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Rondò Veneziano e Berlusconi

Rondò Veneziano, enigma berlusconiano: quanti soldi hanno girato

Quella musica ti entrava in casa senza bussare, tra un cartone animato e il telegiornale. Poi arrivarono le parrucche

Da ragazzina ho avuto la fortuna/sfortuna di frequentare una scuola privata, che all’epoca passava per essere il meglio. Non so se lo fosse, ma era di certo una scuola in cui si pagava abbastanza per frequentare.

Rondò veneziano
Rondò veneziano – Boomerissimo.it®

All’epoca pensavo di essere “ricca” come le mie compagne, figlie di professionisti, medici, avvocati, proprietari terrieri. Non sapevo che la retta che mia madre pagava era frutto di una joint venture con mio nonno. Le mie compagne parlavano di cose che io non conoscevo e/o non avevo. Terreni, automobili, case al mare e in campagna. Capitava che qualcuna di loro mi invitasse nella loro augusta domus e mi ritrovavo in un museo con pezzi rari e di pregio (parlo come una televendita) a dover stare attenta a cosa toccavo e come mi muovevo. Una di queste amiche, che a 11 anni si vestiva già come una signora dell’alta borghesia borsa di Gucci compresa, aveva come comodino un inginocchiatoio di non so quale epoca e al posto di poster di attori e cantanti, solo ex voto in argento. Roba da film horror. Cuori, mani, piedi al posto di un sano Vasco Rossi o similari. Beh, insomma, la ragazzina in questione si vantava di avere un gusto musicale raffinato, alto, classico. Ed infatti si dichiarava fan di… Rondò Veneziano. Per carità, un prodotto ben confezionato, ma appunto, un prodotto studiato a tavolino.  

Un genovese nato in un museo, e una pizza decisiva a Monaco

L’inventore di Rondò Veneziano è Gian Piero Reverberi, musicista nato a Genova dentro il Museo di storia naturale Giacomo Doria, dove lavoravano il nonno, lo zio e il padre. Da bambino, tra i bombardamenti e i dischi del padre, impara a suonare a orecchio i valzer di Strauss. Poi il Conservatorio Paganini, il diploma in pianoforte e composizione, e vent’anni passati nell’ombra della canzone italiana. E’ stato arrangiatore per Paoli, Tenco, De André, Battisti, Mina, produce Le Orme e i New Trolls. Tanto lavoro, ma nessuna copertina.

Gian Piero Reverberi
Reverberi e De Andrè (Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=9768717) – Boomerissimo.it®

Un tentativo da solista in America gli va decisamente male. Lui stesso, senza troppa pietà per sé stesso, si descriveva con un viso da “orso mal leccato e miope”, troppo ingombrante in prima pagina, il pubblico che scappava a gambe levate. Meglio nascondersi dietro un’orchestra. Nella primavera del 1979 Reverberi è a Monaco di Baviera dove sta lavorando con i Ricchi e Poveri. Si ritrovano poi a tavola, con Freddy Naggiar patron della Baby Records. Naggiar è alla ricerca di sonorità nuove e artisti da lanciare e  gli chiede qualcosa che tenda alla musica classica, una sorta di Branduardi strumentale, elegante, senza parole, da vendere in tutta Europa. Reverberi prima dice di no. Una Fiera dell’Est senza voce sarebbe monotona, dice. Poi però ci ripensa. Torna a Genova, si siede al piano e improvvisa il tema che darà il nome al pezzo, e al gruppo intero. Il nome, tiene a precisare lui ogni volta che gli viene chiesto, nasce dalla musica, non il contrario. I primi quattro provini li registra in un solo giorno ai Varirecording di Milano. Ci sono archi, oboe, flauto, più basso elettrico e batteria a fare da spina dorsale. I musicisti classici storcono il naso, tanto che l’orchestra dei provini arriva persino a rifiutarsi di entrare nel progetto. Quando il disco venderà 750.000 copie del solo esordio, secondo Reverberi, quei musicisti rimpiansero amaramente di essere stati puristi.  L’album Rondò Veneziano esce il 22 ottobre 1980. Nove brani originali, non cover di Vivaldi a tempo di rock. Struttura da rondò vero, un tema che torna e ritorna, episodi che si allontanano, tutto il Settecento veneziano passato per la ritmica pop. L’organico è fatto da tre violini, viola, violoncello, oboe, flauto, basso, batteria, ma in sala suona come se ci fossero sessanta strumentisti. Poi arrivano i costumi, che non sono affatto un vezzo da filodrammatica di paese, ma una precisa idea di marketing: parrucche, broccato, Venezia trasformata in marchio registrato. Anni dopo Reverberi ammetterà di aver tolto parrucca e abito settecentesco a batterista e bassista perché “erano perfettamente ridicoli” con quegli strumenti moderni in mano. Il Settecento sì, ma a tutto c’è un limite.

Sei volte al giorno, e per un anno nessuno sapeva chi fosse

Ed è qui che la storia smette di essere solo musica e diventa tv italiana, un po’ geniale e un po’ furbetta, come sanno essere solo certe operazioni nostrane.

