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La duchessa di Windsor

Panthère Cartier, lo spirito selvaggio della duchessa ribelle

Una pantera nera preziosa e il polso di una duchessa ribelle. Panthère Cartier nacque da un’illustrazione e divenne il simbolo di eleganza selvaggia del XX secolo

Quando ero ragazzina avevo un’amica i cui genitori avevano una gioielleria. Avevano la ventura di essere concessionari di marchi importanti ed io la possibilità di guardarli. Guardare e non toccare e soprattutto impossibili per me da comprare.

La duchessa di Windsor
Wallis Simpson e la sua Panthère – Boomerissimo.it

Credo di aver visto orologi di molte case importanti, dai Rolex, agli Audemars-Piguet, ai Piaget. Ma più che dagli orologi, mi sono sempre incantata davanti ai gioielli. Non tutti, non mi attrae tanto la grandezza delle pietra o il suo valore, ma se l’oggetto in sé sia bello, singolare, a suo modo eccentrico, ma esteticamente ineccepibile. Confesso a dio e al mondo che ho una passione per l’universo Panthère di Cartier. Ho passato un pomeriggio a Parigi a place Vendôme a guardare le vetrine di Cartier e, come diceva la mia mamma, a riempirmi gli occhi. Altro non potevo fare. Sarà anacronistico e molto poco corretto avere passione per i gioielli, ma mi importa il giusto. Non posso salvare il mondo e forse neanche lo vorrei.

Una storia lunga più di un secolo

La prima immagine del felino legata all’universo Cartier comparve nel 1914, quando Louis Cartier, nipote del fondatore, commissionò all’illustratore George Barbier un’immagine intitolata “Dame à la Panthère” per un invito a un’esposizione di gioielli. L’illustrazione vedeva una donna con una pantera nera ai suoi piedi. 

Jeanne Touissant Cartier
Jeanne Touissant (By Adolf de Meyer – Photography database, Public Domain, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=19882756) – Boomerissimo.it

Quello stesso anno, un orologio da polso Cartier in platino e oro rosa, fu decorato con un pattern di diamanti e onice che imitava il manto maculato del felino. La prima rappresentazione figurativa completa della panthère apparve nel 1917 su un portasigarette. L’oggetto era in diamanti, onice e platino ed era un dono di Louis Cartier a Jeanne Toussaint. Il gioiello mostrava una pantera che camminava tra due cipressi di smeraldi. Jeanne Toussaint è la figura centrale dietro il successo della pantera (anche se in molti casi si tratta di un leopardo) Cartier. Louis Cartier la soprannominò “La Panthère” per la sua eleganza felina, la sua determinazione e per il suo appartamento decorato con pellicce di leopardo (odiosa moda di quegli anni). Toussaint entrò in Cartier nel 1913 come coordinatrice degli accessori e, nel 1933, divenne direttrice artistica dell’alta gioielleria, una posizione rivoluzionaria per una donna in un mondo ancora dominato da uomini.

Toussaint trasformò l’immagine del felino da semplice motivo decorativo a simbolo tridimensionale di potenza e grazia. Nel 1935, Cartier creò il primo anello tridimensionale a testa di pantera in oro giallo e smalto nero, segnando una cesura con lo stile geometrico Art Déco che aveva dominato sino ad allora. Durante l’occupazione nazista, la stilista di gioielli progettò una spilla con un uccello in gabbia per simboleggiare la Francia occupata. Dopo la guerra, fu creata una versione con l’uccello libero dalla gabbia.

Parigi è libera – Boomerissimo.it

Nel 1927, il designer Peter Lemarchand entrò in Cartier, portando con sé le competenze tecniche per realizzare la visione di Toussaint. Lemarchand trascorse innumerevoli ore allo zoo di Vincennes a Parigi, studiando i movimenti, le espressioni e l’anatomia dei felini. Il suo lavoro  permise a Cartier di creare gioielli che catturavano il realismo e la grazia degli animali, trasformando le pantere da rappresentazioni stilizzate a creature tridimensionali. Per realizzare il felino, il gioielliere sviluppò una speciale tecnica per catturare la bellezza del manto. Le pietre venivano incastonate in minuscoli fili ripiegati di metallo prezioso per creare un effetto scultoreo continuo.

Un testimonial d’eccezione: La Duchessa di Windsor

Il punto di svolta per il gioiello Cartier, quello che lo fece diventare un’icona, arrivò nel 1948, quando il Duca di Windsor commissionò la prima spilla tridimensionale completa per sua moglie, Wallis Simpson. La spilla era una pantera in oro giallo con occhi di smeraldo e macchie di smalto nero, appoggiata su un impressionante cabochon di smeraldo da 116,74 carati proveniente dalla collezione personale del Duca. Edoardo si dilettava nell’acquisto di pietre sciolte che poi usava per fare regali alla moglie.

La prima spilla di Wallis – Boomerissimo.it

La Duchessa, considerata una delle donne più eleganti del mondo, indossò la spilla con orgoglio, scatenando una vera e propria mania tra le ricche donne dell’alta società. L’anno successivo, nel 1949, i Windsor acquistarono una seconda spilla con una pantera in pavé di diamanti e macchie di zaffiri, questa volta seduta su un cabochon di zaffiro del Kashmir da 152,35 carati e occhi realizzati con diamanti gialli a forma di pera. La prima spilla del 1948 fu venduta all’asta Sotheby’s nel 1987 per quasi sessantaquattro mila sterline. La seconda spilla del 1949 fu acquistata dal museo Cartier per oltre seicento mila sterline.​

Wallis e il suo bracciale – Boomerissimo.it

Nel 1952, la Duchessa di Windsor, donna volitiva ed indipendente, commissionò quello che sarebbe diventato uno dei gioielli più famosi del XX secolo: il bracciale pantera in diamanti e onice. Lungo 195 mm, il bracciale presentava un corpo finemente scolpito in pavé di diamanti taglio brillante e onice. Gli occhi erano realizzati con smeraldo taglio marquise. Wallis Simpson era la regina delle cronache mondane, una sorta di influencer ante litteram. Cifra del suo stile era  abbinare abiti semplici a gioielli audaci. Sia in privato che nelle occasioni mondane amava indossare i gioielli panthère insieme ad altri famosi clip Cartier, come quello a fenicottero.​ Secondo diverse fonti, Wallis si rispecchiava nel felino: elegante, coraggioso, indipendente e con una vena “selvaggia”.

Le due pantere – Boomerissimo.it®

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Il famoso bracciale fu messo una prima volta all’asta nel 1987 e battuto per quasi novecento mila sterline. Tornò in vendita nel 2010 dove stabilì un record. Fu aggiudicato per oltre quattro milioni e mezzo in  valuta britannica. All’epoca si disse che l’acquirente fosse Madonna, che stava girando il film “W.E.” proprio sulla storia d’amore tra il Duca e la Duchessa di Windsor. Sia Madonna che Wallis sono state delle trendsetter, ma una sola di eleganza.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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