Lo smoking che presentava i grandi festival degli anni Sessanta e Settanta. Lo stesso smoking che nel 1980 finì in una scena surreale con Cicciolina. La carriera paradossale di Daniele Piombi: presente ovunque, ma senza mai un programma fisso
Dopo l’arrivo del cavaliere televisivo, la TV ci ha abituato alle cose più assurde, alcune persino vagamente divertenti. Non era così, con tutti i pregi della TV educativa. Non era così, quando la Rai diffondeva il teatro di Eduardo, o al limite gli sceneggiati pensosi, tratti dalle grandi opere della letteratura. O no? Il dubbio potrebbe cogliere chi accese la TV in una sera del 1980. Apparecchio, probabilmente, ancora in bianco e nero.

La rete, d’accordo, era Rai2, quella nata per dare alla televisione italiana una sferzata di novità, molto prima che la sferzata arrivasse davvero. Quella sera a chi si sintonizzò sulla rete cadetta apparve una visione difficile da spiegare, se non con un colpo di sole. Uno spettacolo che aveva come protagonisti due personaggi agli antipodi come Daniele Piombi, l’uomo che sembrava nato in smoking, e Cicciolina, decisamente più a suo agio in vesti più succinte. Il programma era “C’era due volte”, firmato da Enzo Trapani.
Il principe cicciolino
Sullo schermo volteggiava un uomo (manco a dirlo) in smoking impeccabile, ma travestito da principe azzurro di una fiaba rivisitata in chiave onirica. Il principe era Daniele Piombi e si muoveva sullo schermo volteggiando con garbo, parlando con il suo classico tono pacato. Accanto a lui, in un’atmosfera che era difficile stabilire se fosse di fiaba o di discoteca, un altro personaggio ancora non facile da immaginare sulla TV nazionale: Ilona Staller, Cicciolina, con veli leggeri e un sorriso. Ancora quello delle videocassette, molto prima che diventasse anche quello dei banchi di Montecitorio. La scena è assurda a raccontarsi, e ancor più lo era da vedersi. Nella sua follia ha una specie di eleganza stramba, surreale. Anche questo è riuscito a fare Daniele Piombi, e l’ha fatto senza perdere due cifre costanti della sua carriera: lo smoking, appunto, e il fatto che – ancora una volta – si trovava a interpretare una parte nella trasmissione di qualcun altro. A condurre lo show in una trasmissione che non era la sua. E tutto questo senza mai perdere la misura.
Principe senza regno
Per quanto possa apparire incredibile a chi lo ha visto calcare per decenni i palcoscenici televisivi (Piombi conduceva e intervistava già quando molti di noi, che pure non siamo teenager, non erano ancora nati), Daniele Piombi non ha mai avuto, in tutta la sua carriera, una trasmissione sua. È da sempre il gentleman errante della TV italiana, quello che appare, presenta, si presenta, e se ne va.

Lo fa con il suo leggendario stile in cravatta nera ma anche se gli metti un costume ridicolo e lo fai volteggiare insieme alla più improbabile delle ospiti, il risultato non cambia. Eleganza pura. Probabilmente si tratta di un miracolo o di qualcosa di cui abbiamo perso la ricetta, ora che i capi di partito e di governo si selezionano nei talk show della parolaccia e su Twitter. Piombi cominciò a frequentare la TV inventando premi e festival. Sua fu l’idea del Premio Regia Televisiva, sue furono le conduzioni in alcuni dei festival più importanti degli anni Sessanta e Settanta. Eppure mai la Rai lo premiò con una trasmissione firmata e condotta da lui, da plasmare a modo suo. Quando pensate che il lavoro sia ingrato, pensate a Daniele Piombi e il mondo tornerà a sorridere. Perché Piombi sorrideva, sempre, ed era sempre presente nei momenti che contavano, anche se non occupava il centro della scena. Che sia stato questo il suo segreto?
Il James Bond Rai
Piombi debuttò nel 1956, a ventitré anni. Era un ragazzo borghese di San Pietro in Casale, in provincia di Bologna, trasferito a Reggio Emilia per il lavoro del padre e poi a Firenze per studiare Scienze Politiche. All’università si fece le ossa con le recite goliardiche. Ma non era un predestinato, come Pippo Baudo, che per suonare e presentare quasi bruciò la laurea. L’ingresso di Piombi nel grande giro avvenne quasi per caso. Un impresario modenese gli offrì di presentare una tournée emiliana dei cantanti del Festival di Sanremo di quell’anno. Lui accettò senza pensarci troppo. Fu subito provino in Rai, a Torino, dove improvvisò la telecronaca immaginaria di un treno di profughi ungheresi in transito da Tarvisio. L’uomo in smoking entra in Rai per la sua capacità di reagire all’imprevisto. Una specie di Bond della TV. Qualche anno dopo debutta in “Viaggiare”, una rubrica di viaggi e turismo condotta insieme a Renée Longarini che lo catapulta verso il suo vero ruolo: il jolly della Rai. Eventi di fine anno, rassegne estive, manifestazioni turistiche in giro per l’Italia. Tanti prestigiosi avanzi, tante belle cornici . Mai un ruolo fisso.

