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John Holmes quattro omicidi

John Holmes, una vita e quattro morti per il cinema

Un’impronta insanguinata, una porta lasciata aperta e quattro cadaveri a Laurel Canyon. Questa volta non era un film 

Non mi considero una bacchettona, ma devo ammettere che il genere porno esercita su di me una scarsa attrattiva. Le volte che mi è capitato di vedere film del genere, abbastanza tardi in verità, mi sono sinceramente annoiata.

John Holmes quattro omicidi
John Holmes – Boomerissimo.it®

Dalle solite ricerche universitarie, pare che nel mondo occidentale i fruitori di maggioranza siano gli uomini, ma le donne sono in crescita. C’è anche una differenza nel genere di porno fruito, mentre gli uomini prediligono (pare) l’hardcore esplicito con inquadrature ad hoc, le donne sono più orientate verso i contenuti narrativi e/o erotico scritti. I motivi risiedono, sempre secondo le ricerche, in un mix di reazioni biopsicosociali. Gli uomini mostrano in media una risposta genitale e soggettiva automatica agli stimoli visivi sessuali. Il testosterone è correlato a maggiore desiderio sessuale e ricerca di stimoli visivi. Le donne tendono ad avere un’arousal più “risposta-contesto dipendente”. Esiste anche una spiegazione evoluzionistica. Gli uomini, nel tempo, hanno beneficiato di strategie di accoppiamento a breve termine. Le donne, investendo di più nella riproduzione, sono state selezionate per essere più esigenti e sensibili al contesto/qualità del partner. Per completare il tutto, ognuno è fatto a modo suo.

John Curtis Estes

E toccando l’argomento porno (e qui segue facile battuta) non si può non parlare di quel fenomeno, anche culturale, che è stato John Holmes. Nato John Curtis Estes nel 1944 in Ohio, era figlio di nessuno di particolare. Arrivò a Los Angeles negli anni Sessanta e cominciò a lavorare nel cinema per adulti diventando rapidamente una star di primo piano. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta era al culmine della fama: centinaia di film, un’iconografia gonfia di virilità esagerata, un nome che circolava anche fuori dal circuito adulti.

La locandina di uno dei suoi film più famosi Boomerissimo.it®

Poi arrivò la cocaina.  I guadagni delle sue performance, che all’epoca erano tutt’altro che simbolici, Holmes li bruciava tutti in pochi giorni. I debiti si accumulavano, i matrimoni si sgretolarono, i set diventarono sempre più radi. Cercò di sopravvivere frequentando ambienti sempre più marginali e arrabbattandosi a fare di tutto per spacciatori e criminali di basso livello. Lì, la droga scorreva in un flusso continuo e le regole erano quelle del più forte. E fu lì che si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato, dopo aver fatto la cosa sbagliata. Il 1° luglio 1981, al 8763 di Wonderland Avenue, un vicolo di Laurel Canyon a Hollywood, quattro persone vennero massacrate nel sonno a colpi di martello e tubi di metallo. Holmes fu arrestato, processato e assolto. Ma la sua presenza in quella casa, quella notte, non la negò mai.

La Wonderland Gang

Una di quelle case frequentate da Holmes era proprio lì. La occupava un gruppo che sarebbe passato alla storia come la “Wonderland Gang”: Ron Launius, ex detenuto con precedenti per droga e leader informale del gruppo; Billy DeVerell; Joy Miller, compagna di DeVerell e intestataria dell’affitto; David Lind e Tracy McCourt. Non era una gang codificata, bensì un’accozzaglia di persone legate dalla cocaina e dalla necessità di soldi facili. Si arrangiavano rapinando altri spacciatori e rivendendo quello che riuscivano a racimolare. Holmes era un frequentatore fisso. Andava lì per procurarsi la droga, a volte pagava, più spesso no. La sua notorietà funzionava come merce di scambio in quel contesto, e lui ne approfittava. Il problema era che Holmes aveva anche un’altra relazione, ben più pericolosa. Conosceva da anni Eddie Nash, all’anagrafe Adel Gharib Nasrallah, un imprenditore di origine palestinese già proprietario di locali notturni a Hollywood e trafficante di droga di una certa levatura. Nash lo chiamava “my brother” e lo trattava con familiarità, amicizia non è un termine adatto a simili contesti. Holmes frequentava la sua villa di Studio City, conosceva la disposizione interna, e soprattutto sapeva dove Nash nascondeva la cassaforte. Incassata nel pavimento della camera da letto, era stipata  di contanti, cocaina, eroina e armi da collezione.

