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colorante tossico

E 123, rosso killer? Una generazione di sopravvissuti

Dall’aperitivo amaranto ai ghiaccioli fluo, passando per il talco, negli anni Settanta abbiamo incassato più botte, coloranti e allarmi sanitari di quante ne possano immaginare i nativi del bio-senza-zuccheri-aggiunti

Siamo una grande generazione e soprattutto “de fero”. Abbiamo attraversato pericoli che voi umani delle generazioni successive neanche potete immaginare. E in qualche caso neanche noi. Abbiamo giocato per strada, schivando la macchina in arrivo, andando in bici senza casco, affrontando rivali dandocele di brutto.

colorante tossico
E 123 – Boomerissimo.it®

Il mio colpo segreto era il pizzicotto ritorto, cioè non mi limitavo ad afferrare e tenere stretta la pelle del malcapitato (o malcapitata), ma la torcevo più a lungo che potevo. Effetto voluto: largo livido viola. In più mordevo. Ferina la figliola. 

Quanti pericoli

Quando ero piccina, tutto era un pericolo in casa. I fustini, quelli cilindrici del detersivo, erano all’altezza giusta. Ricordo di averci anche giocato con la polvere bianca e azzurra, mia madre mi diceva di non metterla in bocca, ma non c’era bisogno di dirmelo. Lo stesso vale per altri detergenti. Sapevo che servivano per pulire e di conseguenza non erano commestibili. Avevamo i copripresa in casa, quelli sì. Nessuno si era mai sognato di mettere i ferma cassetti o ferma porta ai mobili della cucina. Se venivi beccato a farlo, l’onda d’urto dell’urlo di mamma ti appiccicava contro il muro opposto. Insomma, nel tentativo di avere un qualche momento di pace, il sabato mamma spediva mia sorella e me “in villa” dove c’era il parco giochi, accompagnate da mio padre.

Dash
Fustino Dash anni 70 (screenshot YouTube)- Boomerissimo.it®

E lì liberi tutti. I giochi degli anni Settanta erano in puro metallo, con angoli netti. Primo pericolo il freddo mortale di quei cosi in inverno. Il sabato ci si vestiva belline, orgoglio di mamma, con vestitino o gonnellina e calzettoni. Credo di aver indossato i calzettoni bianchi fino alla prima media. L’impatto del gelido metallo sulle gambine seminude era mortale. Ma eravamo disposte alla sofferenza. Si cominciava con giochi preparatori, come il palo su cui due bambini sono alle estremità e si danno la spinta. Inutile dire che la cosa divertente era far andare l’altro il più in alto possibile con contraccolpo, cosa che facevo abitualmente se dall’altra parte c’era mia sorella. Capitava, a volte, che mentre salivo arrivava il bambinetto rompicoglioni di turno il cui papà diceva, a me, di fare piano. Mio padre sogghignava. Poi si passava all’altalena, lo scivolo non mi piaceva tanto, era troppo affollato. Anche le altalene erano di materiale bambino-friendly come sopra. Mi ha insegnato mio padre ad andarci. Ero piccolissima, lui mi spingeva e mi diceva cosa fare.

Parco giochi a me coevo – Boomerissimo.it

Credo di essere arrivata alle massime altezze consentite per l’antiquato arnese, sprezzante del pericolo. Qualche volta sono ovviamente caduta, sbucciandomi le ginocchia sulla ghiaia. La mia unica preoccupazione non era tanto l’essermi fatta male, le “croste” di sangue le portavo come cicatrici di battaglia, ma l’essermi sporcata, il che mi avrebbe reso preda della furia igienizzante di mamma. All’epoca nessuna spugnetta colorata, bolle profumate ipoallergeniche, bensì saponetta, acqua fredda e nebbia di talco. Il talco, che abbiamo aspirato a tonnellate, si è poi scoperto essere cancerogeno.

E123

Ben prima che arrivasse la nube di Chernobyl con i suoi depositi di Iodio-131, Cesio-137 e Stronzio-90, per un buon decennio avevamo ingurgitato, tra un aperitivo e l’altro, un potenziale cancerogeno. Il colorante E123, meglio conosciuto come amaranto, nel 1977, venne messe al bando. Con lui, tutte quelle bevande che avevano colorato di rosso vivace, sino ad allora, l’aperitivo degli italiani.

L'E 123
L’E 123 e alcuni prodotti che lo contenevano – Boomerissimo.it®

L’E123 era un colorante sintetico della famiglia degli azoici. Sviluppato nel lontano 1878 da tale H. Baum, questo colorante rosso-viola aveva un pregio fondamentale per l’industria alimentare: costava pochissimo. Si otteneva dal catrame di carbone, uno scarto industriale. Dalla metà del Novecento in poi, con il boom del petrolio, la fonte si allargò ai sottoprodotti petroliferi. Roba che non avresti mai messo nel piatto se te lo avessero detto. Il punto era proprio questo. Il colorante si presentava come una polvere rosso-bruna che si scioglieva in acqua e resisteva come Belzebù in persona alle alte temperature. Caratteristiche perfette per l’industria: economico, stabile, e capace di dare quel rosso acceso che faceva vendere.

