La televendita anni ’80 era spettacolo, personaggio, rituale. E lui ne era il volto perfetto
Sono sempre un po’ restia a comprare roba on line. Sarà la mia vetustà, ma sono abbastanza certa che nulla è esattamente come lo vedi in foto. Sono diffidente e old fashioned. Certo se si tratta di libri o altra roba di cui non hai bisogno di specificare la taglia, se veste piccolo, largo, lungo o corto allora non ho problemi. Anche in tempi non sospetti non mi lasciavo tentare dalle televendite. E sì che ne ho guardate tante.

Noi, ai tempi, andavamo a scuola anche il sabato e ci davano, ovviamente, i compiti da fare. Nel mio reset del fine settimana, il dettaglio “compiti” mi tornava in mente la domenica sera, dopo cena. E allora lì, mentre tiravo giù il calendario facendo espressioni che non uscivano (niente, la matematica non è cosa mia), lasciavo la tv accesa. Negli anni 80 all’ora tarda, le tv locali mettevano in onda il mago/maga di turno, roba porno o pornosoft e le televendite. Essendo agnostica la magia non ha alcuna presa su di me e il porno lo trovo noioso. Le televendite mi piacevano. Mai e poi mai avrei comprato qualcosa, tra antichità presunte, creme anticellulite che al limite ti facevano urlare “D’accoooordo!” e pellicce di vero ratto autoctono a pelo lungo non riuscivo a trovare nulla di allettante. In più c’era un piccolo dettaglio: non avevo una lira.
Ma in quello strano mondo vivevano personaggi con la capacità di attirare nella rete sprovveduti e shopaholic. Wanna Marchi, il Baffo e lui, l’aristocrazia della televendita: Guido Angeli.
Vieni, vieni, vieni da Aiazzone…
Il mobilificio Aiazzone, un nome che ricorda un gesto e un personaggio, nasce nel 1981 a Biella. Proprietario è Giorgio Aiazzone. Giorgio è figlio d’arte. Suo padre Mario aveva un’attività artigianale di mobili già negli anni ’50 a Tollegno. Giorgio è deciso a trasformare l’azienda di famiglia in un colosso della vendita diretta, puntando tutto sulla pubblicità televisiva. Per realizzare il suo scopo Aiazzone junior investe oltre 3 miliardi di lire l’anno in spot (un budget enorme per l’epoca) e crea addirittura un suo network di tv locali che include Telebiella, Tele Radio Milano 2 e altre emittenti. Gli spot andavano in onda su tantissime reti, da Canale 5 alle tv private.
Creata la sua “rete” Giorgio deve trovare il personaggio giusto, il volto dell’azienda. Passa ore a guardare decine di tv locali e finalmente nota un uomo elegante che conduce aste di mobili antichi su Pan Tv (e poi su Rete A), Guido Angeli. Colpito dal suo stile da dandy (cappotto cammello, bastone, Rolls Royce nell’immagine, gesti enfatici), lo ingaggia come testimonial principale. Angeli racconta che l’inserto pubblicitario nacque all’interno della trasmissione “Accendi un’amica” su Rete A, e da lì esplose.
Provare per credere
Angeli non è un attore, ma un ex perito agrario diventato gestore di alberghi e locali notturni a Montecatini, mercante d’arte e antiquario di successo. Entra in tv “per caso” intorno al 1983 su Rete A, prima facendo l’oroscopo, poi conducendo aste di quadri e mobili antichi.

Per lui viene coniato il termine di “teleimbonitore”. Il suo stile buca lo schermo e colpisce anche qualcuno che della pubblicità abbinata alla TV deve il suo successo. Mentre conduceva aste di antiquariato, Angeli riceve una chiamata in ore piccole: «Sono Silvio da Arcore, rilancio per quel tappeto». Berlusconi, di lui dice: «Quando mette e toglie gli occhiali rivedo Mike Bongiorno. Quando parla di pittura ha la stessa simpatia di Tortora». In una televendita andata in onda in pieno agosto, Angeli deve spingere pellicce di visone… finite. Improvvisa: «Ecco un capo accessibile a tutti che costa meno. Nutria… guardate che coloreeee. Perché rinunciare…». Inventa sul momento la “pelliccia di Angeli” e ne vende 2.000 in diretta.
Trovato il testimonial, bisognava pensare come mettere in piedi lo spot. Aiazzone non si rivolge ad un’agenzia specializzata. Chiama Angeli e con lui si chiude in ufficio per due giorni a sparare idee. Non cavano un ragno dal buco, fino alle 19:30 del secondo giorno. Ormai stremato, Angeli si lascia andare d’istinto. Dice: «Dite che vi manda Guido Angeli» e accompagna la frase con il famoso gesto delle mani: ruota il palmo aperto verso il basso su «provare», poi scatta con il pollice alzato alla Fonzie su «credere». Un gesto che non vuol dire niente, molto boomer, ma funziona. Aiazzone balza in piedi urlando: «Questo, è questo!!!!» Era perfetto per la tv degli anni ’80. Angeli confermava nelle interviste molti anni dopo, che non era calcolato, era puro istinto da imbonitore che aveva capito come catturare l’attenzione in pochi secondi.
Un successo inaspettato
E ancora una volta si prova a spremere il fenomeno fino all’ultima stilla di sangue. Angeli diventa un fenomeno nazionalpopolare, un tormentone. Il ghiotto personaggio fa anche un cameo in Drive In, canta “Provare per credere” terrificante canzone uscita in 45 giri nel 1986 ed è anche attore in un capolavoro della cinematografia dal titolo omonimo di Sergio Martino, con Gianni Ciardo, Patrizia Pellegrino, Tinì Cansino e Pamela Prati.

La trama è incentrata su un ragioniere e negoziante che cerca di superare lo shock emotivo della separazione abbandonando la sua grigia esistenza per vivere nuove esperienze amorose. Il film è un compendio di battute becere e trite, una esposizione di iperenfiati seni femminili, il tutto tenuto insieme da una sceneggiatura inesistente. Lo spot e le televendite vanno in onda più o meno fino alla fine degli anni 80, in cui l’uomo e il mobilificio ottengono una popolarità paurosa.
La fine
Nel 1986 muore Giorgio Aiazzone. Il suo Piper viene colpito da un fulmine. Dopo la morte del proprietario, Angeli conduce su Rete A un’orazione funebre di 80 minuti davanti a una poltrona vuota illuminata, in compagnia di Wanna Marchi. Uno spettacolo surreale e unico nella storia della tv italiana. Angeli continua ancora per un po’, poi gli subentra Walter Carbone. L’azienda entra in crisi negli anni ’90: licenziamenti, scioglimento del network tv, accordi di fusione. Nel 2009 viene rilanciato da Renato Semeraro, un ex concorrente con aperture in tutta Italia. Ma di lì a poco arriva il crack definitivo: fallimento, debiti per decine di milioni di euro, clienti che avevano pagato e non ricevevano i mobili, dipendenti senza stipendi. Altro che consegna gratis in tutta Italia, isole comprese.
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Anche Guido Angeli via via scompare. Dopo Aiazzone fa spot per concorrenti, conduce programmi su Rete Mia e Tv Set. Negli anni 2000 è ospite in trasmissioni “operazione nostalgia” come Meteore, Quelli che il calcio, Sembra ieri. Tutto passa, anche i tormentoni, provare per credere.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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