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Lambretta

Lambretta: dal Lambro al Tamigi, passando per Hollywood |Un’idea che ha fatto boom

Ci sono storie che sembrano pensate in una scuola di sceneggiatura: trauma, distruzione totale, cambiamento, rinascita, vittoria. La storia dello scooter che ha conquistato il mondo è una di queste. Però è vera.

Ci definiamo “boomer”, ma pochi di noi lo sono per davvero. Siamo cresciuti in un’ Italia sicuramente problematica, ma già affermata potenza industriale. Abbiamo vissuto le crisi petrolifere, il terrorismo, l’inflazione, i traumi politici e sociali di un paese che cambiava. Non abbiamo vissuto la sua distruzione, i paesaggi di macerie, le fabbriche distrutte, i quartieri rasi al suolo. Quella catarsi dopo la quale c’è solo la disperazione ancora più totale. Oppure la rinascita.

Lambretta
Lambretta, una leggenda su due ruote – Boomerissimo.it

Uno che questa storia l’ha vissuta era Ferdinando Innocenti, imprenditore toscano, trapiantato a Roma e da qui a Milano, dove aveva deciso di fare il salto di qualità, impiantando una fabbrica avveniristica che avrebbe dovuto produrre tubazioni d’acciaio rivoluzionarie. Una fabbrica sulle rive del Lambro, arteria vitale dell’industrializzazione lombarda già prima della guerra. E che dopo (ma questa è un’ altra storia), avrebbe raccontato la crescita manifatturiera della capitale industriale industriale con il colore e l’odore della sua acqua verde, fluorescente, puzzolente e fumante. Ma questo è appunto un altro capitolo e un’altra epoca.

L’idea di grandezza di Innocenti fu distrutta dall’ idea di un dittatore italiano, che precipitò l’Italia nella guerra, riducendola a un cumulo di crimine, dolore e macerie. Tra le macerie c’era quella fabbrica avveniristica in riva al Lambro, che i bombardamenti alleati sui centri industriali avevano ridotto a paesaggio lunare e devastato.

Sogni distrutti

Ce n’era abbastanza per chiudere con i sogni, rassegnarsi alla disfatta imposta dal destino. Ma, come in un film, dal centro del dramma, dal suo punto più profondo, dalle truppe nemiche che scorazzano sui resti polverosi di una nazione che aveva cercato di essere impero, Innocenti trasse la scintilla della rinascita. Sua personale, della sua fabbrica e presto anche dell’Italia.

La prima Lambretta del 1947
La prima Lambretta del 1947

Gli americani si spostavano in guerra, e anche in quello scorcio di dopoguerra, su una varietà di mezzi motorizzati. Alcuni imponenti, massicci e irraggiungibili. Altri curiosi, economici, frutto di un razionalismo tipicamente yankee, che ha sempre privilegiato il risultato quantitativo rispetto allo stile.

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Veicoli a due ruote piuttosto bruttarelli, ma efficaci, economici, senza pretese, adatti a movimentare le retrovie di una immensa armata che si spostava a motore, anche grazie a quei ronzanti oggetti. Da lì nacque l’idea, per cui Innocenti mise al lavoro altre menti e altre energie che la guerra aveva promesso di lanciare al cielo, e aveva infine abbattuto nella polvere. Ingegneri aeronautici, geni della meccanica e dell’aerodinamica, che avevano concepito velivoli straordinari ma sconfitti dalla superiorità numerica, tattica, logistica degli americani. Distrutti, come tutto il resto.

In quel cumulo di sogni distrutti, Innocenti trovò l’energia per rimettere in piedi la sua fabbrica. E per cominciare a produrre il veicolo che, molto prima della 500 e della 600 avrebbe motorizzato l’Italia, ispirandosi al muletto ronzante dei fanti americani. Da questo sogno infranto, risorse la fabbrica in riva al Lambro. E con lei la Lambretta.