Il Silvio – Boomerissimo.it®

Naggiar conosce Silvio Berlusconi. Canale 5 sta per diventare network nazionale e serve una musica giusta per il Biscione. Naggiar fa ascoltare Rondò Veneziano a Berlusconi, che se ne innamora subito. L’11 novembre 1980 è la data ufficiale in cui le trasmissioni partono su tutto il territorio nazionale, anche se alcune ricostruzioni raccontano che il brano girasse già dal 30 settembre, quando il logo di Canale 5 aveva sostituito quello di Telemilano 58. In ogni caso, per mesi e mesi il pezzo va in onda sei volte al giorno, tutti i giorni. Non la versione completa da tre minuti e mezzo, ma una da un minuto e cinque, tagliata di netto, senza lo sfumato del glockenspiel, chiusa da un dialogo fra oboe e violino. Un taglio da sigla, non certo da musica da camera.

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E per mesi, quella musica si aggira come un fantasma. Diventa familiare, si fischietta sotto la doccia, ma nessuno ha la minima idea di chi la suoni. Reverberi lo ha raccontato più volte.  Per un anno intero tutti sentivano quella musica ogni volta che si interrompevano le trasmissioni di Canale 5, ma nessuno sapeva cosa fosse davvero. È l’esatto contrario del meccanismo pop classico, dove di solito prima arriva l’artista e solo dopo, eventualmente, il jingle. Qui è successo il contrario, prima la musica, e solo dopo la parrucca. Il mistero è rivelato finalmente nel 1981, su Popcorn, sempre su Canale 5. Intervista di Augusto Martelli a Reverberi, ensemble in costume al completo, prima apparizione pubblica del gruppo davanti alle telecamere. Nello stesso periodo il pezzo diventa anche sigla del Tg l’una. Dal ritornello anonimo del Biscione a gruppo pienamente riconoscibile. L’album d’esordio entra tra i più venduti dell’anno in Italia. Poi arrivano La Serenissima, Sinfonia per un addio, San Marco. Molti non ricordano i titoli, ma sicuramente le sanno canticchiare.

Il giudizio di De Andrè

I puristi, i musicisti impegnati non sopportavano quella musica e soprattutto che fosse nata deliberatamente a tavolino. Reverberi non lo ha mai nascosto, anzi. Quando gli chiedono cosa gli abbia dato davvero il Rondò, in fondo, ride e risponde senza esitare: “un sacco di soldi”. I colleghi scommettevano sul flop imminente, dicevano che sarebbe stata solo una botta di fortuna passeggera e che poi si sarebbe sgonfiato tutto in fretta. Ne hanno fatti venticinque, invece, di dischi, uno via l’altro. All’estero, in Germania, Svizzera, Austria e Francia, il progetto è durato persino più a lungo che in Italia, con dischi d’oro e di platino a ripetizione e un pubblico da Kursaal e Philharmonie, non solo da Domenica In. Il sito ufficiale parla di 25 milioni di copie vendute complessivamente, altre fonti, al 2017, arrivano a stimarne circa 30. I numeri esatti si possono anche discutere all’infinito. Il fatto no, un successo europeo senza precedenti.

Rondò Veneziano – Boomerissimo.it®

Fabrizio De André, in un libro, diede a Reverberi della “puttana”, con il suo stile tranchant. Reverberi rispose per le rime. Disse che De André non aveva ascoltato un solo solco dei suoi dischi, e che si era fermato all’immagine, troppo cheap per lui. Messaggi da una parte, soldi veri dall’altra. La solita guerra italiana fra chi si sente artista duro e puro e chi si sente, più modestamente, un mestierante di lusso. Ma il punto, visto a distanza di anni, è un altro. Quell’immagine cheap, parrucche, laguna, copertine da souvenir per turisti, ha fatto entrare il barocco nelle case di tutta Europa. Non è affatto poco, e non è nemmeno una colpa da scontare. Nel 1992, dopo alcuni problemi con la Baby Records, Reverberi passa alla DDD e decide finalmente di mettere il proprio nome in copertina: G. P. Reverberi – Rondò Veneziano. Dietro l’orchestra c’era sempre stato lui, in ogni singola nota, e a un certo punto ha semplicemente voluto che si vedesse chiaramente. Di cloni del Rondò in Italia, ne sono girati parecchi nel corso degli anni. Reverberi li ha sempre puntualmente smentiti. Dal 2025-26 la direzione artistica è passata nelle mani di Stefano Marchioro, suo storico programmatore tastiere dal 1996 al 2010. 

Rondò veneziano, enigma berlusconiano – Boomerissimo.it®

Di quell’operazione costruita a tavolino resta l’intuizione di due imprenditori, Naggiar e Berlusconi. Un compositore cresciuto ad ascoltare Tenco che diventa famoso in tutta Italia solo perché a Berlusconi serviva urgentemente un jingle nuovo di zecca. Un gruppo che per un anno pieno è esistito solamente come sottofondo tra un programma e l’altro, senza volto e senza nome. Non resta un’eredità, ma un precedente. Operazione commerciale, fatta bene e onesta. Ha raggiunto quello che si riprometteva di fare: un sacco di soldi.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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