Dalla provincia napoletana ai salotti televisivi: la dottoressa che rese la dieta un tormentone nazionale
Gli anni 80 sono stati quelli della “Milano da bere”, del’edonismo reaganiano, di una ritrovata leggerezza. La voglia di esserci, nel posto giusto, troppo giusto ed anche al meglio del proprio essere…fisico.

Gli anni in cui la moda italiana sbaragliava ovunque. Il problema era che le indossatrici mal si armonizzavano con la casalinga cucina italica. La me di allora faceva impazzire mia madre con continue richieste di cibi meno calorici rispetto alla pasta al ragù, ma per quanto facessi, i miei appelli rimanevano inascoltati. Non era solo colpa di mamma, ma anche della mia fame. In questo ero molto simile a Nando Mericoni. In fondo la parmigiana è solo verdura… E’ in quel momento di lotta con le mie sembianze che cominciai a farmi affascinare da prodotti miracolosi che, senza sforzi, avrebbero disciolto la cellulite come neve al sole. Ricordo la prima volta che riuscii a mettere le mani su una crema contro l’odioso inestetismo. Per mia madre fu come se io avessi portato in casa l’anticristo. Con il senno di poi, non ero affatto grassa, pesavo poco più di 40 kg, è che sono mediterranea. Avessi oggi il fisico di allora! Quegli anni erano pieni di pubblicità di prodotti miracolosi. Lo stesso Guido Angeli ti prometteva un arredamento completo con la consegna ovunque e senza sovrapprezzo! Era l’epoca d’oro della TV commerciale, provare per credere. Molto prima di Wanna Marchi un’altra donna, molto più avvenente della Marchi, proponeva la sua ricetta, per essere bella, in forma e soprattutto magra: la dottoressa Tirone. Angeli e Tirone divennero icone di un decennio in cui la pubblicità privata esplodeva e i tormentoni entravano nel lessico quotidiano.
Alma Manuela Tirone
Il jingle suonava più o meno così: «Con Minilinea non rinunci a nulla… con Minilinea puoi restare snella!». E subito dopo compariva lei: alta, elegante, con il camice bianco che le stava a pennello, uno sguardo complice e quel tono di voce caldo, un po’ sussurrato, che sembrava parlarti direttamente dal televisore.
Per tutti era semplicemente la dottoressa Tirone. Negli anni Ottanta divenne un fenomeno di massa, una delle prime vere star della televisione commerciale privata. Prima che le televendite diventassero un genere codificato, condotte da ex volti di primo piano in caduta libera o da Giorgio Mastrota, lei portava nelle case degli italiani la promessa di dimagrire senza rinunce, con tisane, tavolette e diete “naturali”. Nel 1975, quando aveva solo ventitré anni ed era ancora laureanda in Medicina all’Università Federico II di Napoli cominciò a condurre su Canale 21, tv libera di Napoli, “Il Salotto dei Grassottelli”. Si trattava di un programma dedicato alle persone in sovrappeso. Non era un talk asettico, né tantomeno il girone infernale dei pazienti del dottor Nowzaradan, era un salotto, dove lei rispondeva alle domande dei telespettatori, dava consigli dietetici e, soprattutto, non giudicava. La sua forza era proprio quella, parlava a donne e uomini con un pessimo rapporto con la bilancia, senza colpevolizzarli. «Non predico il verbo della magrezza, bensì quello di avere un proprio peso stando bene e accettarsi volendosi bene». Era facile per lei, alta un metro e ottantuno, appariscente, con un eloquio fluido e un modo di accavallare le gambe che, raccontano le cronache dell’epoca, «piaceva anche agli uomini», ben prima di Alba Parietti a Galagoal. Nel 1976 si laureò in Medicina e si specializzò in dietologia ed endocrinologia. Parallelamente faceva la dottoressa di base per l’USL 38 di Napoli, aveva studi a Roma e Milano e fu persino consulente della Texas Instruments per i menu della mensa aziendale di Aversa. Ma la televisione era diventata la sua vera passione.
Mini Linea e il tormentone
L’esplosione arrivò nella prima metà degli anni Ottanta. Tirone fondò delle società (la più famosa fu Farmaleader) per produrre e commercializzare i suoi prodotti. Nacquero così le tisane Tidepura, Tirinnova, Tisamara e Tisalax, la Dieta Minilinea, la Dieta Express, la Dieta Blocca-Peso e il Sistema Cellulite. La punta di diamante era la linea Mini Linea: tavolette e beveroni dimagranti da prendere insieme a una dieta. Gli spot, trasmessi a partire dal 1984 soprattutto sulle reti private, diventarono un tormentone. C’era lei, in camice bianco o in abiti eleganti, che sorrideva alla telecamera e prometteva: «Puoi mangiare di tutto, basta seguire il metodo». Il jingle era orecchiabile, semplice, ripetitivo. I bambini lo canticchiavano. Le mamme lo ripetevano speranzose in cucina. Drive in non perse l’occasione per farne una parodia. Una finta dottoressa veniva inseguita da “grassottelli” affamati capitanati da Luciana Turina. Fu spesso ospite nei salotti televisivi, da Maurizio Costanzo a Bruno Vespa. Nel 1985 vinse persino il premio “Donna-Medico dell’anno” a Miss Italia.