1947: l’Italia rinasce in sella alla Lambretta

Quell’idea di Innocenti ha rimesso improvvisamente in moto un paese ginocchio. È stata la protagonista della motorizzazione di massa, molto prima che un paese ancora poverissimo potesse permettersi persino la più spartana delle automobili.

Lambretta DL Boomerissimo
Lambretta DL, la versione matura del veicolo di Innocenti | Boomerissimo.it

La Lambretta è stato il mezzo con cui gli italiani hanno cominciato ad andare al mare, e pure in camporella. Sì è sparsa come la febbre dentro e fuori il paese, in perenne competizione con la grande rivale, la Vespa.

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La Vespa nasce carenata, la Lambretta no. La Lambretta introduce soluzioni motoristiche e ingegneristiche che presto si ritroveranno sulla rivale. Le due finiscono per assomigliarsi, ma Lambretta conserverà il fascino di un veicolo più massiccio, più funzionale. Vorrebbe essere un” automobile. E proprio la diffusione delle utilitarie metterà fine alla sua età dell’oro, che è durata poco più di vent’anni. Nel 1972 la line di produzione viene venduta all’India, dove la Lambretta vivrà un’altra epopea molto simile a quella europea, e per le stesse ragioni: gli indiani sono ancora troppo poveri per avere una macchina tutta loro.

La Lambretta delle star e della cultura alternativa

Nel suo periodo d’oro, non c’è star del cinema che non sia stata colta in sella a una Lambretta, il fascino esotico, pittoresco di quel mezzo così italiano ha catturato Paul Newman, Rock Hudson, Jane Mansfield, Burt Lancaster.

Dolce vita in Lambretta, con Gregory Peck e Audrey Hepburn – Boomerissimo.it

Il viale delle stelle di Hollywood ha risuonato del suono così caratteristico della Lambretta, e ne ha indossato lo charme. Uno charme che nei tardi anni ’60, è arrivato a tutt’altre latitudini, generazioni e ha lanciato ben diversi messaggi.

James Dean in Lambretta – Boomerissimo.it

La Lambretta, veicolo vintage e superato, lasciato ai margini dello sfavillante sviluppo industriale e dei consumi che marcia su autmobili vere e proprie (che oggi spesso ci appaiono ingenue, ma che sono state modernissime e veicolo di un nuovo stadio del sogno collettivo occidentale), diventa il mezzo di elezione di una gioventù alternativa, scorbutica, che da qual progresso è stata lasciata ai margini.

Quadrophenia, il film degli Who che celebra la Lambretta – Boomerissimo.it

Nella Swingin’ London degli anni ’60, Lambretta diventa il segno di riconoscimento e il mezzo di aggregazione dei mods, uno strano movimento alternativo, più cinico che ribelle, che riveste i propri mezzi di fari e cromature. Diventa caricatura pop di uno sviluppo e di una modernizzazione che quei giovani non riescono o non vogliono vivere da protagonisti. Che vogliono irridere più che combattere.

Quadrophenia

Quella cultura alternativa verrà raccontata da un film retrospettivo e visionario animato dalla musica dei The Who, che vede Sting come protagonista e che rappresenterà il punto finale della corsa della Lambretta nell’immaginario collettivo.

Oggi Lambretta è stata ricapitalizzata, rilanciata, vive del sogno dei mod e di quadrophenia, pettinati lucidati e riposti nello scaffale del vintage, che alimenta anche un vivace mercato collezionistico e di customizzatori, che si contendono gli ultimi pezzi originali, e che allestiscono con entusiasmo mezzi che ripercorrono quella epopea alternativa, con spirito del tutto diverso, estetizzante e mainstream.

I lambrettisti vintage di oggi – Boomerissimo.it

La mitica Lambretta ha cambiato di nuovo pelle, ma continua a correre, sulle strade e nei sogni. L’idea di Ferdinando Innocenti è arrivata lontano, e non sembra volersi fermare.

Antonio Pintér

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