Gli anni Sessanta lo legano indissolubilmente ai festival canori minori. Conduce diverse edizioni del Cantagiro, sette del Festival di Napoli, cinque di Castrocaro, cinque di “Un disco per l’estate”. È inviato a Sanremo nel 1967, per Radio Montecarlo ed è in questa veste che entra a pieno titolo nella storia della canzone, attraverso il suo dramma più tragico. Piombi intervista Luigi Tenco e Dalida poche ore prima del suicidio. Trova un Tenco sereno, fiducioso nel risultato, che verrà schiantato solo poche ore dopo dalla classifica.
Testa quadra
Nato a Bologna, Piombi si è naturalizzato reggiano. Il che, nell’Italia del tempo, era come attraversare il Muro di Berlino. La sua realizzazione più duratura, il Premio Regia Televisiva, per poco non andò a monte quando l’avvocato Pollastri, presidente delle terme di Salsomaggiore, città ducale, si rifiutò di avere a che fare con “teste quadre reggiane”. L’eleganza di Piombi trasformò il no in sì e la città ducale in un ritrovo delle migliori menti televisive dell’epoca. È un’idea che ha fatto strada nei decenni. Da premio della critica si è trasformato in premio di pubblico, grazie all’incontro con Gigi Vesigna di “TV Sorrisi e Canzoni”. Nel 1980 il Premio approdò ai mitici Giardini Naxos, la splendida cornice da cui è difficile separare il ricordo di Daniele Piombi. Qui, nel suo regno siciliano, Piombi ha accolto star come Kim Novak e Peter Falk che si lamentò delle tazzine da caffè troppo piccole. In mezzo a tutto questo, Piombi mantiene lo stile che lo fa riconoscere. Enrico Montesano, in “Fantastico”, gli fa un ritratto immortale (su battuta di Enrico Vaime). Montesano inciampa, finge di farsi male a una caviglia e chiede di essere sostituito da Daniele Piombi, “lo smoking vestito da uomo”. Piombi ride e la racconta volentieri. È il suo marchio di fabbrica.
Piombi non si innervosisce, non perde le staffe. tira dritto.Nel 1967, al Vigorelli di Milano mentre presenta le Sei Giorni di Ciclismo, vede una donna affascinante seduta accanto a Gianni Rivera, si fa dare il numero di telefono con un approccio un po’ alla Potsie Weber, ma fa centro. Si sono sposati tredici anni dopo, sono stati insieme quasi cinquant’anni. Non è l’unica volta che Daniele Piombi ha dato prova di capacità insospettate. Quando gli si offre l’occasione, spesso colpisce in modo implacabile. Conduce piccoli programmi, su piccole TV, per esempio “Strapiombando” per Teletna. Piccole cose che però, nella loro sfera di influenza battono la Rai e Mike Bongiorno. È ovunque e da nessuna parte. Conduce collegamenti da Casinò per Sanremo negli anni Ottanta, commenta l’Eurovision Song Contest nel 1988, fa “Napoli prima e dopo”, “Sanremo romantica”, “Stelle sull’acqua” e molto altro. Sempre presente, sempre elegante, sempre “in prestito”.
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Quando nel 2017 Daniele Piombi muore a 83 anni non molti si rendono conto di aver perso un vero protagonista della TV. Protagonista mobile, sfuggente, senza fissa dimora. Un protagonista dell’assenza, sempre in panchina. Ma che quando entra in campo fa centro. In smoking, ma pure in mutande.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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