Una storia di giustizia miserabile accaduta negli Stati Uniti. E fa niente se la grazia è arrivata.
Dalle pagine di Boomerissimo abbiamo trattato anche casi di true crime, storie di assassini, di presunti giustizieri, serial killer.

Il mondo non è sempre un bel posto, gli esseri umani sono capaci di molto, nel bene e nel male. Si pensa che vivere nel rispetto della legge consenta una certa tranquillità, male non fare, paura non avere. Ma anche questo non basta, quando è proprio la giustizia ad uccidere.
La culla della libertà
E’ tramontata da un po’ la visione sdolcinata degli Stati Uniti come terra della libertà e delle opportunità. Ormai è chiaro che non sono più i paladini della giustizia nel mondo, l’ultimo baluardo di democrazia (ammesso che lo siano mai stati).

Quelli della nostra generazione hanno vissuto nel mito e nell’utopia degli americani buoni. Buoni sì, lo sono, a farsi i loro interessi, indossando il mantello del supereroe. Non è mai stato vero. Una grande terra in cui le disuguaglianze sono ed erano altrettanto macroscopiche.
Bisogna nascere con il colore della pelle giusto e avere la possibilità economica di studiare. Devi avere un buon lavoro che ti paghi adeguata assicurazione se vuoi avere la chance di curarti e guarire. E anche la legge è un po’ più uguale se puoi staccare assegni che paghino principi del foro. Il caso O.J. Simpson in questo continua a fare scuola. Non sono pochi i casi di innocenti condannati nella terra a stelle e strisce, quella che vi stiamo per raccontare è una storia tanto assurda quanto dolorosa e spregevole.
Joe Arridy
La storia di Joe Arridy è un tragico esempio di ingiustizia nel sistema legale americano.

Joe nacque il 29 aprile 1915 da genitori immigrati provenienti da Bqarqacha, un villaggio montano nel nord del Libano. I suoi genitori si erano insediati a Pueblo, in Colorado. Joe, il primo dei loro tre figli, aveva una grave disabilità intellettuale. Cominciò a parlare solo a cinque anni e anche allora lo faceva solo se gli si rivolgeva la parola, usando frasi elementari. Amava tanto giocare con i trenini. La sua carriera scolastica durò solo un anno. I maestri dissero ai genitori di ritirarlo, perché non era in grado di imparare alcunché.
Joe passava il tempo bighellonando per il paese. Il padre per un periodo lo mandò alla State Home and Training School for Mental Defectives di Grand Junction, in Colorado. I medici che lo esaminarono lo trovarono “… totalmente incapace di pensare astrattamente a qualsiasi cosa”, notando che non conosceva i giorni della settimana, non era in grado di cogliere differenze tra diversi materiali, di contare oltre il cinque, distinguere i colori. Dai test si evidenziò che Joe aveva un quoziente intellettivo di 46, pari a quello di un bambino di sei anni. Ma anche gli altri membri della famiglia avevano problemi. Suo fratello George fu definito “idiota”, mentre la madre Mary “debole di mente”.
Arridy era infantile e facilmente manipolabile. Arrestato per contrabbando, subì numerosi stupri in carcere, venendo anche punito, in quanto fu ritenuto che il suo atto fosse consensuale.
Condannato
Nel 1936, la quindicenne Dorothy Drain e sua sorella furono stuprate e aggredite selvaggiamente in casa loro a Pueblo. Dorothy non sopravvisse alle ferite. La pressione sullo sceriffo era enorme, bisognava trovare un colpevole. Arridy, in quel periodo, fu arrestato per vagabandoggio a Cheyenne. Il suo errore fu di dire che forse era passato per Pueblo.
Come molti altri senza fissa dimora, si spostava continuamente saltando sui treni merci. Fu facile per la polizia ottenere una confessione da un uomo con limitate capacità mentali e che neanche comprendeva le conseguenze di quanto stava dicendo. Nessun avvocato fu mai presente agli interrogatori. Joe cambiò versione molte volte, cosa che per gli inquirenti era la prova della sua colpevolezza. Tutto questo accadeva mentre il vero colpevole, già in arresto, Frank Aguilar, ex dipendente rancoroso dei Drain, giurava di non aver mai incontrato Arridy. Nonostante la sua disabilità, la mancanza di prove certe della sua presenza a Pueblo al momento del delitto, la dichiarazione di Aguilar che lo scagionava, Arridy fu ritenuto in grado di sostenere il processo e giudicato colpevole.
Erano tempi in cui i disabili mentali erano considerati socialmente pericolosi e finivano spesso per diventare facili capri espiatori.
La sentenza fu durissima. Condannato a morte sulla base del niente. Tutti i gli appelli per ottenere clemenza furono respinti. Il il 6 gennaio 1939, a soli ventitre anni, Joe Arridy fu giustiziato nella camera a gas. Le cronache narrano che giocò con il suo amato trenino fino all’ultimo istante, totalmente inconsapevole di quanto stava per succedere.
Meglio tardi che mai?
Nel 2011, il governatore del Colorado Bill Ritter ha concesso ad Arridy la grazia completa postuma, affermando che esistevano “prove schiaccianti” della sua innocenza. Questo ha reso Arridy uno dei pochi prigionieri giustiziati nella storia degli Stati Uniti a ricevere tale grazia. Ma Joe è morto e non è stato rintracciato alcun parente a cui comunicare la riabilitazione del nome. Dopo più di settant’anni, l’unica grazia è grazie al…
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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