Gli investigatori sono niente senza gli assassini e Colombo ne amava uno più degli altri
Chi segue le serie televisive di lungo corso, sa che le guest star “a volte ritornano”, non solo come personaggi ricorrenti, come l’amato nipote di Jessica Fletcher, Grady, ma interpretando diversi personaggi.

Ed è così che capita di pensare “io questo l’ho già visto”, ma senza riuscire ad identificare esattamente l’attore e il personaggio. In serie in cui il protagonista è un detective, privato, amatoriale, in divisa o impermeabile, va da sé che a ricorrere sia l’assassino o il morto.
Il pluriomicida di Colombo
Il nome Patrick McGoohan, attore britannico-americano vincitore di Emmy Awards, vi dirà probabilmente poco, ma ha lasciato il segno nella storia della televisione. Per molti è il volto di Il Prigioniero, serie cult degli anni ’60 dove interpretava l’enigmatico Numero Sei, ma per gli appassionati del tenente Colombo, McGoohan è l’uomo con un record particolare: è lui il più prolifico assassino nella storia della serie.

Il ruolo di malvagio, freddo e privo di emozioni lo espresse al massimo terrorizzando i detenuti, tra cui Clint Eastwood, nelle vesti dell’inflessibile direttore nel film Fuga da Alcatraz. Senza nome nel film (viene chiamato semplicemente “Warden”, direttore), il personaggio è metodico nella sua crudeltà e convinto che la sua prigione sia impenetrabile. L’attore costruì un villain che non aveva bisogno di alzare la voce o di essere violento, bastava il suo sguardo per comunicare potere e disprezzo.
McGoohan amava interpretare i cattivi, ne aveva sviluppato una particolare tipologia: i suoi erano antagonisti sofisticati. Niente stereotipi o eccessi, solo intelligenza glaciale ed emozioni perennemente sotto controllo. In un’epoca in cui i malvagi televisivi tendevano spesso alla caricatura, i personaggi di McGoohan brillavano per la loro complessità psicologica e la loro eleganza.
Questa capacità gli valse importanti riconoscimenti: un premio BAFTA (l’equivalente britannico dell’Oscar) e due Emmy Awards proprio per le sue interpretazioni in Colombo.
Un’amicizia forgiata dal crimine
Dietro le quinte della serie, McGoohan e Peter Falk svilupparono un’amicizia autentica che arricchì i loro scambi sullo schermo. Falk era un fan della serie Il prigioniero e trovò nell’abilità di McGoohan il perfetto avversario intellettuale per il suo tenente dall’impermeabile sgualcito. I due si intendevano perfettamente, tanto che i produttori continuarono a richiamare McGoohan per nuovi episodi nell’arco di oltre vent’anni. Falk, noto per il suo supporto al cinema indipendente, ammirava l’approccio non convenzionale di McGoohan alla recitazione. Da parte sua, quest’ultimo si divertiva immensamente a interpretare antagonisti destinati, inevitabilmente, a essere smascherati.
La sua carriera come assassino si dispiega in quattro episodi.
In Alle prime luci dell’alba (quarta stagione) veste i panni dell’inflessibile comandante Lyle Rumford, direttore di un’accademia militare che elimina il proprietario intenzionato a trasformare la scuola in un college misto. Per questa interpretazione di un militare rigido, devoto all’istituzione ma disposto all’omicidio per proteggerne l’integrità, vinse un Emmy.
In doppio gioco (quinta stagione) è Nelson Brenner, un agente della CIA dalla doppia identità coinvolto in operazioni segrete. In questo episodio, McGoohan non solo recitò ma ne fu anche regista, inserendo un sottile omaggio alla sua serie Il Prigioniero con la frase “ci vediamo” (be seeing you), frase tormentone di quella produzione.
In Agenda per omicidi (nona stagione) interpreta Oscar Finch, un avvocato e faccendiere politico che uccide un cliente ricattatore per proteggere la carriera di un candidato alla Corte Suprema. McGoohan vinse un altro Emmy e anche stavolta ebbe il doppio ruolo di attore e regista. La scena in cui Columbo smaschera Finch analizzando un’impronta dentale nel formaggio è diventata leggendaria.
In Scandali a Hollywood (decima stagione) è Eric Prince, sofisticato impresario di pompe funebri specializzato in celebrità, che uccide un collega che minaccia di rivelare le sue truffe. McGoohan diresse anche questo episodio e inserì sua figlia Catherine nel cast.
L’attore diresse altri episodi della serie tra cui L’ultimo saluto al commodoro (quinta stagione) e Le note dell’assassino (decima stagione), talvolta usando pseudonimi nei crediti per evitare di mettersi in evidenza.
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Uno degli episodi da lui diretti è tra i più discussi dai fan della serie, si tratta de L’ultimo saluto al commodoro. Diversamente dallo schema tipico delle puntate di Colombo, l’episodio mantiene il mistero fino alla fine. Pare che grazie all’amicizia con Falk, in veste di regista si concedesse qualche libertà in più.
I due erano soliti chiacchierare e scambiarsi opinioni su sceneggiature e personaggi, oltre che farsi qualche scherzo. Rimane memorabile quella volta che salutandosi, mentre si stringevano la mano, Patrick sentì qualcosa di freddo nel palmo. Aprendola trovò uno degli occhi di vetro di riserva di Peter che lo fissava. “Ci vediamo”, sorrise Falk.
Si può considerare McGoohan come l’unico “fallimento” di Colombo, lo ha arrestato quattro volte, ma continuava a tornare, anche se sotto mentite spoglie.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®
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