Wonderland Avenue
La scena del crimine (screenshot YouTube)Boomerissimo.it®

Il 29 giugno 1981 Holmes utilizzò quella conoscenza nel modo peggiore possibile. Tornò più volte alla villa di Nash, lasciando intenzionalmente aperta una porta sul patio. In serata la Wonderland Gang entrò armata, finsero di essere poliziotti e portarono via oltre un milione di dollari  tra droga, denaro, gioielli e pistole. La guardia del corpo di Nash, Gregory Diles, fu ferita da un colpo d’arma da fuoco. Holmes aveva fatto il palo, o quanto meno aveva aperto la strada. La sua parte del bottino, però, non arrivò mai, o arrivò in misura molto inferiore a quella concordata. E lì decise che se la sarebbe presa. La risposta di Nash non si fece attendere. Nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio 1981, intorno alle tre di mattina, un gruppo di uomini armati di martelli e tubi di metallo si presentò in Wonderland Avenue. Colpirono chiunque trovarono: Ron Launius, Billy DeVerell, Joy Miller e Barbara Richardson, la fidanzata di Lind che era lì per caso. Susan Launius, moglie di Ron, sopravvisse ma con danni cerebrali permanenti, la perdita di un dito e un’amnesia parziale che le impedì di fornire testimonianze utili. Per riconoscere alcune delle vittime si ricorse alle impronte dentali. Era uno scenario di violenza così estrema che i detective della LAPD arrivati sul posto faticarono a capire cosa stavanoo guardando.

Il processo e il mistero irrisolto

Le indagini portarono rapidamente a Holmes. C’era una prova difficile da ignorare: l’impronta, lasciata col sangue, del suo palmo sinistro, trovata sulla testata del letto di Launius. Holmes fu arrestato e portato a processo quella stessa estate. Fu uno dei primi processi nella storia degli Stati Uniti a utilizzare riprese video della scena del crimine come prova. I giurati videro tutto. L’accusa sosteneva che Holmes fosse complice consapevole. Aveva tradito la gang per non aver ricevuto la sua parte, e aveva condotto i killer alla porta. La difesa costruì una versione alternativa. Secondo questa versione, Holmes era stato costretto sotto minaccia e con una pistola puntata alla nuca, era rimasto a guardare senza poter fare nulla. Il 26 giugno 1982 la giuria lo assolse da tutte le accuse. Mr. 35 cm trascorse comunque 110 giorni in carcere per oltraggio alla corte, perché si rifiutò di collaborare con le autorità e di fare nomi.

John Holmes a processo
John in tribunale (screenshot YouTube) Boomerissimo.it®

Le dichiarazioni successive complicarono il quadro. La prima moglie di Holmes, Sharon Gebenini, rilasciò già nel luglio 1981 una prima intervista in cui disse che Holmes le aveva confessato di conoscere le persone di quella casa e di esserci stato poco prima degli omicidi. Ma la versione più pesante arrivò solo in aprile 1988, un mese dopo la morte di Holmes. La donna dichiarò al Los Angeles Times che quella mattina il marito era tornato a casa con i vestiti sporchi di sangue e le aveva raccontato di aver condotto tre uomini alla porta di Wonderland Avenue, di averli fatti entrare e di essere rimasto a guardare. Non aveva mai fatto nomi. Eddie Nash e Gregory Diles furono processati due volte tra il 1990 e il 1991. Il primo processo si chiuse con giuria in stallo, il secondo con l’assoluzione. Fu solo nel 2000, in un procedimento federale RICO (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act), che Nash ammise come parte di un patteggiamento di aver cospirato negli omicidi, oltre a corruzione di un giurato, riciclaggio e altri reati. Gli omicidi di Wonderland Avenue rimangono ufficialmente irrisolti, nessuno è mai stato condannato per quelle quattro morti.

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Holmes non si riprese. Continuò a lavorare sporadicamente nel settore per qualche anno, ma il fisico cedette rapidamente. Contrasse l’HIV in un’epoca in cui la malattia era ancora poco compresa e priva di trattamenti efficaci. Morì il 13 marzo 1988 a quarantatré anni. Fu cremato su sua esplicita volontà. Non voleva che il suo corpo divenisse oggetto di feticisti.

John Holmes, e le quattro vittime – Boomerissimo.it®

La sua storia sopravvive in un film del 2003, Wonderland, con Val Kilmer nei panni di Holmes, e in una serie documentario più recente. Holmes non era né un criminale di professione né una vittima innocente. Era un uomo distrutto dalla dipendenza che aveva fatto una serie di scelte sbagliate in un ambiente dove le scelte sbagliate costavano care.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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