Scalfaro prima di diventare Presidente fu protagonista di un “caso di costume” grottesco e molto italiano
Il primo presidente che ricordo distintamente è Giovanni Leone. Ad un certo punto vidi anche i titoloni dei giornali che parlavano dello scandalo Lockheed e poi Leone non c’era più. Allora la cosa mi interessava poco, altre erano le cose che si appassionavano. Ma ricordo perfettamente il suo modo di parlare e il suo accento.

Prima di arrivare al bis di Mattarella si sono succeduti al Quirinale Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano. I sondaggi, sia storici che popolari, mettono al primo posto lui, è vero, non è vero, Sandro Pertini. Il più amato dagli italiani, non troppo apprezzato da Craxi, suo compagno di partito. Sulla bontà dell’operato del “partigiano come presidente”, non sono in grado di fornire un giudizio definitivo e neanche vorrei. Dovrei analizzare tra l’altro le figure che sono venute dopo e per alcune non provo affatto simpatia.
Oscar Luigi Scalfaro
Uno di quelli che mi davano una certa orticaria era Oscar Luigi Scalfaro. Sarà che sono stata a scuola dalle suore, ma l’odore di un cattolico integralista lo sento da lontano, fa nulla ci sia uno schermo di mezzo. Sarà che detesto gli integralismi di ogni genere, (soprattutto quelli religiosi), non tollero che qualcuno dal basso del suo credo mi dica cosa devo pensare, fare, mangiare. Non capisco perché dovrei sentirmi umiliata, o tantomeno inferiore perché ho idee diverse. Ultimamente avverto una recrudescenza di questo scontro tra culture/religioni e pur non protendendo verso alcuna ne sento la pericolosità.
Comunque Scalfaro puzzava d’incenso lontano un miglio. Poi la sua storia personale ha contribuito a radicalizzare la mia opinione. Oscar Luigi Scalfaro nasce con un pedigree nobiliare calabrese (baronato concesso da Murat). Papà Guglielmo impiegato alle Poste, mamma Rosalia piemontese devota, rosario serale obbligatorio e tessera fascista presa perché si deve pur mangiare. Oscar cresce cattolico praticante, considera il seminario ma poi opta per legge all’Università Cattolica di Milano. Si laurea nel ’41, fa il magistrato, sposa Marianna Inzitari nel ’43. Purtroppo il matrimonio non dura. Lei muore dopo undici mesi per un embolo post-parto. Rimane vedovo a 26 anni con una bimba neonata, Marianna, non si risposerà mai più. Da lì in poi: Democrazia Cristiana, Assemblea Costituente, ministeri vari e, ciliegina, Presidente dal ’92 al ’99. Un uomo che della sobrietà fece una religione, letteralmente.
Integralista
Prima di arrivare alla massima notorietà grazia al suo settennato, il buon Oscar Luigi si era fatto conoscere come crociato contro il vero nemico del popolo italiano: un paio di spalle nude. Fissato con la morale pubblica sollevò un polverone che fece tremare le colonne d’Ercole a difesa del pudore. Il 12 luglio del 1950 a Roma era una giornata afosa. Al ristorante “Da Chiarina” in via della Vite, Scalfaro sta pranzando con due colleghi della DC, Umberto Sampietro e Vittoria Titomanlio. Al tavolo accanto c’è Edith Mingoni in Toussan: francese d’origine, militante MSI, schermitrice, poetessa, pittrice, pilota d’auto, moglie di un capitano decorato e madre di due figli. Insomma, una donna che oggi sarebbe normale, ma all’epoca era definita “emancipata” (per qualcuno sinonimo pericolosa).