L’impero e il crollo
Da volto noto in TV, la dottoressa divenne presto un’imprenditrice. I suoi prodotti si vendevano in farmacia, nella grande distribuzione e con venditrici porta a porta. Si dice che nei primi mesi del 1985 la Farmaleader fatturasse già oltre nove miliardi di lire. Non esistono cifre ufficiali sul suo guadagno personale, ma è certo che costruì un piccolo impero con anche proprietà di pregio (tra cui una villa a Capri in via Krupp e la Torre Ranieri a Posillipo), uno stile di vita agiato e una notorietà che andava ben oltre la Campania. Un successo, che, evidentemente, non fu gradito. Nel 1989, al culmine della popolarità, Manuela Tirone fu coinvolta in una vicenda giudiziaria che l’avrebbe segnata per il resto della vita.
Tutto partì da un’accusa di appropriazione indebita per la riscossione (presuntamente non autorizzata) di un vaglia postale da 156.000 lire. Una cifra irrisoria che però si intrecciò con il fallimento della Farmaleader e sfociò in un processo per bancarotta fraudolenta. Stranamente il caso arrivò in aula solo nel 1998, nove anni dopo i fatti. Tirone fu assolta da ogni addebito. Lei non rimase in silenzio. Denunciò pubblicamente un presunto “complotto” ai suoi danni: curatori fallimentari, magistrati e figure legate agli scandali di Tangentopoli. Parlò di intercettazioni insabbiate, di prove falsificate, di un sistema che voleva farla sparire per sostituirla con un altro personaggio “protetto”. In un’intervento parlamentare degli anni Duemila emersero dettagli inquietanti: diecimila intercettazioni sul curatore, collegamenti con riciclaggio e ambienti camorristici emersi in sede Antimafia, persino il tentativo di farla firmare come pentita di camorra. Fu arrestata nel 2001 per quell’accusa e passò sette giorni nel carcere femminile di Pozzuoli. I suoi beni erano già sotto sequestro da anni. Nonostante l’assoluzione, lo scandalo mediatico e i sequestri segnarono la sua fine mediatica.
Agli inizi degli anni Duemila provò a riconquistare il suo ruolo in video. Riapparve in TV (ospite da Fabio Fazio, che la presentò come «la mitica dottoressa Tirone»), pubblicò nuovi libri, lanciò nuovi prodotti. Al suo fianco aveva la sua inseparabile bassotta Paolina. Ma ormai faceva parte del passato. Nel 2008 scomparve definitivamente. Nessun annuncio, nessuna intervista. Mesi dopo si seppe che era morta a Roma, per una grave malattia improvvisa che aveva tenuto riservata. La notizia arrivò quasi per caso dal bollettino dell’Ordine dei Medici. Qualcuno, nel frattempo, disse che invece fosse viva e facesse la parrucchiera a Milano sotto falso nome. Nel 2013 un giornalista beneventano, Andrea Jelardi, mise fine a tutte le teorie. Trovò la sua tomba nel cimitero di Benevento, accanto a quella dei genitori: una lapide semplice con le sole iniziali AMT. Il custode gli spiegò che era stata lei stessa a volere così: «Sono stata tanti anni in televisione, il mio nome tutti lo conoscono, perciò qui non c’è bisogno di scriverlo ancora».
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La villa a Capri e la Torre Ranieri a Posillipo, sequestrate anni prima, non risultano mai liberate pubblicamente. Nessuna asta documentata, nessun dissequestro annunciato, nessun erede che abbia rivendicato apertamente. Un altro tassello del mistero che circonda gli ultimi anni della dottoressa Tirone. Era la donna che arrivava dalla provincia, colta e ambiziosa, che sfruttava la televisione privata per parlare a milioni di persone. Non era solo una dietologa in TV. Era un personaggio: la “Giunone in camice bianco” come la definì un giornalista, la donna libera che si definiva «maschilista e non romantica», che amava gli uomini da sempre e che non si faceva problemi a dirlo. Per tutto questo era un’icona perfetta degli anni Ottanta. Forse il miglior complimento che le si potesse fare.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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