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Tank Cartier di Warhol e Alì

Cartier Tank, Andy Warhol, Muhammad Alì: il genio ha quattro facce

Un orologio, due leggende, quattro facce del genio. Come può un semplice oggetto raccontare storie così diverse?

Il Tank di Cartier è un po’ come la bellezza maschile, molto difficile da definire, ma impossibile da ignorare, quando te la trovi davanti. 

Tank Cartier di Warhol e Alì
Warhol e Alì: due geni e un Cartier Tank – Boomerissimo.it

In un campo dove il carattere conta quanto, e forse molto di più, della perfezione delle forme, il Tank è uno di quei rari esemplari che riescono a segnare il massimo dei voti su entrambe le lavagne. 

Un Alain Delon degli orologi, per restare in territorio francese, perfetto quanto conturbante? Forse, ma non divaghiamo perché le icone di cui parlaremo sono altre, e sull’orologio amato dal bell’Alain avremo modo di tornare in un’altra occasione. 

Una meraviglia che nasce dall’orrore

C’era una volta un mondo in cui tutto era più semplice, e gli orologi avevano la classica forma che ci si aspetta da un orologio: rotonda. Era un mondo in cui gli orologi stavano ancora nel taschino e lì, effettivamente, gli spigoli non sono di nessun aiuto.

Tank Cartier di Warhol e Alì
Il carro armato Renault soprannominato “Le Tigre,” fotografato a Parigi nell’ottobre 1918. (National Library of France) – Boomerissimo.it

Tra i primi a venire alla luce, per allacciarsi al polso, c’era stato un orologio due volte rivoluzionario, guarda caso inventato da un certo Louis Cartier che aveva deciso di tentare nuove sfide, dopo essersi affermato come uno dei gioiellieri più ricercati del mondo. Nel 1904, un amico aviatore, Alberto Santos-Dumont, gli aveva proposto la sfida di un orologio da tenere sempre sempre in vista, legato al braccio da un cinturino. Louis Cartier gliene aveva fornito uno, e finalmente libero dalla minaccia degli impigliamenti nelle fosere, l’aveva fatta quadrato. L’orologio di un’epoca che stava inventando i grattacieli, che cominciava a far correre sulle sue strade le prime automobili. E, ahimé, aveva appena inventato la mitragliatrice. 

Il Tank di Cartier quell’atmosfera bellica la porta nel suo nome. Se il Santos era nato come un pezzo unico per un uomo unico, il Tank fu il primo orologio da polso spigoloso (questa volta rettangolare) di normale produzione. 

Si ispirava al carro armato Renault FT-17, lanciati da poco dall’esercito francese contro le trincee tedesche. Il Tank, un carro armato visto dall’alto, magari da un aeroplano. Un orologio che porta nel suo dna il rumore assordante dei motori, l’esplosione del fuoco e dei metalli, la morte. E da questo caos raccapricciante emerge, pura icona di un’eleganza senza tempo. Il Tank di Cartier è un orologio che porta il contrasto estremo nella sua formula: la guerra e la quiete danarosa di Place Vendome, un rettangolo meccanico che emerge dalla sua radice quadrata, la pelle e il metallo prezioso, l’avanguardia di una modernità vagamente futurista e il classico senza tempo dei numeri romani. E a suggellare il tutto, una corona impreziosita da un unico zaffiro, blu.

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Quando il tank debutta sul mercato nel 1919, a guerra ormai conclusa, solo sei fortunati riescono ad accaparrarselo. Ma la sua sarà una vita lunghissima, segnata dalla presenza al polso di innumerevoli star. Due forse più luminose di tutte, agli antipodi del cielo.

L’orologio del più grande

Muhammad Ali era un uomo che sapeva come colpire, dentro e fuori dal ring. Un campione anche di guerra psicologica, oltre che di eleganza e di potenza sul ring. Un uomo certamente non banale, con l’ambizione alla grandezza, alla unicità. C’è da stupirsi che abbia trovato proprio nel Tank di Cartier la sua controparte orologiera?

Tank Cartier di Warhol e Alì
Muhammad Alì e il suo Cartier – Boomerissimo.it

Un orologio che tutto aveva, salvo l’informalità sportiva. E che pertento Alì amava indossare anche con una semplice T-shirt, mente mimava uno scambio. Forza, eccentricità, pulizia, al polso di Muhammad Alì il Tank brillava, e ritrovava persino il suo carattere più originario, bellicoso.

Il Tank JC, con la sua cassa quadrata, spigolosa come il fuoriclasse di Louisville, sapeva essere diretto e senza fronzoli, senza tradire la sua classe eccelsa. Il quadrante minimalista, la forza elegante del Tank era come un riflesso della personalità di “Vola come una farfalla, pungi come un’ ape”, avrebbe potuto benissimo descrivere il suo orologio.

Al polso di un artista che non voleva sapere l’ora

Un orologio come Tank di Cartier non teme di essere in contraddizione con se stesso. È fatto per abbracciare mondi sideralmente lodani, restandone sempre il punto di riferimento.

Tank Cartier di Warhol e Alì
Andy Warhol, con un classico Cartier scarico – Boomerissimo.it

È l’orologio capace di stare con la stessa grazia al polso di una montagna di muscoli e di combattività nera, come a quello di un efebico, quasi slavato, pressoché incorporeo artista così bianco e intellettuale, che più bianco e intellettuale non si può: Andy Warhol

Risulta che Warhol fosse del tutto indifferente allo scorrere del tempo, alla banalità degli orari. Poteva esserci, non esserci, apparire e scomparire senza quei noiosi legami che scandiscono la vita di noi comuni mortali (o persino di un campione poco comune come Muhammad Alì).

Andy Warhol non aveva bisogno di leggere l’ora, ne lo faceva. Per lui il Tank era pura arte da polso, così’ pura che non la caricava nemmeno. 

“Non lo indosso per sapere l’ora, lo indosso perché è l’orologio da indossare”
Andy Warhol

C’era una contraddizione anche nel Tank di Warhol, perennemente scarico. E forse non una sola, perché l’artista dei multipli, della ripetibilità. l’artista che aveva fatto diventare oggetto da esposizione la lattina di zuppa Campell’s, come orologio aveva scelto qualcosa di assolutamente agli antipodi del prodotto massificato e volgare che amava riprodurre, e dal quale estraeva a getto continuo bellezza e paradossi.

L’orologio scarico, l’oggetto d’arte che portava al polso, toccato dall’inevitabile punto azzurro dello zaffiro, era unicità e preziosità in purezza.

Rettangolare, come una delle sue tele spalmate di chiassosi colori acrilici, ma rettangolare di un altro mondo espressivo, esclusivo e rarefatto. 

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Alì’ e Andy Warhol, due mondi opposti, con un solo orologio, ma ricco di sfaccettature e di contraddizioni come pochi altri lo sono stati.

Un orologio rivoluzionario, intriso di genio, che, con le sue quattro facce, si è sempre trovato bene al polso di geni poliedrici, e certamente non banali.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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