Fa davvero caldo al ristorante in epoca pre-aria condizionata, Edith si toglie il coprispalle lasciando le spalle nude. Apriti cielo, tuoni, fulmini, saette, le dieci piaghe d’Egitto più una. Scalfaro si alza, attraversa la sala e parte rubizzo apostrofando la donna: “È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!”. E tanto per non lasciare nulla di intentato: “Vestita così, lei è una bestia”. I suoi colleghi scudocrociati rincarano la dose. Edith, umiliata, si sente minacciata. Scalfaro esce, torna con due poliziotti, che oggi sarebbero serviti per lui, con tanto di braccialetto elettronico. Nessuna violenza fisica, ma le parole non vengono centellinate.
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Tutti in questura! Edith querela per ingiurie, tentata violenza privata e minacce. La stampa laica la dipinge come vittima di un bigotto, quella cattolica difende il crociato della decenza. Scalfaro presenta un’interrogazione al ministro Scelba contro le “mode immorali”. In Aula, il 14 novembre, chiama le donne scollate “donne pubbliche”. La sinistra urla allo scandalo, si apre un dibattito nazionale.
Ma non finisce qui
Ma l’interrogazione parlamentare non è abbastanza in questa storia surreale. Il padre di Edith, colonnello Mario Mingoni, veterano decorato, sfida Scalfaro a duello: pistole o spada. Il marito Aramis manda un telegramma: “Arrivo subito stop mi batterò io stop”. Persino Edith, schermitrice provetta, lo sfida alla sciabola. Scalfaro rifiuta tutto, la sua fede cattolica glielo impedisce, mentre gli consente di offendere le persone. La stampa satirica (Marc’Aurelio, Travaso) lo dipinge come codardo. Il paladino scudocrociato della morale passa per pavido.
Il colpo di grazia arriva da Totò. Il 23 novembre 1950, sull’Avanti!, compare una lettera aperta del principe: “Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello… La motivazione è speciosa e infondata. Il sentimento cristiano avrebbe dovuto impedirLe di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima…”. Firma con titolo nobiliare, principe contro barone, lo accusa di villania e codardia. La querela si spegne con l’amnistia del ’53. Nessun processo, ma lo scandalo resta. Edith Toussan, intervistata negli anni ’90, dirà: “Mi ha rovinato la vita”. Scalfaro, da Presidente, ammetterà: “Ho esagerato”. Federico Fellini ne farà una parodia in Boccaccio ’70 dove Peppino De Filippo, attivista della morale, è offeso dal manifesto che ritrae Anita Ekberg in una pubblicità per il latte. Bevete più latte…
Cattolico e vendicativo?
Di cattolici sedicenti integralisti ne ho conosciuti molti. Si riempiono la bocca di perdono e la mani di vendetta. C’è questo innato o inculcato desiderio di punire i peccatori. Nel governo Scelba, pochi anni dopo, Scalfaro viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Spettacolo e al Turismo.

In pratica, la responsabilità della commissione di censura cinematografica (e teatrale) è sua. In quel periodo applica limiti rigidi su vari film: impone divieti ai minori, esclude pellicole dal circuito del Centro Cattolico Cinematografico e promuove un disegno di legge (poi bloccato) che esclude i film vietati ai minori di 16 anni dai benefici economici statali. Questo scatena proteste da parte di tutti, produttori, registi e della sinistra, con minacce di boicottaggio ai cinegiornali governativi. Enrico Vanzina, successivamente, ha definito “criminale” la censura applicata da Scalfaro a un film del padre Steno, Le avventure di Giacomo Casanova (1954). In generale, il suo approccio era in linea con l’epoca democristiana: moralismo spinto, taglio a scene “immorali”, sessuofobia e attenzione al “buon costume”. Non fu un censore isolato, Andreotti lo era stato prima di lui, ma Scalfaro si distinse per severità, tanto da essere ricordato come uno dei “bacchettoni” della censura post-bellica.
Morale della favola: allora se ti scoprivi le spalle rischiavi il duello o la questura. Oggi rischi al massimo un like o un cancel. Ma una cosa è certa: Scalfaro non avrebbe condiviso.
,Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it®


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