Gli anni rossi

Tra gli anni Sessanta e Settanta, l’E123 era ovunque. Dribblarlo era impossibile. Bibite rosse, sciroppi, gelati, ghiaccioli, caramelle, gelatine, conserve, marmellate. Le ciliegie candite? Rosse amaranto. La frutta sciroppata? Idem. Persino la Coca Cola italiana, prima del 1977, usava l’E123. Ma il vero sinonimo per quel colore era il Rosso Antico, l’aperitivo bolognese prodotto dalla distilleria Jean Buton dal 1962. “Il principe degli aperitivi”, come recitava lo slogan. Un vermut aromatizzato con 33 erbe dal colore rubino intenso e dal sapore dolce-amaro. Si beveva liscio, in coppa, con una fettina d’arancia. Un rito borghese che attraversò i salotti italiani. Rosso Antico era così popolare che Salvador Dalí disegnò tre bottiglie d’arte in edizione limitata, dal celeste al blu intenso, oggi ricercatissime dai collezionisti. Il liquore era protagonista di Caroselli, veniva offerto agli ospiti, rappresentava una certa idea di modernità e di eleganza. Poi, nel 1977, tutto cambiò.

Rosso Antico
Le bottiglie di Rosso Antico firmate Dalì (ebay.it) – Boomerissimo.it®

Il primo campanello d’allarme arrivò dall’Unione Sovietica. Nel 1971, uno studio sovietico collegò l’amaranto al cancro. La Food and Drug Administration americana, che aveva concesso all’E123 lo status provvisorio per decenni, minimizzò. Il colorante era utilizzato su scala industriale: nel 1976, solo negli USA, se ne consumavano oltre 450.000 kg all’anno, per un valore di 5 milioni di dollari, impiegati in alimenti, farmaci e cosmetici del valore di 10 miliardi. Poi arrivarono i test della FDA. I risultati furono controversi. Ratti femmine sottoposti a dosi massicce di amaranto sviluppavano un aumento statisticamente significativo di tumori maligni. Non si trattava di un incremento totale dei tumori, ma del rapporto tra tumori maligni e benigni. La FDA ammise di non poter dimostrare che l’E123 fosse cancerogeno, ma nemmeno di poter garantire la sua sicurezza. Nel dubbio, nel 1976, croce nera. L’Europa prese appunti. In Italia, il Decreto Ministeriale del 21 marzo 1977 vietò l’uso dell’E123 nella stragrande maggioranza degli alimenti. L’unica eccezione? Il caviale. Evidentemente, chi poteva permettersi le uova di storione poteva permettersi anche un pizzico di rischio cancerogeno, anche in considerazione della bassa percentuale demografica attiva consumatrice di caviale.

E 123, il rosso killer – Boomerissimo.it®

Il Rosso Antico sparì dagli scaffali. La Buton ritirò volontariamente il prodotto. Il pubblico andò nel panico. Ogni prodotto vagamente rosso finì sotto accusa. Si guardava con sospetto qualsiasi bibita, qualsiasi sciroppo, qualsiasi caramella, anche gli sciroppi per la tosse. La foga pop degli anni Settanta, quando i bambini ingurgitavano amaranto a litri tra aranciata e dolciumi vari, lasciò il posto all’ansia di una generazione che si chiedeva quanto le restasse da vivere. 

Il Verdetto: Colpevole o Innocente?

Trent’anni dopo, nel 2010, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare portò a termine una valutazione completa dell’E123. Il verdetto ha cambiato la sentenza. L’amaranto non è genotossico (non danneggia il DNA) e non è cancerogeno. Però. L’autorità aveva abbassato la soglia della dose giornaliera accettabile da 0,5-0,8 mg per kg di peso corporeo al giorno a 0,15 mg/kg. Tradotto: un adulto di 70 kg può assumere fino a 10,5 mg di E123 al giorno senza rischi. A meno che non beviate tre Americano al giorno.  L’E123,  nel corpo umano si degrada in ammine aromatiche, alcune delle quali, sono riconosciute come cancerogene. Non tutte, non sempre, ma abbastanza da giustificare cautela. In più, l’amaranto libera istamina. Che in parole povere significa: se sei asmatico, allergico, o semplicemente sensibile, l’E123 può scatenare una serie di sintomi quali orticaria, rinite, difficoltà respiratorie, iperattività, insonnia. Non è che ti uccide sul colpo, ma di certo non ti fa bene.

E123
Potrebbero essere fatte con il famigerato colorante – Boomerissimo.it®

In Italia, il colorante è autorizzato, ma con severe limitazioni. Lo trovi solo in  aperitivi, bevande alcoliche e uova di pesce, con un limite massimo di 30 mg per kg di prodotto. Nel Regno Unito, invece, l’amaranto è ancora legale e viene usato per dare alle ciliegie candite quel rosso brillante. In Francia, applicazioni limitate. Negli Stati Uniti? Ancora vietato dal 1976, senza appello. L’E123 fu uno dei primi casi mediatici che costrinsero i consumatori a guardare oltre l’etichetta e a farsi domande scomode.

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E la generazione che sopravvisse agli anni Settanta, tra amaranto, amianto e il Piccolo Chimico, può confermare: era tutta una roulette russa. Milioni di italiani si guardarono allo specchio chiedendosi quanti grammi di E123 avessero stoccato nel fegato tra un aperitivo e una bibita gassata.  Io passerò al gin tonic.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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